(02.10.19) SAN PAOLO D’ARGON. PERCHE’ MAI ALLE PENSILINE DEL PULLMAN DEL NOSTRO PAESE NON CI SONO LE PANCHINE?

Le panchine alle pensiline ci sono praticamente a tutte le fermate almeno da Bergamo a Lovere in un senso e nell’altro. Le uniche fermate dove non ci sono panchine sono quelle di San Paolo d’Argon (tre fermate: Bettola-Bar Flavio, semaforo dei pressi di Bar Lion, località Bivio-Bennet), sia in direzione di Bergamo sia in quella di Trescore-Lovere, in totale sei pensiline vedove delle regolari panchine che quantomeno potrebbero rendere meno spiacevoli le attese che – dati i regolari disservizi della linea Sab – talvolta sono particolarmente prolungate. Obiettivamente, più che conoscere la ragione per cui il nostro comune ha fatto tale scelta (dimenticanza, pigrizia, spending review o altro?), sarebbe opportuno che finalmente fosse superata tale anomalia che rivela – ci spiace doverlo dire - insufficiente considerazione per i concittadini e le concittadine, di varie e età e condizioni, che per muoversi sono costretti o scelgono di prendere il pullman e non l’auto, contribuendo positivamente in questo modo a ridurre traffico e inquinamento conseguenti. Sarebbe poi auspicabile un più preciso interessamento dell’amministrazione comunale presso le sedi opportune per non lasciare soli i cittadini di fronte ai disservizi della Sab: è di qualche giorno fa – per esempio - la notizia delle proteste degli studenti del polo scolastico di Trescore Balneario.

Ps.
1. Per la verità, se si considera anche la S.P. 91, le fermate del pullman nel territorio del nostro comune sono quattro, dovendosi considerare anche quella posta in località “Tredici” al servizio di Montello e di quella parte della popolazione di San Paolo d’Argon che abita nella zona di Via Bergamo e Via Sarnico. A questa fermata non c’è nemmeno la pensilina!
2. Istituire una fermata nuova in località Bivio-Bennet sulla S.P. 91 consentirebbe per chi ci vive o lavora e per una parte del paese di poter fruire anche della linea Bergamo-Sarnico-Tavernola senza dover andare fino ad Albano o Montello, e contempraneamente consentire di arrivare in pullman dalla Valcalepio per chi lavora nella nostra zona industriale o vuol fare la spesa ai centri commerciali presenti. (alternainsieme.net, 02.10.19)


(28.04.19) Bergamo. Saranno Valli’ e Rita a guidare Unione Inquilini di Bergamo e provincia

L’assemblea degli attivisti impegnati negli sportelli di Unione Inquilini di Bergamo e provincia nella giornata di ieri, dopo ampia discussione sull’organizzazione dei servizi del sindacato e sulle nuove scadenze di lotta per il diritto alla casa, ha preso atto delle dimissioni di Fabio Cochis da segretario provinciali e dagli altri incarichi sindacali, dimissioni da lui stesso richieste a seguito dei suoi nuovi impegni lavorativi.
Con votazione unanime l’assemblea ha quindi approvato la proposta di affidare il coordinamento del sindacato provinciale alle compagne Vallì’ Morlotti e Rita Rebecchi, in qualità rispettivamente di Presidente e Segretaria.
Vallì Morlotti (a destra nella foto), n. 1955, pensionata da poco, ha alle spalle una lunga e intensa militanza nelle formazioni della sinistra e nel sindacato confederale; negli ultimi anni ha coordinato lo sportello dell’Unione Inquilini della zona di Treviglio-Bassa Bergamasca.
Rita Rebecchi, n. 1975, lavora part-time nel settore della Grande Distribuzione e ha coordinato le vertenze e le mobilitazioni antisfratto dello sportello della zona di Bergamo città.
L’Unione Inquilini di Bergamo ringrazia il compagno Fabio Cochis per il coraggio e la tenacia con cui ha operato dal 2009 nell’Unione Inquilini contribuendo in modo appassionato al rafforzamento del sindacato attraverso le nuove forme di lotta contro gli sfratti e per la difesa del diritto alla casa, che per primi abbiamo sperimentato in bergamasca per rispondere all’esplodere del dramma degli sfratti conseguente alla crisi economica.
Un abbraccio Fabio che se ne va e tanti auguri di buon lavoro e buona lotta a Vallì e a Rita.
Mercoledì 1° Maggio l’Unione Inquilini sarà tutta mobilitata in piazza per la manifestazione delle/-i lavoratrici/-ori. L’appuntamento è a per tutte e tutti alle ore 9.00 al Piazzale della Stazione. (Bergamo, 28.04.19)

Diritto alla casa, precedenti info: qui


(17.04.19) “BERGAMO IN COMUNE”. SCELTE CONCRETE PER RILANCIARE UNA POLITICA PER IL DIRITTO ALLA CASA PER TUTT*

Il nostro Paese è fra quelli dell’Unione Europea con la percentuale più bassa di edilizia residenziale pubblica. Le case popolari, il diritto alla casa per tutte e tutti, dovrebbe essere un principio ed obiettivo cardine, ma oggi assistiamo invece invece alla privatizzazione e alla vendita dello scarso patrimonio residenziale pubblico. A fronte di tante abitazioni lasciate vuote anche nella nostra città molte persone hanno difficoltà ad trovare una casa. Dopo il Piano di Zona varato ormai ben 12 anni fa, anche nella nostra città non si sono fatte più case popolari o convenzionate da mettere a disposizione delle tante persone e famiglie che non hanno il reddito sufficiente per pagarsi un alloggio sul libero mercato.

“Bergamo in comune” propone di riprendere l’iniziativa pubblica su questo terreno varando un nuovo Piano di Zona e fermado ogni vendita di immobili di proprietà pubblica destinandoli a sopperire alle necessità dei nuclei famigliari senza casa o in difficoltà.

“Bergamo in comune” propone di attivare un piano straordinario di interventi per realizzare case per chi non riesce a pagarsela (visto il caro affitto e visti i redditi dei ceti popolari falcidiati dalla crisi e dalla precarietà lavorativa) e anche per giovani e giovani copie, per favorire la loro permanenza in città.

Questo si dovrebbe fare, invece oggi gli inquilini delle case popolari sono obbligati a protestare per la scarsa manutenzione delle case loro assegnate, per gli affitti e le spese crescenti, mentre la Regione a guida leghista con i nuovi regolamenti adottati intende accelerare i processi di privatizzazione.

Inoltre oggi l’Aler - l’agenzia regionale per l’edilizia residenziale pubblica - ha deciso unilateralmente di sopprimere il servizio di portierato sociale nelle case popolari di Bergamo. “Bergamo in comune” sostiene gli inquilini che si sono mobilitati per chiedere all’Aler di ripristinare il servizio di portierato sociale e riassumere le/gli operatrici/ori licenziate/i, di avviare e manutenzioni agli stabili e di abbassare gli affitti e le spese condominiali.

“Bergamo in comune” partecipa e invita a partecipare al presidio che gli inquilini hanno indetto per marcoledì 17 aprile alle ore 17.00 davanti alla sede Aler di Via Mazzini 32/a a Bergamo. (“Bergamo in comune”, 17.04.19)

[nell'immagine in primo piano Francesco Macario, candidato sindaco per "Bergamo in comune", mentre partecipa al primo presidio antisfratto in bergamasca dall'inizio della crisi, nel settembre del 2010 ad Endine Gaiano. Indetto dall'Unione Inquilini, con la partecipazione di altre famiglie sotto sfratto nonché  delle compagne e dei compagni di Rifondazione Comunista del territorio, il presidio riuscì a respingere il tentativo delle forze dell'ordine di mettere in atto uno sgombero violento ai danni di una famiglia sfrattata. Da allora in città e in tutta la provincia Unione Inquilini e altre organizzazioni sindacali di base sono state protagoniste di numerosi picchetti antisfratto contro gli sgomberi, fatto che ha costretto gli Enti Locali ad adottare un minimo di politiche sociali onde evitare o quantomeno mitigare il trauma degli sgomberi.]


(17.04.19) BERGAMO. CASE POPOLARI: CRESCE LA PROTESTA CONTRO ALER

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* Mercoledì 17 aprile, ore 17.00 PRESIDIO presso gli uffici Aler in Via Mazzini 32/A A BERGAMO. Per info: Amanda (340.7915236); Bruno (335-6185994); Massimiliano (347.2350300); Cristina (333.6507230)

Aumentano gli affitti, manutenzioni bloccate, portierato eliminato

Il portierato sociale è stato chiuso nei quartieri di Malpensata, Carnovali, Villaggio degli sposi, Monterosso. A dicembre chiuderanno quelli di Longuelo e Loreto. Viene eliminato un Servizio utile che offriva aiuto e sostegno a tanti inquilini.

I Comitati degli inquilini delle case popolari non ci stanno!

La crisi economica e la povertà aumentano. Tante famiglie non riescono più a pagare gli affitti e le spese.

L’Aler è sempre più assente nelle manutenzioni ed è infastidita dagli esempi di solidarietà e

Noi, cittadini e inquilini delle case popolari, non deleghiamo più nessuno e chiediamo subito risposte. Organizziamo un presidio di protesta fuori da Aler e chiediamo un incontro con il Presidente.

Saremo in PRESIDIO davanti alla sede Aler di Via Mazzini 32/a mercoledì 17 aprile dalle ore 17.00. Sono invitati a partecipare tutti gli inquilini delle case popolari, i cittadini e i sindacati, associazioni solidali

A cura di: Comitati inquilini via Luzzatti nr. 7-54, via Don Bosco nr. 52-58, Via Carnovali nr. 5-29, Via Carnovali nr. 45-63.

LOCANDINA

Diritto alla casa, precedenti info: QUI


(13.03.19) BERGAMO IN TRASFORMAZIONE E LE MANI SULLA CITTA’ - INCONTRO PUBBLICO

* Mercoledì 13 marzo ore 20.45, c/o Fondazione Serughetti-Centro “La Porta”, Via Giovanni XXIII 30, Bergamo

A cura del gruppo promotore di “Bergamo in comune”

BERGAMO CAMBIA

La città prende la forma della storia: la storia dei modelli economici e dei processi produttivi. Ma la città comprende anche altro: la città forma i cittadini, i soggetti politici. Infatti la città intesa come polis è dimensione complessa di partecipazione politica e sociale. Una dimensione che però sembra essere sotto assedio, fagocitata da nuove dinamiche che si esprimono con forza anche nella nostra Bergamo. Oggi appare sempre più centrale il rapporto fra evoluzione della città e sviluppo del capitalismo globale. In questa fase si sta sviluppando infatti un processo di accumulazione tramite «spossessamento». Cioè il capitale è sempre più predatorio: recupera gli spazi, fisici e simbolici, e li ricostruisce secondo le proprie esigenze. Gli spazi urbani prendono la forma della storia. Oggi il mercato ne è padrone attraverso turismo e consumo, mentre la politica, come bene ha dimostrato l’amministrazione attuale, si fa piccola piccola se non quando si trasforma in ordine pubblico. Bergamo non fa eccezione, anzi grazie alla presenza dell’aeroporto di Orio che l’ha promossa a terzo scalo in Italia, oggi Bergamo è una città tutt’altro che provinciale, ma al centro dei nuovi fenomeni urbani, che qui si presentano come più avanzati, radicali e veloci. Per la prima volta nella sua storia Bergamo non è periferia, ma al centro delle più radicali trasformazioni economiche, sociali e urbane.
Alcuni dei nuovi tratti distintivi che attraversano la nostra città possono essere tracciati. Due in particolare modo: la supremazia del turismo e del consumo rispetto alla pianificazione urbanistica e una visione dello spazio urbano come spazio di ordine pubblico. Lo slogan della scorsa campagna elettorale del sindaco (cambiare passo) appare alla luce di queste dinamiche ancora più inquietante. Si è certamente cambiato passo, ma procedendo nella direzione sbagliata.
Infatti l’attuale amministrazione è stata oggettivamente solo una mera esecutrice dei dettati economici e delle scelte operate dagli imprenditori e imposte alla città. L’amministrazione si è limitata a amministrare per favorire l’azione e le decisioni di altri soggetti, quelli economici, dai grossi investitori, alle banche, al mondo finanziario. L’amministrazione, basandosi sul noto principio liberista che non vi è alternativa a questo modello economico, è stata solo la facciata pubblica di operazioni private di accumulazione tramite «spossessamento». E lo ha ben dimostrato da subito riducendo del 40% gli oneri di urbanizzazione sulle aree dismesse e chiudendo l’Urban Center (il luogo inaugurato da Bruni per dare spazio alle parti sociali sui dibattito sui destini della città e dei vari progetti pubblici e privati).
Un aspetto oggi caratterizzante le trasformazioni urbane è la gentrificazione. Un processo per cui l’area in cui avviene diventa più costosa e più esclusiva. Imprenditori edili e proprietari finanziari vedono in un’area urbana una zona di potenziale profitto e iniziano una serie di investimenti che cambiano le caratteristiche originarie di quell’area. Sono le ex zone industriali a essere ottimali per questo processo, perché mettono a disposizione grandi aree su cui è possibile costruire, magari cavalcando l’idea “verde” di risparmiare suolo agricolo. Ecco che zone considerate fino a poco prima degradate diventano attrattive per una certa popolazione, tendenzialmente giovane: artisti, musicisti, giovani coppie e studenti (vedi il target individuato dal progetto Bosatelli/Percassi del Chorus Life). Oggi è diventato di moda il termine “riqualificazione urbana”, ma è chiaro che la riqualificazione non andrà certo a vantaggio della popolazione lavoratrice che originariamente abitava in, o attorno, a queste aree. Costoro vengono invece gradualmente spinti fuori da queste aree e dalla città, magari nei quartieri e nei comuni limitrofi alla città, resi meno appetibili dalla presenza fastidiosa dei decolli e atterraggi generati dalla crescita smisurata dell’aeroporto. Questa nuova ondata di espulsioni accade non solo perché il costo delle case, sia in vendita che in affitto, aumenta, ma anche perché un numero significativo di abitazioni non sarà più a scopo residenziale, ma piuttosto dedicato a brevi soggiorni. Sarà dunque destinato al turismo: fenomeno pressoché prima sconosciuto in Bergamo. Non a caso i fenomeni più estremi di gentrificazione si stanno sviluppando in Città Alta, dove sotto la spinta del turismo indotto dall’enorme flusso di viaggiatori generato dall’aeroporto di Orio e sfruttando, malamente, l’accredito UNESCO, si è perseguito, e non governato, un sviluppo turistico scriteriato, che ha portato alla ulteriore crescita incontrollata di attività legate alla ristorazione e al soggiorno temporaneo.
Attorno al Centro Piacentiniano si sta invece giocando forse la parte più rilevante di questa partita. Assistiamo ad un forte attivismo dell’amministrazione, teso a favorire la costituzione di un vero “centro del lusso”. Una zona commerciale dedicata al lusso e che si rivolge ai flussi esistenti, e futuri, di passeggeri benestanti che transitano per Orio al Serio. Una vecchia idea che non aveva sino ad ora trovato un luogo adeguato, loro dicono una “location”. Ora grazie alla disponibilità dell’amministrazione, attraverso uno stillicidio di azioni amministrative, questo progetto (mai discusso con la città e non previsto dalla pianificazione del PGT) sta prendendo forma. E sembra non importare a nessuno che in questo nuovo settore commerciale di lusso si lavori a cicli continui, comprese le festività, con contratti precari e a tempo determinato e con stipendi al limite della sussistenza.
Vi è poi il progetto affidato all’impresa Vitali, sullo scalo merci (ex Porta Sud), che rappresenta un nuovo livello nel grado di privatizzazione delle scelte urbanistiche. Qui all’operatore selezionato con bando pubblico è addirittura devoluta la possibilità di decidere il destino strategico dell’area, di stringere rapporti con altri soggetti privati e di attuare la riqualificazione gestendo direttamente gli aspetti finanziari. L’amministrazione sembra relegata al semplice ruolo di arbitro che fissa le regole e fischia gli eventuali fuorigioco. I cittadini, come hanno dimostrato i recenti quattro “incontri partecipativi” promossi dall’amministrazione, sono in questo contesto ridotti al ruolo di semplici spettatori passivi e ininfluenti. I 250.000 metri quadri dell’ex scalo ferroviario sono oggetto di un protocollo siglato congiuntamente da Sistemi Urbani, società del gruppo Ferrovie delle Stato, RFI e Comune di Bergamo. Obiettivo dell’intervento sarà quello di “ridisegnare l’area – che con apporti di privati potrà raggiungere complessivamente 450.000 metri quadri – e trasformare il sud di Bergamo creando infrastrutture di collegamento urbano, che offrano standard urbanistici e architettonici tipici della progettazione contemporanea, secondo i principi delle Smart Cities”. In questo caso riaffiora l’ideologia delle grandi opere che oggi torna ad essere venduta.. Si tratta di un’ideologia che ha a che fare nel nostro paese non solo con il liberismo, ma anche con l’affarismo e che già molti danni ha già prodotto anche a Bergamo dalla BREBEMI al Park della Fara. Ma l’inefficienza e l’inagibilità delle grandi opere è ormai un fatto evidente a livello mondiale, si tratta dello sviluppo di un capitalismo cannibale, che assume totalmente la logica del “costruisci e distruggi. Il vero motore di queste grandi opere è un altro. Come dimostrano i casi di Pedemontana, Brebemi e Teem: queste opere trovano le loro ragioni solo nell’interesse finanziario, senza la provvista messa a disposizione dagli attori finanziari non sarebbe possibile il paradosso di mega progetti, che non si giustificano secondo alcuna analisi economica e occupazionale.
In sostanza possiamo dire che l’amministrazione ha effettivamente cercato di cambiare passo alla città, bisogna dargliene atto, ma lo ha fatto sposando il modello economico postfordista e liberista, in cui il modo di produzione è dominato da forme di accumulazione flessibili, capaci di integrare, di mettere in rete, modi, tempi e luoghi di produzione fra loro molto diversi. Un modello suggerito da un folto gruppo d’imprenditori (Percassi, Lombardini, Cividini, Bosatelli e Vitali) e di cui i cittadini non sanno nulla, visto che nei programmi elettorali c’era ben altro. Non solo non ne sanno nulla ma nemmeno hanno corso il rischio di esserne informati, né consultati. Ma è con questo sistema, che favorisce le oligarchie in grado di decidere, che oggi, dall’Europa a Bergamo, si procede. La democrazia è diventata un lusso e la partecipazione dei cittadini un fastidio. Una vera mutazione del sistema che diventa a-democratico. Come non ricordare le uscite dell’attuale sindaco al tempo del referendum sulla Brexit contro il suffragio universale, considerazioni giunte sino ad auspicare la riduzione del voto alle sole classi abbienti, le uniche, per censo e cultura, in grado di decidere coscientemente.
Eppure più si riducono le competenze della politica pubblica e gli spazi della partecipazione e più l’amministrazione ha cercato di legittimarsi con strumenti come ad esempio le “reti sociali”, finti organismi democratici e partecipativi, in cui i proconsoli inviati dalla giunta hanno cercato di tranquillizzare i cittadini raccontando la favola che, in fin dei conti, la città è ancora loro e che sono ancora loro a decidere. Salvo poi scoprire che le decisioni che gli spettano riguardano aspetti marginali del decoro e dell’arredo urbano (quando va bene). Le recenti polemiche tra l’amministrazione e i comitati dei cittadini sul tema della partecipazione hanno realmente posto in evidenza l’emergere di una prima forma di insofferenza di molti su questi temi. Emerge una rigidità inattesa, un conflitto che attraversa anche soggetti che erano stati tra i fautori del successo del centro sinistra cittadino.
Non a caso per l’attuale giunta la flessibilità delle decisioni è un dogma, un obbligo che gli consente di sfuggire alla crisi, riducendo il costo del lavoro e diminuendo il tempo che intercorre tra investimento e realizzazione del profitto. Infatti l’attuale amministrazione aborrisce tutto ciò che allunga questi tempi, in particolare l’espressione di opinioni o interessi diversi da quelli che ha assunto. Per gli assessori, riprendendo, più o meno coscientemente, modelli economici di moda qualche decennio fa negli Stati Uniti d’America, il rapporto tra spazio geografico, tempi economici e capitale diviene il focus di riflessione centrale. La velocità è la cifra del loro mandato (obiettivo per altro più proclamato che raggiunto).
Siamo in una fase di forte trasformazione della città, in particolare la città, intesa come arena di partecipazione politica e di conflitto sociale, è sotto attacco da parte del turismo deregolamentato, del consumo e della concezione securitaria che privilegia l’ordine pubblico, ciò nonostante la città per ora rimane ancora un terreno di conflitto e quindi una polis nel senso pieno del termine. Il neo-liberismo, seppur ormai pienamente dominante, rimane un modello storico, quindi, in quanto modello storico, ribaltabile. Nell’età delle diseguaglianze urbane, della mercificazione dello spazio pubblico, del vertiginoso consumo di suolo, l’urbanistica stessa ha subìto una mutazione genetica e ha perso la sua vocazione originaria. Da disciplina del welfare, dispensatrice – certo perfettibile – di diritto alla città, è divenuta complice del neoliberismo, ha abbandonato il dato sociale. Lo statuto disciplinare dell’urbanista si è conformato ai diktat del mercato, dando seguito all’attacco sferrato da forze regressive, elitiste e antidemocratiche, che a partire dagli anni Settanta hanno smantellato diritti e stato sociale. In questo contesto l’amministrazione di Bergamo ha perciò assunto concetti, metodi e lessico presi a prestito dall’economia finanziarizzata, pienamente interni alla logica distruttiva ed estrattiva che ha saccheggiato città e territori: una strategia certo non di sinistra ma soprattutto fallimentare.
È urgente mettere in campo un’utopia, un ribaltamento di paradigma. Ma l’utopia moderna è fatta di pratiche quotidiane, spesso ai margini, spesso antagoniste, già in atto nella nostra società in mutamento. E’ necessario ripartire dalla osservazione dei conflitti sul territorio; dal sapere critico che ne derivano; e dalle nuove pratiche di mutualismo e socialità, dalle forme di esistenza collettiva che si prendono cura degli ambienti di vita, delle relazioni eco-sistemiche, che rigettano la logica economica del “prendere senza restituire”. Movimenti che già oggi contengono il germe di altri mondi possibili.
Al lavoro e alla lotta.

Gruppo promotore di “Bergamo in comune”, 6 marzo 2019


Dopo la partecipata assemblea di sabato 2 febbraio scorso si deve ora dare seguito a quanto deciso.

- Va inviata alla mail fausto.amorino@gmail.com via mail la sottoscrizione formale dell’appello (si ricorda in particolare che per i non residenti a Bergamo solo chi lo sottoscriverà, sarà abilitato alle fasi decisionali delle prossime assemblee).

- Va data la propria eventuale disponibilità per la prossima fase di costruzione del programma, attraverso tre gruppi di lavoro tematici specifici accorpando i 10 punti presenti nella parte finale dell’appello.

- Va data la propria eventuale disponibilità per costituire un gruppo di lavoro organizzativo, che prepari e faciliti le prossime fasi decisionali dell’assemblea.

Un primo incontro è stato fissato al Circolino della Malpensata mercoledì 13 febbraio prossimo alle ore 20,30.

Di seguito il testo dell’appello - discusso e votato nell’assemblea del 2 febbraio - che va sottoscritto da tutti prima possibile, assolutamente e non oltre mercoledi 13 febbraio.

IN COMUNE - PER UN’ALTRA BERGAMO- appello

Siamo cittadine e cittadini preoccupati per il futuro della nostra società e della nostra città, ci anima una grande passione civile e sociale, e siamo impegnati e responsabilmente attivi nella vita sociale cittadina in comitati, associazioni, gruppi, movimenti, crediamo nella politica come strumento di servizio a tutta la comunità.

Siamo convinti che ci sia uno spazio sociale politico programmatico, per dare voce, a chi in primo luogo vuole contrastare l’attacco politico di stampo populista neofascista razzista e xenofobo, espresso dalla Lega e dalle destre, a chi è deluso della svendita del movimento cinque stelle rispetto ai temi e obiettivi originari, a chi non si riconosce nell’ambivalenza delle alleanze politiche del PD,  nelle politiche, economiche e urbanistiche dell’ambiente e della mobilità della attuale maggioranza cittadina. Pur riconoscendole alcuni interventi positivi (politiche sociali, diritti individuali, integrazione dei migranti), è stata troppo condizionata da interessi di importanti gruppi imprenditoriali che hanno definito priorità, progetti e direttrici per un orizzonte di sviluppo economico speculativo, incompatibile con l’ambiente, che svende il patrimonio pubblico, che ha negato nei fatti le forme di partecipazione democratica come nel caso emblematico del parcheggio alla Fara dentro le mura veneziane.

Le prossime elezioni amministrative cittadine sono quindi un’occasione importante, sebbene parziale non esclusiva né esaustiva, utile per mettere a frutto e collegare tra loro esigenze di quartiere, emergenze sottovalutate, battaglie ambientali, conflitti sociali, problematiche non soddisfatte, misurando così il consenso su un progetto di città innovativo con un programma credibile, alternativo a quelli in campo, saldamente legato a valori e principi di uguaglianza, estensione dei diritti, valorizzazione delle diversità, difesa dei più deboli, protezione dell’ambiente, qualità della vita, in particolare dei nostri quartieri.

Non dobbiamo lasciare un vuoto politico, bisogna dare un volto e far vivere, anche in questa competizione, la sfida di un progetto civico ambizioso che accolga anche i molti delusi, in attesa, pronti ad astenersi, a vivere da spettatori, a turarsi il naso o a scegliere il meno peggio. Cerchiamo l’unità tra chi oggi non si sente rappresentato, tra le componenti civiche, i soggetti associativi, i comitati, le singole persone, e le forze politiche che si richiamano ai valori comuni e discriminanti dell’antifascismo e dell’antiliberismo, per non disperdere il consenso significativo registrato in città alle ultime elezioni politiche.

Gli sbarramenti elettorali fuori dalle coalizioni comportano oggi una oggettiva difficoltà a dare rappresentanza istituzionale, dobbiamo quindi cercare di fare meglio del passato, saperci unire e aggregare in una situazione politica esterna che nel frattempo è mutata profondamente.

Si tratta quindi di operare in controtendenza, in una città dove nel frattempo la domanda di partecipazione dei cittadini è stata svilita, rispondendo insieme con un nuovo protagonismo, nei tempi stretti che ci restano, per riavviare un percorso democratico, partecipato, aperto e inclusivo.

Un percorso assembleare dove ognuno conti, dove si applichi il criterio della massima democraticità e della parità secondo il principio “una testa un voto” dei residenti e non che aderiranno a questo appello, e nel quale, in modo non precostituito, si declini un programma, con una lista e un candidato sindaco, che possa dare continuità alla rappresentanza nelle istituzioni locali e in ogni caso possa essere punto di partenza per sviluppare anche dopo la scadenza elettorale, una critica radicale e concreta allo stato di cose presenti e strumento a sostegno delle lotte e dei conflitti.

Denominatore comune, deve essere in primo luogo la condivisione e il giudizio di merito sui contenuti, un programma che si possa arricchire nel confronto, ma che deve essere discriminante su una serie di problematiche, dove in questi anni ci sono stati molti elementi di regressione, quali ad esempio:

- Processi trasparenti di coinvolgimento e partecipazione attiva dei cittadini

- Direzione e interesse pubblico delle trasformazioni urbanistiche e di rigenerazione urbana

- Difesa tutela e valorizzazione dei beni e del patrimonio comune

- Sistema integrato e innovativo di mobilità dolce

- Fermare e ridurre la crescita dell’aeroporto rendendolo compatibile con il territorio e chi lo abita

- Incremento delle potenzialità abitative del patrimonio pubblico e privato

- Politiche solidali di accoglienza e inclusione delle migrazioni

- Consolidamento ed estensione dei diritti civili e sociali

- Salvaguardia dell’ambiente, del territorio, del suolo non edificato, della qualità della vita

- Riequilibrio e riqualificazione sociale e urbanistica con al centro le periferie

***


* Sabato 2 febbraio, dalle ore 14.30 presso Aditorium “Gramsci” in Via Furietti 21 (Bergamo - Melpensata)

Dopo l’assemblea di sabato 26 gennaio, per riprendere la discussione e permettere le votazioni con una presenza significativa, e con una maggiore consapevolezza dei punti più controversi, si invita chi vuole proporre modifiche, di formulare per scritto entro giovedì sera (in modo di far avere a tutti venerdì):

- le integrazioni o le sostituzioni al testo dell’appello;

- le regole minime per il processo di partecipazione e in particolare sulla platea decisionale

- proposte di accorpamento e nominativi per interessi e competenze, per l’organizzazione dei tre principali gruppi di lavoro tematici, finalizzati all’elaborazione dei dieci contenuti programmatici

LA 2° ASSEMBLEA PUBBLICA CITTADINA

IN COMUNE - PER UN’ALTRA BERGAMO

è convocata per sabato 2 febbraio 2019 dalle ore 14,30

Presso l’auditorium Gramsci di via Furietti 21 a Bergamo

IL TESTO DELL’APPELLO

Per info e comunicazioni: tel. 3409793588


(08.02.19) GRUMELLO DEL MONTE. SERATA DEDICATA A KARL MARX (1818-1883) A 200 (+ uno) ANNI DALLA NASCITA

* Venerdì 8 febbraio, dalle ore 19.15, presso Circolo Arci di Grumello del Monte, Via Roma 51

Programma

Ore 19.15: AperiCena con buffet preparato dalle compagne e dai compagni

Ore 20.30: Incontro con DINO GRECO su “Marx oltre i luoghi comuni” a 200 anni l’attualità del pensiero di Marx

Ore 21.45: “Il giovane Marx”, film di Raoul Peck (2017)

A cura di Unione Inquilini-Sportelli sociali di Valcavallina e Valcalepio, Circoli di Rifondazione Comunista della Valcavallina e della Valcalepio. Per comuicazioni: tel. 3338737525 (claudio)

Volantino - evento facebook


(30.01.19) DALMINE. AUTOSTRADA? NO, GRAZIE! LE NOSTRE PROPOSTE PER UNA MOBILITA’ SOSTENIBILE

* Assemblea pubblica, mercoledì 30 gennaio 2019, ore 20,45, Sala Civica di Via N. Betelli 21, Dalmine

Riceviamo da “Dalmine Bene Comune.

Care amiche e cari amici,

ricordiamo il nostro prossimo, importante, appuntamento sul territorio. Mercoledì 30 gennaio vi invitiamo a partecipare all’assemblea pubblica “Autostrada? No, grazie!”. Nel corso dell’incontro motiveremo le ragioni della nostra profonda contrarietà al progetto di autostrada Bergamo-Treviglio (ex IPB), tornato di recente agli onori delle cronache locali.

Nei mesi scorsi, infatti, l’ex sindaco leghista di Dalmine, ora assessore alle infrastrutture e ai trasporti in Regione Lombardia, Claudia Terzi ha ribadito il proprio appoggio al progetto della Bergamo-Treviglio. Pochi giorni fa il presidente della provincia Gafforelli si è detto favorevole all’opera. Mercoledì sera ricorderemo perchè ci opponiamo, da anni, a questa grande opera inutile che favorisce solo gli affaristi, consuma terreni agricoli produttivi e provoca l’ennesimo danno ambientale sul nostro territorio (il tratto iniziale dell’infrastruttura, secondo il progetto, passerà per le aree agricole della frazione di Sabbio).

Nel corso della serata illustreremo anche le nostre proposte per una mobilità sostenibile, per le quali ci batteremo nei prossimi mesi in vista delle elezioni comunali: car sharing elettrico per collegare Dalmine alla stazione di Verdello; sostegno ai progetti per la costruzione di tram leggeri da e per Bergamo; adesione al modello Copenaghen; potenziamento del trasporto pubblico locale verso gli ospedali di Bergamo e Zingonia.

Mercoledì 30 gennaio, ore 20.45, sala civica di viale Betelli 21, Dalmine (BG). Assemblea: autostrada? No, grazie!
Ne parliamo con:

- NICOLA CREMASCHI, presidente Legambiente Bergamo.
- FABIO INVERNICI, comitato Cambiamola.
- FRANCESCO MACARIO, ex assessore all’edilizia privata del Comune di Bergamo.

Vi aspettiamo numerosi!

Dalmine Bene Comune

lista civica del territorio

Volantino: fronte - retro


(31.01.19) BERGAMO. MENTRE IL COMUNE QUALIFICA LA CITTA’ PER ATTRARRE TURISMO DI LUSSO, GLI INQUILINI DELLE CASE POPOLARI VIVONO IN POVERTA’ E IN QUARTIERI “GHETTO”

* Assemblea degli inquilini, giovedì 31 gennaio, ore 17.30, presso il Centro Diurno per Anziani, in Via Rovelli 27, Clementina-Bergamo

Aler e Comune di Bergamo si comportano, nei confronti degli inquilini delle case popolari, sempre più spesso come “padroni di casa”. Riscuotono affitto e le spese condominiali, facendo pagare sempre di più, ma caseggiati sono lasciati senza manutenzione. Inoltre i Servizi sociali del Comune mettono a disposizione sempre meno risorse per sostenere le famiglie che non ce la fanno più a pagare, che accumulano debiti, che rischiano gli sfratti.

I quartieri, dove sorgono le case popolari, come quello della Clementina, sono sempre più degradati dal punto di vista urbanistico e delle relazioni sociali.

L’Amministrazione comunale è concentrata su altro: una riqualificazione urbanistica, in cui si prevedono investimenti di milioni di euro per assecondare gli interessi dei grandi imprenditori dell’edilizia e del commercio.

Approfittando dell’allargamento dell’aeroporto di Orio al Serio, si tenta di attrarre turismo facendo diventare città Alta e il centro “piacentiniano” aree per il consumo di massa e lusso.

Gli inquilini delle case popolari chiedono invece che i soldi vengano investiti per far vivere meglio le centinaia di famiglie già pesantemente colpite dalla crisi economica. Chiediamo manutenzione straordinaria dei caseggiati (sistemazione alloggi vuoti, sostituzione caldaie e serramenti, abbattimento barriere architettoniche), riduzione dei bollettini di pagamento (affitti e spese condominiali), sostegno al reddito e all’affitto.

Per tutti questi motivi gli attivisti di Unione Inquilini organizzano una assemblea, giovedì 31 gennaio, ore 17.30, presso il Centro Diurno per Anziani, in Via Rovelli 27 a Bergamo. Durante l’assemblea programmeremo un incontro con il Presidente di Aler e l’Assessore del comune di Bergamo per portare le richieste degli inquilini delle case popolari.

Diritto alla casa, le nostre precedenti info: qui


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