(23.03.19) MARCIA PER IL CLIMA, CONTRO LE GRANDI OPERE INUTILI. CORTEO A ROMA (sabato 23 marzo 2019)

L’appello: Non serve il governo del cambiamento, serve un cambiamento radicale. #siamoancoraintempo

CHI SIAMO

Siamo i comitati, i movimenti, le associazioni e i singoli che da anni si battono contro le grandi opere inutili e imposte e per l’inizio di una nuova mobilitazione contro i cambiamenti climatici e per la salvaguardia del Pianeta. Abbiamo iniziato questo percorso diversi mesi fa, ritrovandoci a Venezia lo scorso settembre, poi ancora a Venaus, in Val Susa e in molti altri luoghi, da nord a sud, dando vita ad assemblee che hanno raccolto migliaia di partecipazioni. Siamo le donne e gli uomini scesi in Piazza lo scorso 8 dicembre a Torino, a Padova, Melendugno, Niscemi, Firenze, Sulmona, Venosa, Trebisacce e in altri luoghi.

Dall’assemblea di Roma del 26 gennaio lanciamo l’invito di ritrovarsi a Roma il 23 Marzo per una manifestazione nazionale che sappia mettere al centro le vere priorità del Paese e la salute del Pianeta.

Grandi opere e cambiamento climatico

Il modello di sviluppo legato alle Grandi Opere inutili e imposte non è solo sinonimo, come denunciamo da anni, di spreco di risorse pubbliche, di corruzione, di devastazione e saccheggio dei nostri territori, di danni alla salute, ma è anche l’incarnazione di un modello di sviluppo che ci sta portando sul baratro della catastrofe ecologica.

Il cambiamento climatico è uscito da libri e documentari ed è venuto a bussare direttamente alla porta di casa nostra.

Nel nostro Paese questa situazione globale si declina in modo drammatico. La mancanza di manutenzione delle infrastrutture, la corruzione e la cementificazione selvaggia seminano morti e feriti a ogni temporale, a ogni ondata di maltempo, a ogni terremoto.

Il cosiddetto “governo del cambiamento“ si è rivelato essere in continuità con tutti i precedenti, non volendo cambiare ciò che c’è di più urgente: un modello economico predatorio, fatto per riempire le tasche di pochi e condannare il resto del mondo a una fine certa. Le decisioni degli ultimi mesi parlano chiaro.

Mentre ancora si tergiversa sull’analisi costi benefici del TAV in Val di Susa, il governo ha fatto una imbarazzante retromarcia su tutte le altre grandi opere devastanti sul territorio nazionale: il TAV terzo Valico, il TAP e la rete SNAM, le Grandi Navi a Venezia, il MOSE, l’ILVA a Taranto, il MUOS in Sicilia, la Pedemontana Veneta, oltre al al tira e molla sul petrolio e le trivellazioni , con rischio di esiti catastrofici nello Ionio, in Adriatico, in Basilicata ed in Sicilia.

Giustizia sociale è giustizia climatica

Le catastrofi naturali non hanno nulla di naturale e non colpiscono tutti nella stessa maniera. Lo vediamo purtroppo quotidianamente e chi sta in basso, infatti, paga i costi del cambiamento climatico e della mancata messa in sicurezza dei territori.

È vero fuori dai grandi centri cittadini, dove la devastazione ambientale mangia e distrugge la natura, ma è vero anche negli agglomerati urbani, luoghi sempre più inquinati in cui persino i rifiuti diventano un business redditizio.

È vero non solo dal nord al sud dell’Italia, ma anche dal nord al sud del nostro pianeta.

Milioni di migranti climatici sono costretti a lasciare le proprie terre ormai rese inabitabili e vengono respinti sulle coste europee.

Nel nostro paese terremotati e sfollati vivono in situazione precarie, carne da campagna elettorale mentre le risorse per la ricostruzione non sono mai la priorità per alcuna compagine politica.

Quando le popolazioni locali, in Africa come in Europa, provano ad opporsi a progetti tagliati sui bisogni di multinazionali e lobby cementifere la reazione dello Stato è sempre violenta e implacabile.

L’unica proposta “verde” dei nostri governanti è di scaricare non soltanto le conseguenze ma anche i costi della crisi ecologica su chi sta in basso.

Noi diciamo che se da una parte la responsabilità di rispondere al cambiamento climatico è collettiva e interroga i comportamenti di ciascuno di noi, dall’altra siamo convinti che i costi della transizione ecologica debbano ricadere sulle spalle dei ricchi, in primis le lobby che in questi anni si sono arricchite accumulando profitti, a discapito della collettività e dei beni comuni.

Il sistema delle grandi opere inutili e il capitalismo estrattivo sono altrettante espressioni del dominio patriarcale che sollecita in maniera sempre più urgente la necessità di riflessione sul legame tra donne, corpi e territori e sarà uno dei temi portato nelle piazze dello sciopero transfemminista globale dell’8 marzo.

E’ giunto il momento di capire di cosa il nostro paese e il nostro pianeta hanno davvero bisogno.

Si potrà finalmente cominciare a dare priorità alla lotta al cambiamento climatico, cessando così di contrapporre salute e lavoro come invece è stato fatto a Taranto, dove lo stato di diritto è negato e chi produce morte lo può fare al riparo da conseguenze legali solo:

riducendo drasticamente l’uso delle fonti fossili e del gas e rifiutando che il paese venga trasformato in un Hub del gas

negando il consumo di suolo per progetti impattanti e nocivi e gestendo il ciclo dei rifiuti in maniera diversa sul lungo periodo (senza scorciatoie momentanee) con l’obiettivo di garantire la salute dei cittadini

– praticando con rigore e decisione l’alternativa di un modello energetico autogestito dal basso, in opposizione a quello centralizzato e spinto dal mercato

– abbandonando progetti di infrastrutture inutili e dannose e finanziando interventi dai quali potremo trarre benefici immediati (messa in sicurezza idrogeologica e sismica dei territori , bonifiche, riconversione energetica, educazione e ricerca ambientali)

E’ urgente garantire il diritto all’acqua pubblica, una nuova Strategia Energetica Nazionale riscritta senza interessi delle lobbies, la messa a soluzione delle scorie nucleari, la riduzione delle spese militari, il disarmo nucleare.

I nostri territori, già inquinati da discariche fuori controllo, inceneritori e progetti inutili, sono oltremodo distrutti da monoculture e pesticidi che determinano desertificazione e minano la possibilità di una sempre maggiore autodeterminazione alimentare.

E’ necessario che le risorse pubbliche vengano destinate ad una buona sanità, alla creazione di servizi adeguati, al sostegno di una scuola pubblica e di università libere e sganciate dai modelli aziendalisti, ad un sistema pensionistico decoroso, ad una corretta politica sull’abitare e di inclusione della popolazione migrante con pari diritti e dignità.

Appuntamenti verso il 23 marzo

8 marzo: Non una di Meno – Sciopero Globale Transfemminista

15 marzo: Global Climate Strike

22 marzo: Roma. Giornata su alimentazione agroecologia a cura di Genuino Clandestino

Siamo ancora in tempo per bloccare le grandi opere inutili

Siamo ancora in tempo per contrastare il cambiamento climatico

Siamo ancora in tempo per decidere NOI il nostro futuro!


(18.04.16) SAN PAOLO D’ARGON. DOPO IL REFERENDUM DEL 17 APRILE

Ringraziamo - di cuore! - tutte le nostre concittadine e tutti i nostri concittadini che ieri sono venuti ai seggi della scuola media per esprimere il loro voto nel referendum sulla trivelle.
E’ stato un atto di civiltà e responsabilità, contro una classe dirigente che non si è fatta scrupolo di imporre una norma - la consegna a tempi indefiniti del nostro mare ai petrolieri - che si qualifica come una privatizzazione pressoché perpetua di un bene pubblico senza contropartita per la collettività.
Il tutto in nome di un modello di sviluppo energetico distorto e anacronistico.
Chi ha votato ha dato prova di responsabilità e solidarietà verso quei territori del nostro Paese che stanno pagando più di tutti i costi di un modello energetico ed estrattivo distorto e di rapina (pensiamo in particolare alla piccola e coraggiosa Basilicata - tartassata e ferita selvaggiamente dal business delle estrazioni - dove più del 50 per cento dei cittadini si è recato alle urne).
La classe dirigente, economica e politica, e il governo che ne cura gli affari sapevano che l’unico modo per imporre le loro manovre contro i beni comuni era quello di puntare sulla passività delle persone, come peraltro è avvenuto in questi anni appena trascorsi su temi quali le pensioni, il jobs act, la scuola, le politiche fiscali ed economiche e così via.
Lo hanno fatto anche con le trivelle, ma da tempo puntano - per esempio attraverso le riforme costituzionali e il nuovo sistema elettorale - a togliere di mezzo il sistema democratico ed egualitario sancito dalla nostra Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza.
La democrazia e l’eguaglianza di fronte alla legge sono viste dai padroni del vapore e della finanza come un ostacolo da rimuovere per dare pieno corso al capitalismo più selvaggio e all’affarismo più corrotto a discapito dei diritti e delle condizioni di vita e lavoro di milioni di persone, dei lavoratori, delle comunità, dell’ambiente.
Ieri in Italia più del 30% degli elettori hanno alzato la testa (nel nostro comune il 33,3%); ad ottobre, per fermare lo stravolgimento della nostra Costituzione e delle nostre Istituzioni democratiche, per difendere e rilanciare i diritti dei cittadini e dei lavoratori, saremo certamente molti di più.
(L’Alternativa - San Paolo d’Argon, 18.04.2016)


(14.04.16) SAN PAOLO D’ARGON. VERSO IL REFERENDUM DEL 17 APRILE. INCONTRO PUBBLICO

* Giovedì 14 aprile 2016, alle ore 21.oo, a San Paolo d’Argon, Biblioteca Civica – Sala Laboratori, Via Giovanni XXIII


INCONTRO PUBBLICO

FERMARE LE TRIVELLE PER UN NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

Relatore: Ing. Marco BRUSA (Italia Nostra – Bergamo)

La cittadinanza è invitata a partecipare

* IL PETROLIO E’ SCADUTO. Domenica 17 aprile andiamo tutti a votare e votiamo tutti Sì!

VOLANTINO

A cura di “L’Alternativa - San Paolo d’Argon” - mail: alternainsieme@yahoo.it - tel. 3389759975


(13.11.15) Borgo di Terzo. INCONTRO SULL’ENCICLICA “LAUDATO SI’” DI PAPA FRANCESCO

* Venerdì 13 novembre, ore 20.45, presso il Municipio di Borgo di Terzo (Via Nazionale 30). Relatore: Don GIULIANO ZANCHI (segretario generale della Fondazione Bernareggi)

Laudato si’ è l’ultima enciclica papale del giugno scorso sul tema della “cura della casa comune”, cioè “sora nostra madre Terra”, la quale - come scrive Papa Bergoglio - “protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei.”
“Siamo cresciuti pensando - continua l’incipit - che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra, che «geme e soffre le doglie del parto» (Rm 8,22)”.
Laudato si’ è una riflessione articolata che entra nei dettagli, anche quelli più sottili e non per questo meno importanti, delle gravi problematiche ecologiche sollevate dalla scienza e dai movimenti senza mai dimenticare i temi sociali a livello globale che vi sono strettamente connessi, secondo una corretta metodologia che invece certo ecologismo superficiale tende spesso ad ignorare.
Di certo l’enciclica Laudato si’ è un documento da leggere, capire, discutere, un contributo che in questa fase nessuno di chi abbia a cuore i “beni comuni” può ignorare, al di là delle contraddizioni - spesso gravi - che si manifestano nel mondo cattolico più o meno organizzato, al di là delle divergenze che si possono riscontrare nella formulazione degli obiettivi e nell’individuazione degli strumenti di lotta.
Invitiamo pertanto a partecipare all’incontro di venerdì a Borgo di Terzo, il terzo del ciclo sulla sostenibilità e sui beni comuni promosso dalla lista Nuova Proposta in collaborazione con Anpi e Arci e ora anche con il patrocinio del Comune di Borgo di Terzo e dell’Unione della Media Valcavallina (cfr. depliant: qui), incontro dedicato a “che cosa scrive Francesco”, relatore Don Giuliano Zanchi, segretario della Fondazione A. Bernareggi. (locandina: qui)

Il testo integrale dell’enciclica Laudato si’: qui


(12.02.14) INTERPORTO DI MONTELLO E DINTORNI. LA LUNGA STORIA SEMBRA FINITA IN M….! GLIEL’AVEVAMO DETTO

Il 30 dicembre scorso l’assemblea dei soci ha messo in liquidazione la Sibem, la società dell’interporto, controllata per il 90% del gruppo Percassi. Le motivazioni presentate sono state un paio: il contenzioso con la proprietà delle aree su cui doveva sorgere l’opera (cioè Sancinelli della Montello Spa) e poi il no da parte delle ferrovie ad autorizzare l’apertura del raccordo ferroviario. Questa storia, durata quasi trent’anni, volta a realizzare un centro intermodale per lo scambio gomma-ferro qui dalle nostre parti, sembra così concludersi in modo francamente buffonesco. La prima idea di interporto (anni Ottanta) riguardava un’area gigantesca di oltre 1.000.000 di mq, dalla Montello fino quasi alla Cantalupa; poi sono venuti a più miti consigli, soprattutto in seguito all’opposizione popolare. Ma tutto il quadro politico provinciale (con la sola eccezione di Rifondazione Comunista), finanziario, sindacale, mediatico era strafavorevole, e accusava di essere dei retrogradi coloro che - come noi - denunciavano l’assurdità del progetto. A metà degli anni Novanta arrivò pure il finanziamento pubblico (circa 28 miliardi di vecchie lire) e nel 1999 il parere favorevole del ministero dell’ambiente (allora ne era ministro il “verde” Edo Ronchi, bergamasco). Tutto sembrava in dirittura d’arrivo. Verso la fine del 1999 il Comune di Albano Sant’Alessandro indisse un referendum, con l’intenzione – almeno da parte del sindaco di allora – di aggiungere un’investitura popolare a tutta l’operazione. Fu però un fallimento, perché i cittadini – dopo la campagna di contronformazione da parte dei comitati popolari locali - votarono in massa per il No. Che senso aveva infatti fare un’opera di scala regionale per spostare il traffico dalla strada alla ferrovia, in corrispondenza di un tratto ferroviario periferico e obsoleto? Ciò nonostante, quattro anni dopo, la Regione Lombardia, formigoniana (centrodestra più Lega Nord) approvava l’ultimo progetto, quello più contenuto, in buona parte sulle aree della ex acciaieria, diventata nel frattempo “rifiuteria”, situata nel territorio del comune di Montello e in quelle contigue di San Paolo d’Argon e Albano Sant’Alessandro. Visto l’affare, la Sibem veniva rilevata dal gruppo Percassi. Sembrava tutto pronto: un finanzierie d’assalto, soldi pubblici disponibili e il nuovo breve tratto variante alla S.S. 42 da Albano a Trescore – indispensabile per l’interporto – in dirittura d’arrrivo. Quando questa variante divenne realtà, alla fine del 2012, la Sibem ha fatto partire il bando di gara – europeo! - per la realizzazione del progetto con un investimento previsto di circa 100 milioni di euro, per il quale però la società dell’interporto metteva a disposizione non più di 21,4 milioni di euro, cioè quelli (e solo quelli!) del finanziamento statale. L’entusiasmo della cordata politico-mediatico-finanziaria è stato in questa occasione meno unanime, sia a causa della crisi economca, sia perché il procedere della costruzione dell’autostrada Bre.Be.Mi. nella bassa bergamasca ha spostato in quella direzione le dinamiche speculative. E così, invece della conclusione del bando di gara, è arrivato… lo scioglimento della Sibem. Trent’anni di pile di carta, fotocopie, delibere, migliaia di articoli e panegirici per arrivare alla conclusione miserevole che… non c’è l’autorizzazione per il raccordo ferroviario, cioè manca la base di tutto! Avessero ascoltato i cittadini e i comitati popolari si poteva risparmiare un bel po’ di menate. Che fine faranno i 21 milioni di finanziamento statale? Questo ci preoccupa non poco, perché potrebbe dar luogo ad altre telenovele altrettanto idiote per altre speculazioni. Noi abbiamo detto in più occasioni che quei soldi si dovrebbero investire per fare ben altro, cioè un metrò sulla stessa linea, da Montello a Ponte San Pietro. E su questo torneremo in un’altra occasione. Nel frattempo - con lo scioglimento della Sibem - ci permettiamo di festeggiare - con discrezione e comunque sempre vigili! - quella che consideriamo una vittoria. (cfr. L’Eco di Bergamo, 24.01.14: qui)

Interporto di Montello, precedenti: qui


(29.10.13) CENTRO COMMERCIALE DI QUINTANO. DOPO LA BOCCIATURA LANGUE LA BONIFICA DELLE EX FONDERIE. E C’E’ PURE DELL’ALTRO

Riceviamo da Claudio Sala, portavoce del Comitato contro il megacentro commerciale di Quintano.

Poiché da mesi, ormai, i lavori di bonifica presso l’area ex fonderie del Quintano sono fermi, a nome del comitato ho richiesto la convocazione del tavolo informativo permanente istituito dal comune di Castelli Calepio perché spieghino la situazione.
Tra l’altro oggi, il Corriere della Sera riporta notizia di indagini a carico dell’ing. Giovanni Filippini che è (salvo improbabili omonimie) il consulente nominato dal sindaco per il comune di Castelli Calepio a garanzia della bonifica stessa. (cfr. Bergamo.corriere.it 29.10.13: qui - ndr).
Ho chiesto pertanto che il tavolo informativo permanente venga convocato il più presto possibile (cfr. lettera al sindaco di Castelli Calepio: qui).
Successivamente propongo, per aggiornamenti, una riunione del nostro comitato. (29.10.13, C. Sala - Comitato contro il Megacentro commerciale di Quintano)

Centri commerciali, le nostre precedenti info: qui


(12.09.13) CASTELLI CALEPIO. IL CONSIGLIO DI STATO BOCCIA IL MEGACENTRO COMMERCIALE DI QUINTANO

Comunicato del Comitato contro il Megacentro commerciale

Il megacentrocommerciale di Quintano, contro il quale ci siamo battuti a partire dal 2003 riceve una pesante battuta di arresto.
Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso del Comune di Palazzolo bloccando l’autorizzazione del 2009.
Molti degli argomenti utilizzati nel ricorso derivano dalle argomentazioni, osservazioni, approfondimenti prodotti dal comitato.
Questa è una grande vittoria.
Ora dovremo mettere in atto una grande mobilitazione affinchè venga portata a termine la bonifica del sito, che purtroppo, prima la Lega Nord e poi l’amministrazione Bizzoni hanno dissennatamente legato all’iter del centro commerciale.
Chiediamo che la fideiussione depositata in comune dai proponenti venga utilizzata, senza indugio, per portare a termine i lavori di bonifica inspiegabilmente fermi.
L’amministrazione di Castelli Calepio, con tanto di comunicati alla stampa, aveva promesso la fine dei lavori di bonifica entro aprile 2013: siamo già in grave ritardo e fortemente preoccupati nel vedere che i lavori non proseguono.
Ora che l’iter amministrativo è stato bloccato, chiediamo che proseguano le indagini della procura per verificare tutte le possibili implicazioni penali nelle procedure autorizzative. (C. Sala - Comitato contro Megacentro commerciale di Quintano - 12.09.13 - info tel. )

* Consiglio di Stato, sentenza 4507/11.09.13: QUI

* Giornale di Brescia 12.09.13: QUI; L’Eco di Bergamo 12.09.13: QUI; comunicato Prc 12.09.13: QUI

Centri commerciali, le nostre precedenti info: qui


(20.07.13) GORLAGO. LO SCEMPIO DEL “PIANO VOLTA”

Siamo stati fra quelli che hanno cercato di opporsi, ma l’Amministrazione comunale ha tirato diritto e oggi si vede bene che cosa sta diventando l’area verde che sta appena a nord della grande stazione Enel di Gorlago! E’ stata completata la costruzione dell’edificio del centro commerciale (un altro!), quello che andrà a mettere in crisi in particolare i negozi del centro storico di Gorlago, uno dei pochi rimasto ancora vissuto e vitale fra tutti quelli dei paesi vicini. Pure confermata come definitiva e ampliata notevolmente la piazzola ecologica, collocata con precisione millimetrica a fianco delle case popolari. Insieme all’edilizia residenziale (come se non ce ne fossero già abbstanza di case vuote!) attendiamo ore di vedere la nuova area a verde pubblico attrezzato collocata - anch’essa con precisione millimetrica - sotto fili e tralicci dell’alta tensione. Nel frattempo possiamo goderci lo spettacolo degli sbancamenti colossali in corso d’opera.

Altre foto 19.07.13: qui. Foto 2010: QUI


(10.07.13) MONTELLO. VICEMINISTRO E FOLLA DI POLITICI PER LO SPOT DELLA MONTELLO SPA

Una delegazione trasversale di parlamentari e consiglieri regionali con in testa un viceministro ha partecipato a una visita presso gli impianti di trattamento rifiuti e recupero energetico della Montello Spa. Di fatto si è trattato di una vera e propria promozione mediatica dell’azienda, proprio mentre è in corso il tormentato iter autorizzatorio della richiesta di ampliamento avanzata nel 2012. Vi hanno partecipato il viceministro Marco Flavio Cirillo (Pdl ), il presidente del Copasir on. Giacomo Stucchi (Lega Nord), il consigliere regionale Jacopo Scandella (Pd) e ben cinque esponenti M5s, ossia gli on. Massimo de Rosa, Mirko Busto, Stefano Vignaroli, Ferdinando Alberti e il consigliere regionale Dario Violi. La stampa e i blog (vedi fra tutti L’Eco di Bergamo 09.07.13) hanno dato risalto alle dichiarazioni entusiastiche dei componenti della delegazione: “Vorrei riempire l’Italia di impianti come questo” (Cirillo); “Si tratta di un circolo virtuoso, la direzione giusta in cui andare” (Scandella); “Un buon impianto, in questo modo gli inceneritori non avranno motivo di esistere” (Violi), dimenticando quest’ultimo che fra le produzioni della Montello Spa vi è anche il combustibile da rifiuti per inceneritore (cdr). Particolarmente soddisfatti i promotori dell’incontro, cioè l’associazione Amici della terra che nel panorama dell’ambientalismo italiano si segnala per le sue posizioni fortemente concertative e, almeno un tempo, pure filo-inceneritorie. Nessun accenno ai problemi che sta incontrando la richiesta di ampliamento della Montello Spa, cui si sono opposti - chiedendone modifiche radicali - sia i comitati locali sia l’associazione Medicina Democratica-Movimento di lotta per la salute che ne hanno evidenziato i pesanti limiti in relazione all’impatto sul territorio e alla incongruenza rispetto al Piano provinciale dei rifiuti. Si ricorda così che, a seguito delle prescrizioni del Settore Ambiente della Provincia di Bergamo, la Montello Spa ha già provveduto nel febbraio scorso a sostituire quello iniziale con un secondo progetto dove viene ridotta da 410.000 a 310.000 ton./annue la quantità massima di rifiuti che si intendono movimentare (invece delle 210.000 attuali), in quanto l’azienda rinuncia a trattare 100.000 ton./annue di fanghi da depurazione. Seppure più contenuto, rimane comunque un aumento del 50% delle quantità di rifiuti da movimentare che trova ancora scarse giustificazioni in relazione al Piano provinciale e le cui ricadute sul territorio circostanze suscitano ancora dubbi e timori, per non parlare dei vari problemi che si sono riscontrati nel corso degli anni nel rapporto fra l’impianto della Montello Spa con il territorio. Nessun contributo di approfondimento è venuto dalla “gita” alla Montello dei rappresentanti istituzionali. C’è stato solo uno spot per l’azienda. A questo ruolo hanno ridotto la “politica” i partiti - vecchi o nuovi - presenti nel parlamento attuale?

Precedenti info, in questo tag: qui


Domenica 14 luglio in Valcavallina, nei territori dei comuni di Zandobbio, Trescore Balneario, Gorlago e Carobbio degli Angeli, nella zona dove è stato istituito il Plis Malmera si svolgerà una nuova gara di enduro. Un’altra dopo quella di due anni fa svolta sui Colli di San Fermo e Colle Gallo (cfr. qui) o quella di fuori strada 4X4 nel Plis delle Valli d’Argon (cfr. alternainsieme.net 30.04.12: qui). Ce ne informa da facebook Sergio Primo Del Bello (cfr. qui). Una diffida, sottoscritta dai presidenti di WWF Bergamo, CAI Valcavallina e
Legambiente Valcavallina e Val Calepio
è stata inviata a tutti i comuni interessati dal passaggio del percorso della gara. Informata anche la Comunità Montana, la Provincia, la Guardia Forestale. La gara non è stata pubblicizzata con manifesti e locandine, fatto questo - secondo Del Bello - “assolutamente insolito“. E’ stato pubblicato online sul blog di Moto Club Bergamo il regolamento della gara di domenica; si deduce che il percorso sarà di 40 km, ripetuto per tre volte da tutti concorrenti. Stimando 200 partecipanti (la soglia è 300), questi effettueranno 600 passaggi in una solo giornata sui sentieri e le mulattiere del percorso. In altri siti sono poi previste le prove speciali. “Il direttore del PLIS, Rivellini, - informa Del Bello - interpellato dal presidente del CAI di Trescore ha fatto sapere che non era ancora ieri informato della gara! Ha dichiarato che se passeranno con le moto sui sentieri segnavia CAI n. 650 e 701 si dimetterà.” Si associano alla diffida di Wwf, Cai e Legambiente anche Luca Linfante de “L’Alternativa - San Paolo d’Argon” e Tiziano Ghidelli, segretario del Prc della Valcavallina “Troppi spazi naturali della Valcavallina - ricorda Ghidelli - sono stati devastati dalla speculazione edilizia. Quelli che rimangono meritano pertanto una particolare attenzione e salvaguardia. Non abbiamo proprio bisogno di devastanti gare di cross o enduro, con centinaia di moto in mezzo ai boschi e sui prati, sulle mulattiere e nei luoghi più suggestivi che ci sono rimasti”.


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