(18.05.16) SAN PAOLO D’ARGON. PERCHE’ ANCHE IL NOSTRO PAESE C’ENTRA CON LA “PASSERELLA” DI CHRISTO SUL LAGO D’ISEO


La passerella che il grande artista Christo (nome completo Christo Vladimirov Yavachev) sta realizzando sulle acque del Lago d’Iseo ha il suo punto focale nell’isoletta di San Paolo, che - posta a sud di Montisola - in questi giorni, a meno di un mese dall’inaugurazione dell’importante opera di land art, sta avendo grandissima visibilità e notorietà.
L’isoletta si chiama come il nostro paese e questo non è affatto casuale. Infatti l’isola di San Paolo per alcuni secoli fu proprietà del Monastero cluniacense di San Paolo d’Argon, che nel 1091 – a poco più di un decennio dalla fondazione (1079) - ne era venuto in possesso a seguito di una donazione.
I nostri monaci vi istituirono un priorato, cioè una comunità monastica, edificandovi anche un monastero, che però – a quanto sembra – vi ebbe vita stentata, tanto che l’isola stessa venne in seguito affittata ai pescatori della zona.
L’isola rimase di proprietà del nostro Monastero fino almeno alla metà del XV secolo. Attualmente – dopo svariatissime vicissitudini, permute e compravendite - è proprietà della notissima famiglia Beretta, che – in attività da cinque secoli – dalla Valtrompia produce e vende armi in tutto il mondo ed è il principale sponsor dell’opera di Christo, per la quale è prevista una spesa non inferiore ai 15 milioni di euro.
Per qualche settimana, a partire dal 19 giugno prossimo, potremo avere la soddisfazione di raggiungere a piedi l’antica proprietà del nostro monastero cluniacense di San Paolo d’Argon, camminando sulla spettacolare passerella di Christo.
Non pensate però agli sponsor proprietari della stupenda isoletta: quelli più sensibili fra voi potrebbero avere l’inquietante suggestione di camminare sopra un lago di sangue. (18.05.16, alternainsieme.net)


La cartina è tratta dal sito http://mapire.eu/en/che contiene le carte storiche dettagliatissime dell’Impero Asburgico, elaborate - per quanto riguarda la bergamasca - sulla base dei catasti avviati in età napoleonica e completati successivamente durante il Regno Lombardo-Veneto. E’ uno spaccato molto preciso del nostro territorio aggiornato alla fine degli anni Cinquanta dell’Ottocento, cioè subito dopo la realizzazione della linea ferroviaria (1857) e poco prima dell’annessione della Lombardia al Regno d’Italia (1859), quando il nome del comune era ancora Buzzone mentre San Paolo d’Argon era quello del Monastero benedettino, già soppresso dal 1797. Dal confronto con la situazione attuale (cfr. google earth) emerge in modo impressionante il livello del “consumo di suolo”, che peraltro si è verificato quasi tutto negli ultimi cinquanta/sessant’anni.

Scheda (in costruzione): qui


San Paolo d’Argon e dintorni - Paesaggi e storia

Foto e schede: QUI


(08.08.15) SAN PAOLO D’ARGON-ARCHIVO. “IL MAESTRO PICCHIAVA I BAMBINI. UN PIZZICO DI GIALLO A SAN PAOLO D’ARGON” (da L’Europeo n. 3/1958)

“La storia è cominciata quando trentasei mamme del villaggio hanno vietato agli scolaretti di entrare in classe”

Una vicenda accaduta nel nostro paese che - quasi sesssant’anni fa - raggiunse le cronache nazionali. A raccontarla il giornalista Gianni Roghi (cfr. wikipedia qui) sulla pagine del settimanale “L’Europeo”.

Franco Orlando è un avvocato che, oltre a esercitare la professione in città, prende ogni giorno la sua millecento TV e va a fare il maestro elementare, per tre ore, in un paesino a una decina di chilometri, San Paolo d’Argon, sulla strada di Trescore. Le trentasei madri (più una, ma questa è astensionista) dei suoi scolari di terza non lo vogliono più vedere perché, dicono, è manesco. I bambini (meno uno, anzi una, definita crumira) sono in sciopero scolastico: o via il maestro o via loro. Il fatto è qui, e sarebbe poca cosa: una bega paesana. Ma ad andarci dentro è un romanzo giallo, e in un certo senso fa da termometro al malanno ormai cronico della nostra scuola.

Il romanzo giallo comincia in una modesta casetta sul lago d’Iseo, a una ventina di chilometri da San Paolo d’Argon. Siamo a Castro, e qui abita il maestro Italo Gheza, direttore didattico della scuola di San Paolo. Egli dirige le novantasei scuole delle nove direzioni didattiche del secondo ispettorato scolastico.(Gli ispettorati scolastici della provincia di Bergamo sono tre, e ad essi sovrintende il provveditorato). Il maestro Gheza ci riceve con palese sospetto: cosa può volere un giornalista da lui? La sua casa di scapolo è priva di riscaldamento, ma addobbata nel più inaspettato dei modi: pelli di leopardo penzoloni, sciabole appoggiate alle poltrone, pugnali somali alle pareti, trofei, ricordi d’Africa ovunque. Il maestro, di età matura, pesa attentamente le parole e dichiara: “I genitori di quegli alunni cominciarono a lamentarsi col sindaco e il parroco verso la fine di novembre. Andai sul posto ed ebbi conferma delle voci. Le riferii al mio ispettore, la signora Giassi dottoressa Eugenia. La signora Giassi intervenne e si fece dare dichiarazioni scritte dalle madri. Questo avvenne il 13 dicembre. È tutto. Io non so più niente. Ubi maior minor cessat. Io sono uno dei tanti direttorucoli non conto”.

“Da quanti anni”, chiediamo, “il maestro e avvocato Orlando insegna a San Paolo d’Argon?”. “Da tre. Io sono direttore soltanto da uno”. “Nell’anno in cui lei è stato direttore, cioè nel 1956-57, ha avuto da lamentarsi del maestro Orlando?”. “No. Era ineccepibile. Gli ho anche dato la qualifica finale di “buono”". “E come mai, allora, lei inviò al provveditore un rapporto così duro sull’operato del maestro Orlando?” Il direttore si sorprende: chi ce lo ha detto? Osserviamo che sta scritto sui giornali. Il direttore, costernato, dice che ormai è tutto di competenza del signor provveditore. “Ma com’è possibile”, proviamo a insistere, “che lei abbia qualificato per “buono” un insegnante dopo averlo così gravemente accusato?”. “La qualifica di “buono”", risponde il direttore, “si dà a tutti. Dopo il “buono” c’è solo il “mediocre” e 1′ “insufficiente”, ma sono per i casi gravissimi”. Chiediamo allora se egli seppe della querela stilata contro di lui dall’avvocato (e maestro) offeso. Sì, risponde il direttore Gheza, ma l’intervento del provveditore valse a far recedere l’Orlando dal proposito.

Usciamo dalla casa africana e gelida senza la chiave del piccolo enigma. Il direttore ci congeda ripetendo che lui non c’entra più: ubi maior, eccetera. Andiamo al fatto, a San Paolo. È un paesino di millesettecento abitanti, poco discosto dalla provinciale Bergamo-Lovere. Ecco la scuola, grigia e povera. Veniamo a sapere che vi insegnano tre maestre e due maestri: l’Orlando e il sindaco Giuseppe Rondi. Dunque il sindaco, al quale sono giunte le prime lamentele delle madri, è anche il collega diretto del maestro imputato.

Il clima del paese è decisamente avverso all’avvocato e maestro Orlando. Forse perché arriva alla scuola in macchina? “Per me”, dice la signora Pezzotta, il cui figlio fu “ingiustamente” bocciato lo scorso anno dal maestro, “per me potrebbe venire anche con l’autista. Cosa importa? Ma se venisse con la corriera, almeno sarebbe puntuale!”. Forse perché l’Orlando è meridionale, di Cosenza? “Macché”, dice la signora Cortinovis, “anche i meridionali possono insegnare. Ma che insegnino! E che non bastonino i nostri figli!”. Le altre madri aggiungono ciascuna la sua. I padri fanno da schieramento dietro le prime linee femminili, uno schieramento compatto. Poi, si sa, c’è un pizzico di montatura: “Un bambino ha detto che il maestro lo ha minacciato di tirarlo sotto con la macchina”, dice uno dei padri. “Se lo dovessi sentire io, lo ammazzo”.

Il pasticcio è cominciato dai primi giorni di scuola, in novembre. Alcuni bambini, dall’età media di otto anni, tornarono a casa impauriti, raccontando di essere stati picchiati. Carlo Trapletti assicura di aver ricevuto un pugno sul naso dal maestro il giorno 21 novembre: e il naso fece sangue. Lo ha confermato anche a noi, mostrandoci il gesto del pugno sul naso con mimica espressiva. Renato Allievi fu preso per il collo e si pigliò dei pugni nel petto, Giuseppe Magri ricevette vergate, sempre secondo le testimonianze degli interessati e le conferme dei compagni. Infine capitò a Sergio Cortinovis, un tipo dai capelli rossi, figlio di un muratore che si guadagnò la medaglia d’argento come alpino in Jugoslavia. “Il maestro”, dice, “mi metteva in ginocchio per punizione. Un giorno mi ha legato con una sciarpa le mani dietro la schiena, e mi ha lasciato così seduto nel banco”. Il 22 novembre Sergio venne a casa con un grosso ematoma all’avambraccio destro: il maestro, disse, lo aveva picchiato con una verga. Motivo: chiacchierava con il compagno di banco. I genitori persero la pazienza e andarono a protestare dal sindaco maestro, il quale li mandò ai carabinieri. Il medico condotto aveva rilasciato intanto il certificato necessario. Denuncia per percosse, dunque, che giace ora sul tavolo del pretore.

Questi fatti, congiunti alle lamentele di vario genere sul comportamento del maestro in quanto “pessimo insegnante”, suggerirono allo stesso Orlando di chiedere un temporaneo congedo fino alle vacanze natalizie. I superiori furono d’accordo. Ma quando l’Orlando tornò in classe, il 7 gennaio, la trovò deserta; i ragazzi avevano spiato, nascosti, la stradina in terra battuta che conduce alla scuola: appena videro, anziché la amata signorina supplente di Bergamo, la odiata millecento TV, se la diedero a gambe. La scena si ripetè il giorno dopo. Il giorno 9 arrivò il direttore didattico, il maestro Gheza, e le madri marciarono sulla scuola per dirgli chiaro e tondo che doveva decidersi: o l’avvocato o i loro figli. Fu un quarto d’ora burrascoso, poiché nella scuola c’era anche l’avvocato in persona, che potè tuttavia allontanarsi seguito soltanto da epiteti. “Non gli abbiamo torto un capello”, afferma una madre, con una specie di orgoglio per dimostrato civismo. Quel giorno stesso giunse anche l’ispettrice, compì l’inchiesta, e da allora il maestro Orlando non si è più presentato a San Paolo. Domenica ha ricevuto una telefonata dalla ispettrice, che gli ha riferito “il consiglio” del provveditore: stia a casa fino a nuove comunicazioni.

Prima di andare a sentire il maestro Orlando, abbiamo sentito qualche altra campana di paese. Si afferma concordemente che, nonostante la famosa TV, il maestro era quasi sempre in ritardo, e che nella sua attesa gli scolari erano abbandonati a loro stessi; che durante le lezioni era capace di alzarsi, partire, andare a prendere il giornale a Trescore (alcuni chilometri lontana), tornare e mettersi a leggere; che non si dava pensiero per i libri di testo; e così via. Il medico condotto, il dottor Mazzoleni, ci ha confermato inoltre la serietà del colpo subito da Sergio Cortinovis. “Si trattava di una ecchimosi di non lieve entità”, ci ha detto. “L’ho definita guaribile in cinque giorni, ma confesso che attenuai il referto per non danneggiare troppo un professionista, come è in fondo l’avvocato in questione. In realtà, i giorni avrebbero dovuto essere di più. Non posso definire con certezza la causa dell’ematoma, tuttavia il segno era così netto da poter venire facilmente attribuito a un colpo di bastone o di verga. Del resto, non è la prima volta che delle madri di San Paolo sono venute da me per lamentarsi di percosse subite dai loro figli da parte dell’Orlando. So per esempio del pugno sul naso al piccolo Trapletti e di altri episodi spiacevoli”.

Il maestro Orlando ha insegnato tre anni a San Paolo. Nel primo di questi fu al patronato ecclesiastico di San Vincenzo, dove vengono educati bambini bisognosi. Il direttore del patronato, don Avogadro, un prete anziano, ci ha detto che non ebbe da notare intemperanze manesche. “Tuttavia”, ha soggiunto, “non ero contento per l’insegnamento: l’Orlando era discontinuo, distratto, spesso assente”. Fu l’Orlando stesso a chiedere il trasferimento alla vicina scuola comunale.

Ed eccoci in casa Orlando, un piccolo appartamento di una «Ina-casa», in cui l’avvocato abita con la moglie, due figli: una bimba di due anni e un piccolo di alcuni mesi e una domestica. Lo studio dell’avvocato è in posizione centrale di Bergamo bassa e la guida telefonica riporta entrambi gli indirizzi. L’uomo è piccolo, magro, un po’ in calvizie, fumatore. Il suo accento meridionale è forte, nonostante egli eserciti la professione forense a Bergamo dal 1947. E’sui trentacinque anni, ha un piglio polemico, sicuro di sé. Afferma di essere un avvocato arrivato, con clienti importanti, tra i quali una grossissima ambasciata.

Cerchiamo da lui, ora, la chiave dell’enigma: perché il direttore didattico Gheza inviò quel rapporto al provveditore? Perché, in seguito, si rimangiò il giudizio e ripiegò sulla qualifica di “buono”? L’insegnante Orlando, ora più avvocato che mai, squaderna varie cartelle con documenti, che ci invita a fotografare. “Sono le prove”, dice. Egli non sa, tuttavia, perché il direttore Gheza inviò il famoso rapporto. “Io sono stato affetto da esaurimento nervoso, l’anno scorso”, aggiunge, “e ho dovuto stare assente da scuola molto tempo, qualche mese. Non fui creduto, venni sottoposto a tre visite fiscali. L’esito fu sempre a mio favore. Per mio conto, fra l’altro, mi feci visitare dal professor Carlo Berlucchi, direttore della clinica neurologica dell’università di Pavia. Guardi qui”, e ci mostra l’attestato, “”Grave esaurimento, tre mesi di riposo”. È in data 20 marzo 1957. Ebbene, il rapporto del direttore Gheza è in data 1° giugno, dopo l’ultima visita fiscale. Il direttore didattico non ha tenuto in alcun conto il parere del medico provinciale, cioè dello Stato”.

L’avvocato Orlando ci fa vedere la copia del rapporto, redatto in varie pagine dattiloscritte. In esso il direttore Gheza riferisce di un colloquio avuto con l’Orlando, ritenuto estremamente offensivo per certe risposte ricevute. Abbiamo letto qua e là, mentre l’avvocato sfogliava, la parola “intimidazione”, sottolineata. L’avvocato ci consente infine di leggere la frase in cui il direttore Gheza lo definisce “incosciente parassita della scuola”. “Ed ecco la mia querela”, ci dice Franco Orlando. “È vero che lei la ritirò per intervento del provveditore?”, chiediamo. L’avvocato smentisce violentemente. “Quando il direttore Gheza seppe”, dice, “che facevo sul serio, si fece, sotto la pioggia battente, una decina di chilometri a piedi per andare a chiedere l’intercessione di un comune amico, il reverendo arciprete don Giovanni Maria Bellini di Sotto Collina, nonché degli insegnanti Rocca e Lazzaroni, i quali mi convinsero a non farne nulla, per buon vivere. Infine, in settembre, mi arrivò la qualifica di “buono”".

Il romanzo giallo si chiude, almeno per chi sta fuori, con un punto interrogativo. È un mezzo mistero la storia del rapporto scandaloso, un mistero pieno come, dopo due mesi dall’averlo inviato, l’insegnante definito parassita abbia potuto essere dichiarato “buono”. Un mistero come, dopo un rapporto di quella fatta, non sia stata ordinata una inchiesta, e il maestro abbia potuto proseguire la sua attività come nulla fosse. C’entra forse la politica? Ne sono convinti diversi personaggi del romanzo di San Paolo e circondario.

Quanto ai fatti spiccioli, che in questa vicenda rischiano di venire dimenticati, l’avvocato e maestro Orlando è deciso: è vero che ha fatto inginocchiare qualche volta i ragazzi, per punizione; è assolutamente falso tutto il resto. Falso è l’episodio del ragazzo legato nel banco, balorde le affermazioni che egli abbia picchiato degli scolari. “E’ tutta una montatura”, dice. “La realtà è che in quella scuola sono quasi tutti ignoranti e fannulloni, e che io sono l’unico a pretendere lo studio e la disciplina. Anche l’anno scorso dovetti lamentarmi presso i superiori per lo scarso rendimento della scolaresca, la classe quarta. Per le bocciature che stavano per fioccare ricevetti innumerevoli pressioni dai genitori che sapevano in pericolo i propri figli. A ottobre dovetti persino rifiutare,con sdegno, delle offerte di regali”.

“Aveva una verga in classe?” chiediamo a conclusione del colloquio. “Sì, ma lunga due o tre spanne, per indicare sulla carta geografica. Non è una verga con cui si possa picchiare”, conclude tecnicamente l’avvocato Orlando. Questa verga è stata sequestrata, intanto, dal maresciallo dei carabinieri di Trescore.

Ora, la vicenda verrà dipanata in due sedi: in pretura, per le percosse al piccolo Cortinovis, e in provveditorato, ove il Consiglio di disciplina dovrà decidere sulla colpevolezza dell’insegnante in quanto tale. Il provveditorato ha infatti avvertito per lettera l’Orlando che, dopo i fatti accaduti, egli deve ritenersi sotto inchiesta. Entro venti giorni, come vuole la procedura, il maestro dovrà giustificarsi per iscritto.Dovrà cioè rispondere sia alle accuse di scarsa dedizione alla scuola, sia a quelle di maltrattamenti. Il Consiglio di disciplina è formato dal provveditore, da un magistrato designato dal tribunale, da un ispettore scolastico, un direttore didattico e un insegnante elementare. Questi ultimi non devono naturalmente appartenere al medesimo ispettorato dell’imputato. Il Consiglio di disciplina delibera in sede amministrativa, e le sue sentenze punitive vanno dalla censura alla sospensione dello stipendio per qualche mese. La più grave, è il licenziamento.

Franco Orlando si dice sicuro delle proprie carte. “Contro di me possono testimoniare solo bambini. E’ un controsenso legale. I miei accusatori non hanno prove. Non bastano dei lividi: bisogna provare che li ha causati un bastone, e che quel bastone era in mano a una data persona. Le chiacchiere non sono sufficienti”. Ma egli passerà, dice, al contrattacco: querelerà a sua volta Riccardo Cortinovis, il padre muratore del piccolo Sergio, e “tutti gli altri eventuali responsabili”.

Dicevamo, in principio, che questa storia paesana (ma non tanto, forse) fa da termometro a un malanno cronico della nostra scuola. In Italia è infatti lecito fare gli insegnanti e, contemporaneamente, un altro mestiere. Ci sono insegnanti che fanno i veterinari, i farmacisti, i geometri e così via. Né vi è da gridare allo scandalo, se non dopo essersi scandalizzati degli stipendi percepiti dagli insegnanti stessi.

È una vecchia storia. Ma è anche la radice dalla quale nascono le male piante delle lotte per il posto, del doppio stipendio, delle doppie attività, e magari degli esaurimenti nervosi che tolgono un maestro dalla cattedra per lasciarlo in un’aula di tribunale. Aumentare gli stipendi non si può, obbligare i maestri a vivere dei soli stipendi non si può neppure, le cose galleggiano finché la più piccola onda viene a dimostrare come la nostra scuola stia ormai per affogare. E’ sintomatico che nel 1957 sono cominciati, per la prima volta nella storia nazionale, gli scioperi scolastici. Di questo passo, chissà cosa ci riserba il 1958. (L’Europeo, 3/1958)

San Paolo d’Argon. Storia. Documenti: qui


(29.08.14) CENATE SOTTO. CASSINA DELLI CERBELLI

Scheda e foto: QUI


(01.04.13) SAN PAOLO D’ARGON. CASCINA “I CASOCC”. UNA BREVE SCHEDA (aggiornata)

Siamo riusciti a completare - con poche note e qualche fotografia - la scheda sulla secentesca cascina “I Casocc” che dal 2006 è tornata a dominare il paesaggio ad est del nostro paese dopo che venne abbattuta l’orrenda struttura in cemento armato che la nascondeva quasi interamente. Si pensa che la scheda possa interessare a qualcuno… Cascina “I Casocc”: qui


(23.03.14) SAN PAOLO D’ARGON. C’ERA UNA VOLTA “CASCINA FONTANINO”. Scheda: QUI

(09.06.12) SAN PAOLO D’ARGON. I CADUTI DI SAN PAOLO D’ARGON NELLA GUERRA 1915-18

E’ l’elenco ricavabile dal sito www.albodorolombardia.it della Regione Lombardia che riproduce le schede individuali de “L’Albo d’Oro dei caduti della guerra 1915-18″, pubblicato a partire dal 1925 a cura del Ministero della Guerra. I volumi X-XI-XII sono dedicati agli oltre 80.000 caduti della Lombardia. I militari caduti nati a San Paolo d’Argon risultano in numero di 28. Ci sono alcune diversità tra questo elenco sia con i nominativi riportati nella lapide degli anni Venti in viale delle Rimembranze (cfr. qui) sia con quelli riportati sul monumento dei caduti costruito alla fine degli anni Sessanta. Per ogni nominativo il link rimanda a una breve scheda con indicazione del reparto di appartenenza, data, luogo e causa del decesso.

Caduti nella Prima Guerra Mondiale nati a San Paolo d’Argon: qui


(03.10.13) LAMPEDUSA. MAI PIU’
Firma l’appello ai Ministri della Repubblica, ai presidenti delle Camere, alle istituzioni europee, alle organizzazioni internazionali per l’apertura di un canale umanitario per il diritto d’asilo europeo (www.meltingpot.org): QUI

(18.09.13) SAN PAOLO D’ARGON. “LE MAFIE AL NORD”. INCONTRO PUBBLICO

* Mercoledì 18 settembre, ore 2O,45, presso Sala Consiliare presso la Biblioteca Luigi Cortesi - Ingresso da via Papa Giovanni XXIII – San Paolo d’Argon

INFORMAZIONI E NOTIZIE A CURA DELLA BIBLIOTECA POPOLARE ‘PEPPINO IMPASTATO’ DI BERGAMO-COLOGNOLA

Contributi di: Marco Fraceti (osservatorio antimafia Monza e Brianza), Giovanna Pedroni (movimento Agende Rosse - Bergamo), Cristiano Poluzzi (biblioteca popolare “‘Peppino Impastato” Colognola)

L’iniziativa fa parte del ciclo “Voglia di Legalità: e noi da che parte stiamo?”, promossa dal Comune di San Paolo d’Argon e dalle associazioni


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