* Domenica 5 giugno, ore 9.00 - 12.00, in Piazza G. Meli a Luzzana, BANCHETTO RACCOLTA FIRME referendum contro la legge elettorale “Italicum” e contro legge 107/2015 (scuola)

* CONTRO LA RAPPRESENTANZA PARLAMENTARE SVUOTATA IN NOME DI UN UOMO SOLO AL COMANDO

Legge elettorale 52/2015 “Italicum”: questo nuovo sistema elettorale - qualunque sia la partecipazione al voto e la dimensione reale del consenso ottenuto - attribuisce a un unico partito la vittoria elettorale e il governo del Paese. Sono abolite le coalizioni. Un partito col solo 25% dei votanti si impadronirebbe di 340 seggi su 630 della sola Camera prevista dalla modifica costituzionale.

Metti 2 firme per abolire:

  • il voto bloccato ai capolista e le candidature plurime

  • il premio di maggioranza e il ballottaggio senza soglia

* BASTA CON LA SCUOLA PUBBLICA AZZOPPATA

Legge 107/2015 “Buona scuola”- Una riforma che giova solo alle scuole private, danneggiando la scuola pubblica e la libertà di insegnamento.

Metti 4 firme per abolire:

  • le erogazioni liberali alle singole scuole, che aumentano la disuguaglianza fra le diverse scuole e i diversi territori e favoriscono l’elusione fiscale delle scuole private

  • il potere da parte dei dirigenti scolastici di chiamata diretta degli insegnanti per incarichi triennali
  • l’obbligo dell’alternanza scuola-lavoro per 200 ore nei licei e 400 nei tecnici e nei professionali, lasciando invece che le scuole organizzino tali attività in base alle proprie esigenze
  • la valutazione arbitraria del merito da parte del dirigente scolastico


(29.11.15) SAN PAOLO D’ARGON. RISULTATI ELEZIONI NUOVO CONSIGLIO DELL’ISTITUTO COMPRENSIVO SAN PAOLO D’ARGON - CENATE SOTTO

Le elezioni si sono svolte domenica 22 e lunedì 23 novembre (cfr. alternainsieme.net 22.11.15)

Per la componente personale A.T.A. hanno ottenuto voti: Fiorello Gianluca 13, Sanapo Anna Rita 2.

Per la componente docenti hanno ottenuto voti: Martinelli Cinzia 17; Latino Patrizia 10, Pesenti Pietro Mario 26, Torrisi Anna 2, Arsuffi Sabrina 18, Toffetti Elisabetta 6, Mori Silvia 6, Laria Eugenia 6, Olivieri Cristina 7, Perego Gloria 14, Alborghetti Patrizia 14, Veneziani Elena 0.

Per la componente genitori degli alunni hanno ottenuto voti: Nervi Nadia in Zois 89, Piscina Nadia in Ferrari 82, Belotti Elisabetta in Bosisio 99, Sana Matteo 77, Pensa Massimo 49, Algeri Thomas 100, Colli Domenico 22, Gabbiadini Marina 39, Rocchi Catia 84, Sonzogni Giovanni 45.


(13.11.15) SCUOLA. IN LOTTA CONTRO LA “CATTIVA SCUOLA”

* Venerdì 13 novembre, sciopero della scuola

* Sabato 28 Novembre, manifestazione del Pubblico impiego a Roma

L’APPELLO DE “IL SINDACATO E’ UN’ALTRA COSA - OPPOSIZIONE CGIL NELLA FLC”

Il Governo Renzi, con fiducie e forzature parlamentari, ha imposto la legge 107 (la “Buona”Scuola) fregandosene della Scuola che l’aveva respinta con scioperi di massa e manifestazioni in tutta Italia.

La legge viene ora attuata con mille difficoltà: molti provvedimenti sono contraddittori, inapplicabili o in contrasto con leggi precedenti, si prestano a interpretazioni diverse e talvolta sono anti-costituzionali. Il governo, in difficoltà, ha dovuto rimandare l’applicazione di alcune norme.

La stabilizzazione di parte dei precari che lavoravano da anni, spacciata come assunzione di massa, è stata gestita malissimo, costringendo a inutili spostamenti migliaia di persone. Nella fase C, poi, verranno assegnati alle scuole docenti che non insegnano le materie di cui c’è bisogno.

Il Governo, in crisi di consenso, ha dato 500 euro agli insegnanti di ruolo (esclusi ATA e precari), da spendere per formazione e cultura (e da rendicontare in modalità ancora non chiare). Una mancia di 40 euro al mese, che si aggiunge alla beffa dell’aumento, per tutti i dipendenti pubblici, di 8 euro lordi. Il blocco del contratto, iniziato nel 2009 e confermato da Renzi sino a fine 2018, ha però fatto perdere 16.000 euro lordi di stipendio (uno stipendio all’anno).

Molte scuole si stanno opponendo all’applicazione delle parti più negative della legge, a partire dal bonus (200 milioni, 24.000 euro per ogni scuola), dato a pochi insegnanti “meritevoli” individuati dal Dirigente Scolastico sulla base dei criteri decisi dal Comitato di Valutazione. Non migliora la didattica pagare di più pochi insegnanti “più bravi”, scelti con un meccanismo pessimo che ha al centro il Dirigente Scolastico: chiediamo invece che quei soldi vadano ad integrare il Fondo di Istituto, e siano contrattati dalle RSU (la legge lo consente)!!!

La necessaria lotta nelle singole scuole però non basta. E’ fondamentale che il mondo della scuola e tutti i sindacati, come lo scorso anno, facciano sentire la loro voce contro questa legge che

  • Introduce il Preside Manager: decide gli stipendi, l’offerta formativa della scuola e, dal prossimo anno, anche chi lavora nella propria scuola (chiamata diretta).

  • Distingue tra “meritevoli” e “non meritevoli” (col bonus), limitando la libertà di insegnamento, aumentando il potere del Dirigente e minando ogni forma di cooperazione.

  • Rende precari i neo-assunti e il personale di ruolo che chiederà il trasferimento. Saranno i Dirigenti Scolastici a scegliere ogni 3 anni dove lavoreranno e che lavoro faranno: anche come tappabuchi (con le supplenze brevi) o su materie su cui non sono abilitati, né hanno esperienza.

  • Dal prossimo anno licenzia decine di migliaia di precari che lavorano da anni (molti dei quali abilitati): chi ha più di 36 mesi di servizio non insegnerà, e nemmeno quelli in 3a fascia.

  • Impone con l’Alternanza Scuola-Lavoro il lavoro gratuito in azienda (altro che formazione!), per tutti gli studenti delle scuole superiori: 200 o 400 ore a seconda delle scuole.

  • Non investe nella scuola ma chiede di finanziarla alle aziende che avranno sgravi fiscali e la possibilità di decidere cosa si insegna; poche scuole avranno molti finanziamenti, altre nulla.

Per DIFENDERE LA SCUOLA PUBBLICA, contro la CATTIVA SCUOLA e per il rinnovo del Contratto con AUMENTI DI STIPENDIO che recuperino quanto perso in questi 7 anni (altro che 8 euro al mese!!), chiediamo a tutti i sindacati ed a tutto il mondo della scuola di RICOSTRUIRE UN FRONTE UNITARIO. Per questo sosteniamo tutte le iniziative di lotta a partire dallo sciopero del 13 Novembre e dalla manifestazione del pubblico impiego prevista il 28 novembre a Roma. (sindacatounaltracosa.org OpposizioneCGIL.FLC@gmail.com)

Volantino: Qui


(08.08.15) SAN PAOLO D’ARGON-ARCHIVO. “IL MAESTRO PICCHIAVA I BAMBINI. UN PIZZICO DI GIALLO A SAN PAOLO D’ARGON” (da L’Europeo n. 3/1958)

“La storia è cominciata quando trentasei mamme del villaggio hanno vietato agli scolaretti di entrare in classe”

Una vicenda accaduta nel nostro paese che - quasi sesssant’anni fa - raggiunse le cronache nazionali. A raccontarla il giornalista Gianni Roghi (cfr. wikipedia qui) sulla pagine del settimanale “L’Europeo”.

Franco Orlando è un avvocato che, oltre a esercitare la professione in città, prende ogni giorno la sua millecento TV e va a fare il maestro elementare, per tre ore, in un paesino a una decina di chilometri, San Paolo d’Argon, sulla strada di Trescore. Le trentasei madri (più una, ma questa è astensionista) dei suoi scolari di terza non lo vogliono più vedere perché, dicono, è manesco. I bambini (meno uno, anzi una, definita crumira) sono in sciopero scolastico: o via il maestro o via loro. Il fatto è qui, e sarebbe poca cosa: una bega paesana. Ma ad andarci dentro è un romanzo giallo, e in un certo senso fa da termometro al malanno ormai cronico della nostra scuola.

Il romanzo giallo comincia in una modesta casetta sul lago d’Iseo, a una ventina di chilometri da San Paolo d’Argon. Siamo a Castro, e qui abita il maestro Italo Gheza, direttore didattico della scuola di San Paolo. Egli dirige le novantasei scuole delle nove direzioni didattiche del secondo ispettorato scolastico.(Gli ispettorati scolastici della provincia di Bergamo sono tre, e ad essi sovrintende il provveditorato). Il maestro Gheza ci riceve con palese sospetto: cosa può volere un giornalista da lui? La sua casa di scapolo è priva di riscaldamento, ma addobbata nel più inaspettato dei modi: pelli di leopardo penzoloni, sciabole appoggiate alle poltrone, pugnali somali alle pareti, trofei, ricordi d’Africa ovunque. Il maestro, di età matura, pesa attentamente le parole e dichiara: “I genitori di quegli alunni cominciarono a lamentarsi col sindaco e il parroco verso la fine di novembre. Andai sul posto ed ebbi conferma delle voci. Le riferii al mio ispettore, la signora Giassi dottoressa Eugenia. La signora Giassi intervenne e si fece dare dichiarazioni scritte dalle madri. Questo avvenne il 13 dicembre. È tutto. Io non so più niente. Ubi maior minor cessat. Io sono uno dei tanti direttorucoli non conto”.

“Da quanti anni”, chiediamo, “il maestro e avvocato Orlando insegna a San Paolo d’Argon?”. “Da tre. Io sono direttore soltanto da uno”. “Nell’anno in cui lei è stato direttore, cioè nel 1956-57, ha avuto da lamentarsi del maestro Orlando?”. “No. Era ineccepibile. Gli ho anche dato la qualifica finale di “buono”". “E come mai, allora, lei inviò al provveditore un rapporto così duro sull’operato del maestro Orlando?” Il direttore si sorprende: chi ce lo ha detto? Osserviamo che sta scritto sui giornali. Il direttore, costernato, dice che ormai è tutto di competenza del signor provveditore. “Ma com’è possibile”, proviamo a insistere, “che lei abbia qualificato per “buono” un insegnante dopo averlo così gravemente accusato?”. “La qualifica di “buono”", risponde il direttore, “si dà a tutti. Dopo il “buono” c’è solo il “mediocre” e 1′ “insufficiente”, ma sono per i casi gravissimi”. Chiediamo allora se egli seppe della querela stilata contro di lui dall’avvocato (e maestro) offeso. Sì, risponde il direttore Gheza, ma l’intervento del provveditore valse a far recedere l’Orlando dal proposito.

Usciamo dalla casa africana e gelida senza la chiave del piccolo enigma. Il direttore ci congeda ripetendo che lui non c’entra più: ubi maior, eccetera. Andiamo al fatto, a San Paolo. È un paesino di millesettecento abitanti, poco discosto dalla provinciale Bergamo-Lovere. Ecco la scuola, grigia e povera. Veniamo a sapere che vi insegnano tre maestre e due maestri: l’Orlando e il sindaco Giuseppe Rondi. Dunque il sindaco, al quale sono giunte le prime lamentele delle madri, è anche il collega diretto del maestro imputato.

Il clima del paese è decisamente avverso all’avvocato e maestro Orlando. Forse perché arriva alla scuola in macchina? “Per me”, dice la signora Pezzotta, il cui figlio fu “ingiustamente” bocciato lo scorso anno dal maestro, “per me potrebbe venire anche con l’autista. Cosa importa? Ma se venisse con la corriera, almeno sarebbe puntuale!”. Forse perché l’Orlando è meridionale, di Cosenza? “Macché”, dice la signora Cortinovis, “anche i meridionali possono insegnare. Ma che insegnino! E che non bastonino i nostri figli!”. Le altre madri aggiungono ciascuna la sua. I padri fanno da schieramento dietro le prime linee femminili, uno schieramento compatto. Poi, si sa, c’è un pizzico di montatura: “Un bambino ha detto che il maestro lo ha minacciato di tirarlo sotto con la macchina”, dice uno dei padri. “Se lo dovessi sentire io, lo ammazzo”.

Il pasticcio è cominciato dai primi giorni di scuola, in novembre. Alcuni bambini, dall’età media di otto anni, tornarono a casa impauriti, raccontando di essere stati picchiati. Carlo Trapletti assicura di aver ricevuto un pugno sul naso dal maestro il giorno 21 novembre: e il naso fece sangue. Lo ha confermato anche a noi, mostrandoci il gesto del pugno sul naso con mimica espressiva. Renato Allievi fu preso per il collo e si pigliò dei pugni nel petto, Giuseppe Magri ricevette vergate, sempre secondo le testimonianze degli interessati e le conferme dei compagni. Infine capitò a Sergio Cortinovis, un tipo dai capelli rossi, figlio di un muratore che si guadagnò la medaglia d’argento come alpino in Jugoslavia. “Il maestro”, dice, “mi metteva in ginocchio per punizione. Un giorno mi ha legato con una sciarpa le mani dietro la schiena, e mi ha lasciato così seduto nel banco”. Il 22 novembre Sergio venne a casa con un grosso ematoma all’avambraccio destro: il maestro, disse, lo aveva picchiato con una verga. Motivo: chiacchierava con il compagno di banco. I genitori persero la pazienza e andarono a protestare dal sindaco maestro, il quale li mandò ai carabinieri. Il medico condotto aveva rilasciato intanto il certificato necessario. Denuncia per percosse, dunque, che giace ora sul tavolo del pretore.

Questi fatti, congiunti alle lamentele di vario genere sul comportamento del maestro in quanto “pessimo insegnante”, suggerirono allo stesso Orlando di chiedere un temporaneo congedo fino alle vacanze natalizie. I superiori furono d’accordo. Ma quando l’Orlando tornò in classe, il 7 gennaio, la trovò deserta; i ragazzi avevano spiato, nascosti, la stradina in terra battuta che conduce alla scuola: appena videro, anziché la amata signorina supplente di Bergamo, la odiata millecento TV, se la diedero a gambe. La scena si ripetè il giorno dopo. Il giorno 9 arrivò il direttore didattico, il maestro Gheza, e le madri marciarono sulla scuola per dirgli chiaro e tondo che doveva decidersi: o l’avvocato o i loro figli. Fu un quarto d’ora burrascoso, poiché nella scuola c’era anche l’avvocato in persona, che potè tuttavia allontanarsi seguito soltanto da epiteti. “Non gli abbiamo torto un capello”, afferma una madre, con una specie di orgoglio per dimostrato civismo. Quel giorno stesso giunse anche l’ispettrice, compì l’inchiesta, e da allora il maestro Orlando non si è più presentato a San Paolo. Domenica ha ricevuto una telefonata dalla ispettrice, che gli ha riferito “il consiglio” del provveditore: stia a casa fino a nuove comunicazioni.

Prima di andare a sentire il maestro Orlando, abbiamo sentito qualche altra campana di paese. Si afferma concordemente che, nonostante la famosa TV, il maestro era quasi sempre in ritardo, e che nella sua attesa gli scolari erano abbandonati a loro stessi; che durante le lezioni era capace di alzarsi, partire, andare a prendere il giornale a Trescore (alcuni chilometri lontana), tornare e mettersi a leggere; che non si dava pensiero per i libri di testo; e così via. Il medico condotto, il dottor Mazzoleni, ci ha confermato inoltre la serietà del colpo subito da Sergio Cortinovis. “Si trattava di una ecchimosi di non lieve entità”, ci ha detto. “L’ho definita guaribile in cinque giorni, ma confesso che attenuai il referto per non danneggiare troppo un professionista, come è in fondo l’avvocato in questione. In realtà, i giorni avrebbero dovuto essere di più. Non posso definire con certezza la causa dell’ematoma, tuttavia il segno era così netto da poter venire facilmente attribuito a un colpo di bastone o di verga. Del resto, non è la prima volta che delle madri di San Paolo sono venute da me per lamentarsi di percosse subite dai loro figli da parte dell’Orlando. So per esempio del pugno sul naso al piccolo Trapletti e di altri episodi spiacevoli”.

Il maestro Orlando ha insegnato tre anni a San Paolo. Nel primo di questi fu al patronato ecclesiastico di San Vincenzo, dove vengono educati bambini bisognosi. Il direttore del patronato, don Avogadro, un prete anziano, ci ha detto che non ebbe da notare intemperanze manesche. “Tuttavia”, ha soggiunto, “non ero contento per l’insegnamento: l’Orlando era discontinuo, distratto, spesso assente”. Fu l’Orlando stesso a chiedere il trasferimento alla vicina scuola comunale.

Ed eccoci in casa Orlando, un piccolo appartamento di una «Ina-casa», in cui l’avvocato abita con la moglie, due figli: una bimba di due anni e un piccolo di alcuni mesi e una domestica. Lo studio dell’avvocato è in posizione centrale di Bergamo bassa e la guida telefonica riporta entrambi gli indirizzi. L’uomo è piccolo, magro, un po’ in calvizie, fumatore. Il suo accento meridionale è forte, nonostante egli eserciti la professione forense a Bergamo dal 1947. E’sui trentacinque anni, ha un piglio polemico, sicuro di sé. Afferma di essere un avvocato arrivato, con clienti importanti, tra i quali una grossissima ambasciata.

Cerchiamo da lui, ora, la chiave dell’enigma: perché il direttore didattico Gheza inviò quel rapporto al provveditore? Perché, in seguito, si rimangiò il giudizio e ripiegò sulla qualifica di “buono”? L’insegnante Orlando, ora più avvocato che mai, squaderna varie cartelle con documenti, che ci invita a fotografare. “Sono le prove”, dice. Egli non sa, tuttavia, perché il direttore Gheza inviò il famoso rapporto. “Io sono stato affetto da esaurimento nervoso, l’anno scorso”, aggiunge, “e ho dovuto stare assente da scuola molto tempo, qualche mese. Non fui creduto, venni sottoposto a tre visite fiscali. L’esito fu sempre a mio favore. Per mio conto, fra l’altro, mi feci visitare dal professor Carlo Berlucchi, direttore della clinica neurologica dell’università di Pavia. Guardi qui”, e ci mostra l’attestato, “”Grave esaurimento, tre mesi di riposo”. È in data 20 marzo 1957. Ebbene, il rapporto del direttore Gheza è in data 1° giugno, dopo l’ultima visita fiscale. Il direttore didattico non ha tenuto in alcun conto il parere del medico provinciale, cioè dello Stato”.

L’avvocato Orlando ci fa vedere la copia del rapporto, redatto in varie pagine dattiloscritte. In esso il direttore Gheza riferisce di un colloquio avuto con l’Orlando, ritenuto estremamente offensivo per certe risposte ricevute. Abbiamo letto qua e là, mentre l’avvocato sfogliava, la parola “intimidazione”, sottolineata. L’avvocato ci consente infine di leggere la frase in cui il direttore Gheza lo definisce “incosciente parassita della scuola”. “Ed ecco la mia querela”, ci dice Franco Orlando. “È vero che lei la ritirò per intervento del provveditore?”, chiediamo. L’avvocato smentisce violentemente. “Quando il direttore Gheza seppe”, dice, “che facevo sul serio, si fece, sotto la pioggia battente, una decina di chilometri a piedi per andare a chiedere l’intercessione di un comune amico, il reverendo arciprete don Giovanni Maria Bellini di Sotto Collina, nonché degli insegnanti Rocca e Lazzaroni, i quali mi convinsero a non farne nulla, per buon vivere. Infine, in settembre, mi arrivò la qualifica di “buono”".

Il romanzo giallo si chiude, almeno per chi sta fuori, con un punto interrogativo. È un mezzo mistero la storia del rapporto scandaloso, un mistero pieno come, dopo due mesi dall’averlo inviato, l’insegnante definito parassita abbia potuto essere dichiarato “buono”. Un mistero come, dopo un rapporto di quella fatta, non sia stata ordinata una inchiesta, e il maestro abbia potuto proseguire la sua attività come nulla fosse. C’entra forse la politica? Ne sono convinti diversi personaggi del romanzo di San Paolo e circondario.

Quanto ai fatti spiccioli, che in questa vicenda rischiano di venire dimenticati, l’avvocato e maestro Orlando è deciso: è vero che ha fatto inginocchiare qualche volta i ragazzi, per punizione; è assolutamente falso tutto il resto. Falso è l’episodio del ragazzo legato nel banco, balorde le affermazioni che egli abbia picchiato degli scolari. “E’ tutta una montatura”, dice. “La realtà è che in quella scuola sono quasi tutti ignoranti e fannulloni, e che io sono l’unico a pretendere lo studio e la disciplina. Anche l’anno scorso dovetti lamentarmi presso i superiori per lo scarso rendimento della scolaresca, la classe quarta. Per le bocciature che stavano per fioccare ricevetti innumerevoli pressioni dai genitori che sapevano in pericolo i propri figli. A ottobre dovetti persino rifiutare,con sdegno, delle offerte di regali”.

“Aveva una verga in classe?” chiediamo a conclusione del colloquio. “Sì, ma lunga due o tre spanne, per indicare sulla carta geografica. Non è una verga con cui si possa picchiare”, conclude tecnicamente l’avvocato Orlando. Questa verga è stata sequestrata, intanto, dal maresciallo dei carabinieri di Trescore.

Ora, la vicenda verrà dipanata in due sedi: in pretura, per le percosse al piccolo Cortinovis, e in provveditorato, ove il Consiglio di disciplina dovrà decidere sulla colpevolezza dell’insegnante in quanto tale. Il provveditorato ha infatti avvertito per lettera l’Orlando che, dopo i fatti accaduti, egli deve ritenersi sotto inchiesta. Entro venti giorni, come vuole la procedura, il maestro dovrà giustificarsi per iscritto.Dovrà cioè rispondere sia alle accuse di scarsa dedizione alla scuola, sia a quelle di maltrattamenti. Il Consiglio di disciplina è formato dal provveditore, da un magistrato designato dal tribunale, da un ispettore scolastico, un direttore didattico e un insegnante elementare. Questi ultimi non devono naturalmente appartenere al medesimo ispettorato dell’imputato. Il Consiglio di disciplina delibera in sede amministrativa, e le sue sentenze punitive vanno dalla censura alla sospensione dello stipendio per qualche mese. La più grave, è il licenziamento.

Franco Orlando si dice sicuro delle proprie carte. “Contro di me possono testimoniare solo bambini. E’ un controsenso legale. I miei accusatori non hanno prove. Non bastano dei lividi: bisogna provare che li ha causati un bastone, e che quel bastone era in mano a una data persona. Le chiacchiere non sono sufficienti”. Ma egli passerà, dice, al contrattacco: querelerà a sua volta Riccardo Cortinovis, il padre muratore del piccolo Sergio, e “tutti gli altri eventuali responsabili”.

Dicevamo, in principio, che questa storia paesana (ma non tanto, forse) fa da termometro a un malanno cronico della nostra scuola. In Italia è infatti lecito fare gli insegnanti e, contemporaneamente, un altro mestiere. Ci sono insegnanti che fanno i veterinari, i farmacisti, i geometri e così via. Né vi è da gridare allo scandalo, se non dopo essersi scandalizzati degli stipendi percepiti dagli insegnanti stessi.

È una vecchia storia. Ma è anche la radice dalla quale nascono le male piante delle lotte per il posto, del doppio stipendio, delle doppie attività, e magari degli esaurimenti nervosi che tolgono un maestro dalla cattedra per lasciarlo in un’aula di tribunale. Aumentare gli stipendi non si può, obbligare i maestri a vivere dei soli stipendi non si può neppure, le cose galleggiano finché la più piccola onda viene a dimostrare come la nostra scuola stia ormai per affogare. E’ sintomatico che nel 1957 sono cominciati, per la prima volta nella storia nazionale, gli scioperi scolastici. Di questo passo, chissà cosa ci riserba il 1958. (L’Europeo, 3/1958)

San Paolo d’Argon. Storia. Documenti: qui


(05.05.15) SAN PAOLO D’ARGON. PERCHE’ LO SCIOPERO DELLA SCUOLA

Di seguito la lettera aperta tratta dal sito http://lipscuola.it dove credo siano illustrate agli studenti e alle famiglie in modo chiaro e semplice le ragioni dello sciopero di martedì 5 maggio.

Dopo anni e anni di stipendi bloccati, tagli alla scuola e campagne denigratorie, dal governo in questi giorni sono piovuti persino insulti gratuiti  (”squadristi”…”abulici”) nei confronti degli insegnanti, per non parlare dell’aggressione poliziesca contro i cittadini e i lavoratori della scuola che ieri protestavano a Bologna.

E’ su questi presupposti che il governo Renzi pensa di innovare la scuola?

Ps. Colgo  qui l’occasione per trasmettere un fraterno abbraccio a tutti i miei colleghi e personale Ata della scuola media (secondaria di primo grado…) di San Paolo d’Argon che a grande maggioranza martedì 5 maggio parteciperanno allo sciopero indetto in difesa della libertà d’insegnamento,della scuola pubblica e del diritto costituzionale all’istruzione. (maurizio m.)

11188291_10205645675334846_6045761439183943401_nCari studenti e cari genitori,


vorremmo provare a spiegarvi i motivi che ci hanno fatto scegliere di scioperare il 5 maggio 2015.

Possiamo immaginare che una giornata in cui la scuola è chiusa possa causarvi un disagio ma ci piacerebbe vi fosse chiaro che non siete voi la nostra controparte e non intendiamo mettervi in difficoltà.

Al contrario, vorremmo farvi capire le nostre ragioni e ricordarvi che lo sciopero, oltre che una forma di protesta, è anche un sacrificio per chi vi aderisce.

Infatti quando si protesta non andando al lavoro si perde lo stipendio di quella giornata; quindi chi decide di scioperare è come se pagasse direttamente per manifestare il proprio disaccordo.

Sui volantini dei sindacati potrete trovare i motivi dello sciopero e noi protestiamo per quei motivi ma anche perché crediamo che le proposte del Governo, in discussione in questi giorni, siano contrarie a quelle necessarie a creare davvero una “buona scuola”.

Se verranno approvate le proposte presentate, il senso della scuola pubblica (così come previsto dalla nostra legge più importante che è la Costituzione della Repubblica Italiana) verrebbe completamente alterato.

In questa lettera non vi parleremo di come potrebbe cambiare il nostro lavoro, ma di come potrebbe cambiare la scuola per le famiglie e per gli alunni.
libertaVi sarete accorti che, da qualche anno, chi parla di scuola lo fa come se parlasse di un negozio, di un’azienda, di una fabbrica. Ci sono le “offerte” formative, si cerca di “risparmiare” razionalizzando, i responsabili sono i “dirigenti” e non più i presidi, le scuole si fanno “pubblicità” sui giornali, i “profitti” degli alunni sono valutati con i test; perfino il termine “competenza” è spesso avvicinato al significato della “competizione”, cioè di una gara, e non interpretato nel suo senso originario che è “andare insieme” o ancor meglio “arrivare ad uno stesso punto”.
È molto importante fare attenzione alle parole che si usano e che vengono usate, e sarebbe davvero bello se ognuno “assomigliasse alle parole che dice ” [Stefano Benni].

La scuola non è un supermercato o un’azienda dove ognuno può essere illuso dalla pubblicità e poi comprare ciò che desidera; “la scuola è un organo costituzionale” [Piero Calamendrei] che ha il compito di istruire facendo acquisire conoscenze e competenze, di far crescere e formare cittadini valorizzando la loro persona nel rispetto delle differenze e delle identità di ciascuno e di ciascuna.

La nostra Repubblica ha il compito di “dettare le norme generali sull’istruzione ed istituire scuole statali per tutti gli ordini e gradi.”[Art. 33 della Costituzione]

Questi compiti assegnati alla scuola pubblica sono costosi, sia nel senso economico che dell’impegno ma, come recitava uno slogan di qualche anno fa, l’ignoranza costa molto di più.
I costi per mantenere la scuola sono pagati dalle tasse che ciascuno dei cittadini italiani paga (o dovrebbe pagare).

Quando si legge su piano della “Buona Scuola” che “Le risorse pubbliche non saranno mai sufficienti a colmare le esigenze di investimenti nella nostra scuola” vuol dire che non ci saranno maggiori investimenti pubblici (infatti c’è scritto che “i limiti saranno quelli delle risorse disponibili “) ma che si chiederanno soldi ai privati cittadini.
direttaIn definitiva le famiglie, che già contribuiscono in maniera importante, pagheranno molto di più anche perché sul piano della cosiddetta “Buona Scuola” sono previsti: l’entrata di “sponsor” che condizioneranno i programmi ed i piani dell’offerta formativa, il finanziamento delle scuole private ed il versamento di parte del proprio contributo fiscale per finanziare i progetti scolastici.

In televisione è stato detto che sarebbero stati assunti molti insegnanti precari che avrebbero risolto il problema dei supplenti; poi però, quando è stato il momento giusto per assumerli, il Governo non lo ha fatto e, per farlo in misura inferiore a quella necessaria, ha preteso in cambio una delega su 13 fondamentali aspetti della scuola. In pratica è come se qualcuno dicesse: “Assumerò una parte degli insegnanti solo se poi posso decidere da solo come trasformare la scuola“.

In televisione è stato detto che è ridicolo che qualcuno protesti contro un governo che assume gli insegnanti precari ma non si è detto che, in realtà, il nostro Paese è stato condannato dalla Corte di Giustizia Europea ad assumerli perché erano già stati impiegati per il periodo giusto a maturare il loro diritto di lavorare stabilmente.

In televisione non si dice che l’integrazione degli alunni con disabilità sta per assumere un carattere sempre più sanitario e meno scolastico; in tal modo il personale di sostegno sarà sempre di meno, i centri specializzati sempre di più e si realizzerà quel processo di separazione fra alunni cosiddetti normali ed altri cosiddetti con Bisogni Educativi Speciali che non aiuterà a migliorare la scuola dell’inclusione.

È facile prevedere cosa accadrà nel giro di pochi anni: si moltiplicheranno le scuole private per chi potrà permettersele, si creeranno le scuole pubbliche di lusso nei quartieri bene delle città e si moltiplicheranno le scuole pubbliche senza risorse e senza speranza nei quartieri popolari e nelle periferie povere. Scuole di serie A e scuole di serie B, scuole per ricchi e scuole per poveri. Un salto indietro di decenni. Cresceranno le disuguaglianze in modo drammatico, di nuovo accadrà che i figli dei dottori faranno i dottori mentre i figli degli operai faranno gli operai.
graduatorie

Non è una “buona scuola” quella nella quale si creeranno sempre più momenti di separazione, di competizione, di conflittualità; non lo è quella dove un dirigente da solo, sulla base di criteri arbitrari, deciderà di distribuire gli insegnanti come e dove gli pare; non lo è quella dove le decisioni verranno condizionate dalle aziende; non lo è nemmeno quella dove le “buone scuole” saranno finanziate solo se le stesse otterranno un buon risultato nei test; non lo è infine quella dove il contributo dei genitori è più alto dei contributi statali.

È contro questo simile progetto di scuola che manifesteremo il nostro dissenso.

Noi pensiamo che una buona scuola sia quella dove ci sono edifici sicuri, dove le classi siano composte da un massimo di 22 alunni, dove si impara insieme sentendosi attivamente parte di una comunità, dove si lavora in modo cooperativo, dove si sperimentano concretamente forme di democrazia.
Nel bellissimo film “Gli anni in tasca” di Francois Truffaut il maestro Richet parla ad i suoi alunni, prima delle vacanze, dicendo loro: “Il mondo non è giusto e forse non lo sarà mai, ma è necessario lottare perché ci sia giustizia, bisogna, bisogna farlo: le cose cambiano, ma lentamente; le cose migliorano, ma lentamente…. E i cambiamenti si ottengono solo reclamandoli energicamente…

Crediamo in queste parole come crediamo in un’altra scuola e quindi in un’altra società: solidale, inclusiva, pacifica.

Non investire sulla scuola è grave per il futuro dei vostri e dei nostri figli.
I veri problemi della scuola andrebbero affrontati seriamente garantendo partecipazione, dialogo, confronto, ascolto, rispetto delle persone, delle loro capacità, abilità e competenze.
Siamo a disposizione per confrontarci con chiunque lo desideri e per eventuali richieste di materiale utile ad una corretta informazione.

Ringraziandovi per l’attenzione, Vi chiediamo di aiutarci a difendere la vostra scuola, la nostra scuola.


LIP

A cura di Comitati a sostegno della Legge di iniziativa popolare per una buona scuola per la Repubblica

La legge di iniziativa popolare “Per una buona scuola per la Repubblica” è una proposta di legge del 2006 ancora attuale, aggiornata e ripresentata sia al Senato che alla Camera da parlamentari di forze politiche diverse. Questa legge non ha la presunzione di interpretare, nel suo contenuto, il sentire di tutto il paese, ma vuole essere una traccia concreta e strutturata sulla quale avviare un serio confronto sulla scuola con la convinzione che il metodo da seguire per avviare un cambiamento non possa che essere partecipato e condiviso. Infohttp://lipscuola.it/


(20.09.14) SAN PAOLO D’ARGON. INAUGURATA LA NUOVA ALA DELLA SCUOLA MEDIA

Sabato 20 settembre anche i bambini delle elementari e delle medie hanno dovuto partecipare alla cerimonia di inaugurazione delle nuove aule, nuova segreteria e presidenza e delle altre opere (come la sistemazione dell’ingresso di via Locatelli) realizzate a completamento degli edifici scolastici del nostro paese, divenuti nel corso del tempo ristretti a causa dell’aumento della popolazione conseguente alla forsennata espansione edilizia degli scorsi decenni. Presenti le autorità, tra cui il dirigente scolastico, svariati sindaci della zona o loro delegati, i rappresentanti di Prefettura e ufficio scolastico provinciale, nonché il consigliere regionale Pd della Valcavallina. Presente pure una rappresentanza di genitori, che hanno poi gestito pazientemente il rinfresco per bambini e adulti. I bambini, stando seduti per terra in posizione non proprio comoda nella cosiddetta Sala del Sole, si sono dovuti sorbire i vari interventi in un ambiente con pessima acustica e sotto lo sguardo vigile degli insegnanti impegnati farli “stare buoni”. Un po’ di vivacità solo verso la fine, quando gli alunni delle elementari - pantaloni blu e maglietta bianca - hanno cantato guidati da una delle maestre l’inno nazionale e anche quello europeo (che per noi dagli anni Settanta continua ad essere la colonna sonora dell’inquietante Arancia Meccanica di S. Kubrick). Poi gli adulti, autorità e non, sono andati a tagliare il nastro di rito e hanno visitato le nuove strutture della scuola (le aule nuove, non ancora completamente arredate, ma già occupate delle classi, si ritrovano ancora con l’acustica che lascia a desiderare). Per i bambini sono state un paio di ore diverse dal solito, sottratte alla routine della didattica. Alcuni degli alunni più vivaci mi hanno tuttavia voluto confessare che avrebbero preferito fare grammatica, invece di stare seduti con le gambe anchilosate sul linoleum della Sala del Sole. L’intervento all’edificio scolastico - programmato da tempo - è costato circa 575 mila euro, ma pare non c’entri nulla né con gli annunci né con i finanziamenti annunciati dal presidente del consiglio Matteo Renzi.

Cfr. anche L’Eco di Bergamo 20.09.14: qui


Altre foto: QUI

(12.02.14) PONTE SAN PIETRO. GRAZIE AL PRESIDIO, LO SFRATTO DELLA FAMIGLIA DI MOHAMED E’ STATO RIMANDATO

Mohamed è in italia dal 1997, e ha sempre lavorato come metalmeccanico fino all’anno scorso quando la sua azienda ha chiuso a causa della crisi. Da allora purtroppo non ha più trovato alcun lavoro e di conseguenza non è più riuscito a pagare l’affitto, per cui è scattata la procedura di sfratto per morosità. Mercoledi 12 febbraio Mohamed sua moglie, e i suoi 2 figli, sarebbero dovuti finire in strada.. Grazie alla presenza del presidio organizzato dall’Unione Inquilini, con la partecipazione solidi numerose famiglie, l’ufficiale giudiziario ha deciso di rimandare lo sfratto al 14 marzo. Il comune di Ponte San Pietro in questa emergenza non ha fornito alcun aiuto alla famiglia per uscire dalla difficile situazione. Solo la solidarietà, in particolare quella tra le famiglie colpite dalla crisi, ha permesso alla famiglia di avere ancora per un mese un tetto sopra la testa.

Sfratti, le nostre precedenti info: qui


(03.10.13) LAMPEDUSA. MAI PIU’
Firma l’appello ai Ministri della Repubblica, ai presidenti delle Camere, alle istituzioni europee, alle organizzazioni internazionali per l’apertura di un canale umanitario per il diritto d’asilo europeo (www.meltingpot.org): QUI

(24.09.13) BERGAMO. PRESENTAZIONE DI “LIBERI LIBRI”, MERCATONE DEL LIBRO USATO - CONFERENZA STAMPA

* Martedì 24 settembre, ore 14.30, Conferenza stampa in via Borgo Palazzo 84/g (sede Rifondazione Comunista - Bergamo)

Contro il caro-libri, e i costi che ogni anno le famiglie devono sostenere per la scuola, i contributi “volontari”, le tasse universitarie. Movimento Studentesco e Giovani Comunisti si oppongono alle politiche di austerity che devastano il mondo dell’istruzione. Per una scuola pubblica accessibile, gratuita e solidale! Intervengono: Movimento Studentesco Bergamo, Giovani comunisti, ARCI , Uds Lombardia

* Liberi Libri - mercatone del libro usato: fino al 5 ottobre, in Via Borgo Palazzo 84g – Bergamo (parcheggio antistante la fermata tram Teb di Via Borgo Palazzo. A cura di: Movimento Studentesco di Bergamo - Giovani Comuniste-i Bergamo. Per info: movstud.liberilibri@gmail.com - 329.0431217 (Olmo)


Pagina successiva »