(14.09.20) SFRATTI. STATISTICA 2019, PRIMA DELLA CATASTROFE COVID.

Mobilitiamoci anche a Bergamo per contrastare il disastro sociale che si annuncia.

Nel 2019 in Italia le sentenze di sfratto sono state 48.543 (- 13,72% sul 2018), oltre 25.930 gli sfratti eseguiti, anche con la forza pubblica (-14,03% sul 2018) e 100.595 (-15,41%) le richieste di esecuzione presentate agi ufficiali giudiziari.

Questo quanto emerge dalla rilevazione annuale del Ministero dell’Interno e del Ministero di Grazia e Giustizia resa pubblica nelle scorse settimane sia pure in forma parziale e incompleta.

Nel 2019 a livello nazionale si è confermato un andamento di diminuzione del numero degli sfratti, per il secondo anno consecutivo, ma siamo ancora ben lontani da un cambiamento di rotta, tanto più che la causa predominante degli sfratti continua ad essere quella della morosità.

La gente non riesce a pagare l’affitto perché non ha reddito a sufficienza e gli affitti sono troppo alti.

Nella provincia di Bergamo quanto si rileva a livello nazionale ha nei numeri un riscontro solo molto parziale e contraddittorio. Nel 2019 solo i numeri relativi alle richieste di esecuzione (2.247) e il numero di sfratti eseguiti (566) sembrano riallinearsi al trend nazionale e regionale con una diminuzione dopo il boom dell’anno 2018 (rispettivamente – 16,55% e – 15,27%), ma le sentenze di sfratto sono state nel 2019 ancora 694, un numero identico rispetto al 2018 (-0,43%), anno nel corso del quale – in controtendenza rispetto ai dati nazionale e regionale – si era registrato un esploit mai visto (697 con un più 59,13% rispetto al 2017).

Diminuiscono nel 2019 le sentenze di sfratto in provincia ma aumentano fortemente nella città capoluogo: 0 (zero!) erano state nel 2015, 13 nel 2016, 11 nel 2017; balzano a 75 nel 2018 e raddoppiano nel 2019: 143, tra cui solo 10 per finita locazione. Si tratta di una tendenza che crediamo si colleghi – come abbiamo denunciato in diverse occasioni - alla incontrollata turistificazine e gentrificazione con espulsione dei ceti popolari dalla città, nonché dal peggioramento delle condizioni di reddito fra le categorie più povere. Tendenza questa peraltro segnalata qualche giorno fa dalle rilevazioni rese note dal sindacato Cisl di Bergamo.

Se il 2019 segnala una situazione in bergamasca fatta ancora di molte ombre, siamo preoccupatissimi rispetto all’impatto della catastrofe sociale del Covid, i cui effetti si profilano per il futuro assolutamente devastanti.

Unione Inquilini nel corso del lockdown si è spesa con tutte le sue forze per il sostegno all’affitto e per il blocco degli sfratti, che col “decreto rilancio” è stato prorogato fino al 31 dicembre 2020.

Un “sollievo” quest’ultimo che, se non sarà seguito da una ulteriore proroga e accompagnato da significativi investimenti per garantire il diritto alla casa, rischia di preludere ad una catastrofe sociale particolarmente drammatica.

Il crollo dei redditi registrato durante il lockdown è stato un moltiplicatore della morosità incolpevole, vista l’insufficienza dei contributi di sostegno all’affitto; non a caso, dopo il lockdown il Tribunale di Bergamo sta lavorando a pieno ritmo nelle cause di sfratto tanto che i giorni di udienza sono stati portati da uno – tradizionalmente il martedì – a tre giorni la settimana – martedì, mercoledì e giovedì - per far fronte alle richieste.

I dati parziali in alcune città segnalano un numero enorme di nuovi sfratti che, se il blocco non verrà prorogato, sfoceranno nel 2021 in esecuzioni in numero mai visto, aggiungendosi poi quelle pregresse e sospese dal marzo 2020.

Eppure, fra le ipotesi di utilizzo dei fondi europei o riguardo alla liquidità anticrisi messa a disposizione degli enti locali da governo e regioni, si sente di tutto (dall’arredo urbano più lezioso e superfluo… fino al Ponte – o tunnel - sulla stretto di Messina…) ma nulla di investimenti per l’edilizia sociale.

E questo nonostante il punto 8 del programma di governo siglato già nell’agosto 2019 e che vogliamo qui riportate: “Occorre prevedere un piano di edilizia residenziale pubblica volto alla ristrutturazione del patrimonio esistente e al riutilizzo delle strutture pubbliche dismesse, in favore di famiglie a basso reddito e dei giovani; adeguare le risorse del Fondo nazionale di sostegno alle locazioni; rendere più trasparente la contrattazione in materia di locazioni.”

Di quanto sopra sottoscritto ora Unione Inquilini chiede conto.

Riteniamo peraltro improrogabile una profonda riforma della legislazione sulla locazione, perché è ormai evidente che una fascia vastissima di persone non è e non sarà in grado di reggere ai livelli dei prezzi del mercato della casa.

Paradossale poi che in Lombardia – nel bel mezzo della crisi sociale che stiamo vivendo - dal gennaio scorso siano annullati i bandi per l’assegnazione delle case popolari. Questo a seguito delle note vicende scaturite da una legge regionale che è stata dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale e che Unione Inquilini ha sempre combattuto.

Su questi temi ed obiettivi e alla luce della gravità della situazione, Unione inquilini propone anche a Bergamo a tutti gli inquilini, alle organizzazioni sindacale e alle associazioni impegnate per il diritto alla casa di dare vita a una forte mobilitazione, unitaria e stringente, su una piattaforma comune e condivisa.

Proponiamo come riferimento il 10 ottobre prossimo, giornata mondiale “sfratti zero”, che in vari modi negli anni scorsi è stata un punto di riferimento a Bergamo per diversi soggetti attivi nel movimento per il diritto alla casa.

Dobbiamo tutti lavorare per impedire che la situazione sociale precipiti e riaprire prospettive per il riconoscimento e l’attuazione del diritto alla casa in quanto fondamentale e universale. (14.09.2020, Unione Inquilini Bergamo)

Diritto alla casa, le nostre precedenti info: qui


(22.05.20) Bergamo. Case popolari tra emergenza sanitaria ed emergenza sociale

Unione Inquilini denuncia la latitanza di Comuni e ALER

La situazione nelle Case Popolari della bergamasca durante la crisi del Covid19 non è stata monitorata con attenzione dagli enti preposti e proprietari (Comuni e ALER). E ciò nonostante in queste abitazioni sia residente una popolazione anziana, spesso malata e indigente, una popolazione quindi a forte rischio sanitario e sociale.
Da una rapida inchiesta che abbiamo svolto sono già emersi casi di malati poi deceduti, di decessi nelle stesse case popolari, di malattie e quarantene. Ciò nonostante le istituzioni non si sono fatte carico di monitorare la situazione ne, che ci risulti, di intervenire.
Vi sono stati anche casi di persone che versando in condizioni di grave indigenza, non sono state correttamente informate della sospensione degli affitti, e avendo comunque versato l’affitto (non dovuto) non sono poi riuscite a coprire le loro necessità fondamentali come il cibo. Qualche caso è stato pure segnalato dalla stampa locale. Ma anche in questo caso gli organismi preposti hanno evidentemente latitato.
Unione Inquilini di Bergamo si è subito attivata per richiedere al comune di Bergamo e all’ALER misure straordinarie da attuare, per garantire la sicurezza sanitaria, alleviare la condizione abitativa degli inquilini delle Case Popolari costretti, come tutti, a una segregazione forzata e per attuare un supporto ai nuclei più in sofferenza.
In particolare abbiamo richiesto. la costituzione di una unità di crisi; la predisposizione, di un coordinamento tra l’ALER, il Comune di Bergamo e le altre Istituzioni interessate per garantire degli specifici interventi; l’organizzazione di una campagna informativa; l’approntamento, in raccordo con le autorità sanitarie, di misure di sanificazione degli spazi comuni nel caso di presenza di persone infette negli stabili. E nell’eventualità di decessi la sanificazione degli appartamenti coinvolti; l’incremento del servizio di pulizia e raccolta rifiuti; ma soprattutto, sempre in accordo con le autorità sanitarie, così come è stato effettuato nelle RSA, di sottoporre tutti i residenti ai test sierologici e successivamente tutti coloro che risultassero positivi a tamponi.
Inoltre abbiamo proposto ad ALER di predisporre misure volte ad alleggerire il peso economico sugli inquilini, in particolare su quella parte di inquilini con basso reddito e con attività lavorative precarie e instabili.
Richieste simili sono state avanzate anche in un documento congunto inviato con gli altri sindacati degli inquilini. Ma non abbiamo ottenuto alcuna risposta.
Ora si stanno apprestando ordinanze per accelerare l’avvio della fase 2. Eppure, mentre si è proceduto a un’estesa campagna di test nelle RSA, nulla è stato fatto nelle Case Popolari (ERP) che rimangono, per le loro caratteristiche, a forte rischio di diventare focolai di ulteriori contagi.
A Wuhan per pochi nuovi casi di Covid19 si preparano a fare il tampone a 11 milioni di persone! Nel Veneto queste analisi sono svolte a tappeto. In Lombardia, che pure presenta cluster significativi, si procede invece con poche analisi sierologiche e tamponi, lasciando ai singoli soggetti solo la possibilità di realizzarle privatamente e a pagamento. Modalità a cui, per motivi economici, difficilmente la maggior parte degli inquilini delle case popolari potrà accedere.
Ora il diritto alla sicurezza sanitaria ci pare fondamentale, non solo per gli anziani delle case popolari, che rimangono soggetti a forte rischio, ma anche di tutto il resto della popolazione. Pertanto sollecitiamo gli enti proprietari e quelli che gestiscono le Case Popolari a dare risposta alle proposte avanzate, ma soprattutto, in accordo con gli organismi sanitari ad intervenire subito.
Devono immediatamente essere garantiti test sierologici e tamponi gratuiti per tutti gli inquilini.(Bergamo, 22.05.20, per Unione Inquilini di Bergamo: Rita Rebecchi)

Diritto alla casa, le nostre precedenti info: qui


(18.02.20) Unione Inquilini - Affitti canone concordato - Accordo territoriale Comune di Bergamo

DOCUMENTO ACCORDO TERRITORIALE: QUI

ALLEGATO A1 - AREE OMOGENEE: QUI

ALLEGATO B - ELEMENTI CARATTERIZZANTI E CRITERI: QUI

ALLEGATO C - ATTESTAZIONE: QUI

SIMULATORE DI CALCOLO CANONE CONCORDATO: QUI


(07.01.20) BERGAMO. CASE POPOLARI DI VIA LUZZATI: ASSEMBLEA DEGLI INQUILINI

* Martedì 7 gennaio 2020, ore 18.00, presso Sala condominiale (dove aveva sede il portierato sociale) - Via Luzzati Bergamo-Malpensata

Il Comitato inquilini di via Luzzati e il sindacato Unione Inquilini convocano un incontro per parlare dei problemi e dei bisogni degli inquilini delle case popolari di Bergamo in via Luzzati numeri 7-53, in vista dell’incontro con il Presidente di Aler Bergamo.

All’ordine del giorno la richiesta di sostituzone dell’impianto di riscaldamento, il servizio di portierato sociale (che è stato chiuso nuovamente), la richiesta di una sede per continuare le attività di solidarietà.

A cura di: Comitato inquilini di via Luzzati, Unione Inquilini. Per info: 338.5040771 (Silvano)

Diritto alla casa, le nostre precedenti info: QUI


(02.10.19) SAN PAOLO D’ARGON. PERCHE’ MAI ALLE PENSILINE DEL PULLMAN DEL NOSTRO PAESE NON CI SONO LE PANCHINE?

Le panchine alle pensiline ci sono praticamente a tutte le fermate almeno da Bergamo a Lovere in un senso e nell’altro. Le uniche fermate dove non ci sono panchine sono quelle di San Paolo d’Argon (tre fermate: Bettola-Bar Flavio, semaforo dei pressi di Bar Lion, località Bivio-Bennet), sia in direzione di Bergamo sia in quella di Trescore-Lovere, in totale sei pensiline vedove delle regolari panchine che quantomeno potrebbero rendere meno spiacevoli le attese che – dati i regolari disservizi della linea Sab – talvolta sono particolarmente prolungate. Obiettivamente, più che conoscere la ragione per cui il nostro comune ha fatto tale scelta (dimenticanza, pigrizia, spending review o altro?), sarebbe opportuno che finalmente fosse superata tale anomalia che rivela – ci spiace doverlo dire - insufficiente considerazione per i concittadini e le concittadine, di varie e età e condizioni, che per muoversi sono costretti o scelgono di prendere il pullman e non l’auto, contribuendo positivamente in questo modo a ridurre traffico e inquinamento conseguenti. Sarebbe poi auspicabile un più preciso interessamento dell’amministrazione comunale presso le sedi opportune per non lasciare soli i cittadini di fronte ai disservizi della Sab: è di qualche giorno fa – per esempio - la notizia delle proteste degli studenti del polo scolastico di Trescore Balneario.

Ps.
1. Per la verità, se si considera anche la S.P. 91, le fermate del pullman nel territorio del nostro comune sono quattro, dovendosi considerare anche quella posta in località “Tredici” al servizio di Montello e di quella parte della popolazione di San Paolo d’Argon che abita nella zona di Via Bergamo e Via Sarnico. A questa fermata non c’è nemmeno la pensilina!
2. Istituire una fermata nuova in località Bivio-Bennet sulla S.P. 91 consentirebbe per chi ci vive o lavora e per una parte del paese di poter fruire anche della linea Bergamo-Sarnico-Tavernola senza dover andare fino ad Albano o Montello, e contempraneamente consentire di arrivare in pullman dalla Valcalepio per chi lavora nella nostra zona industriale o vuol fare la spesa ai centri commerciali presenti. (alternainsieme.net, 02.10.19)


(28.04.19) Bergamo. Saranno Valli’ e Rita a guidare Unione Inquilini di Bergamo e provincia

L’assemblea degli attivisti impegnati negli sportelli di Unione Inquilini di Bergamo e provincia nella giornata di ieri, dopo ampia discussione sull’organizzazione dei servizi del sindacato e sulle nuove scadenze di lotta per il diritto alla casa, ha preso atto delle dimissioni di Fabio Cochis da segretario provinciali e dagli altri incarichi sindacali, dimissioni da lui stesso richieste a seguito dei suoi nuovi impegni lavorativi.
Con votazione unanime l’assemblea ha quindi approvato la proposta di affidare il coordinamento del sindacato provinciale alle compagne Vallì’ Morlotti e Rita Rebecchi, in qualità rispettivamente di Presidente e Segretaria.
Vallì Morlotti (a destra nella foto), n. 1955, pensionata da poco, ha alle spalle una lunga e intensa militanza nelle formazioni della sinistra e nel sindacato confederale; negli ultimi anni ha coordinato lo sportello dell’Unione Inquilini della zona di Treviglio-Bassa Bergamasca.
Rita Rebecchi, n. 1975, lavora part-time nel settore della Grande Distribuzione e ha coordinato le vertenze e le mobilitazioni antisfratto dello sportello della zona di Bergamo città.
L’Unione Inquilini di Bergamo ringrazia il compagno Fabio Cochis per il coraggio e la tenacia con cui ha operato dal 2009 nell’Unione Inquilini contribuendo in modo appassionato al rafforzamento del sindacato attraverso le nuove forme di lotta contro gli sfratti e per la difesa del diritto alla casa, che per primi abbiamo sperimentato in bergamasca per rispondere all’esplodere del dramma degli sfratti conseguente alla crisi economica.
Un abbraccio Fabio che se ne va e tanti auguri di buon lavoro e buona lotta a Vallì e a Rita.
Mercoledì 1° Maggio l’Unione Inquilini sarà tutta mobilitata in piazza per la manifestazione delle/-i lavoratrici/-ori. L’appuntamento è a per tutte e tutti alle ore 9.00 al Piazzale della Stazione. (Bergamo, 28.04.19)

Diritto alla casa, precedenti info: qui


(17.04.19) “BERGAMO IN COMUNE”. SCELTE CONCRETE PER RILANCIARE UNA POLITICA PER IL DIRITTO ALLA CASA PER TUTT*

Il nostro Paese è fra quelli dell’Unione Europea con la percentuale più bassa di edilizia residenziale pubblica. Le case popolari, il diritto alla casa per tutte e tutti, dovrebbe essere un principio ed obiettivo cardine, ma oggi assistiamo invece invece alla privatizzazione e alla vendita dello scarso patrimonio residenziale pubblico. A fronte di tante abitazioni lasciate vuote anche nella nostra città molte persone hanno difficoltà ad trovare una casa. Dopo il Piano di Zona varato ormai ben 12 anni fa, anche nella nostra città non si sono fatte più case popolari o convenzionate da mettere a disposizione delle tante persone e famiglie che non hanno il reddito sufficiente per pagarsi un alloggio sul libero mercato.

“Bergamo in comune” propone di riprendere l’iniziativa pubblica su questo terreno varando un nuovo Piano di Zona e fermado ogni vendita di immobili di proprietà pubblica destinandoli a sopperire alle necessità dei nuclei famigliari senza casa o in difficoltà.

“Bergamo in comune” propone di attivare un piano straordinario di interventi per realizzare case per chi non riesce a pagarsela (visto il caro affitto e visti i redditi dei ceti popolari falcidiati dalla crisi e dalla precarietà lavorativa) e anche per giovani e giovani copie, per favorire la loro permanenza in città.

Questo si dovrebbe fare, invece oggi gli inquilini delle case popolari sono obbligati a protestare per la scarsa manutenzione delle case loro assegnate, per gli affitti e le spese crescenti, mentre la Regione a guida leghista con i nuovi regolamenti adottati intende accelerare i processi di privatizzazione.

Inoltre oggi l’Aler - l’agenzia regionale per l’edilizia residenziale pubblica - ha deciso unilateralmente di sopprimere il servizio di portierato sociale nelle case popolari di Bergamo. “Bergamo in comune” sostiene gli inquilini che si sono mobilitati per chiedere all’Aler di ripristinare il servizio di portierato sociale e riassumere le/gli operatrici/ori licenziate/i, di avviare e manutenzioni agli stabili e di abbassare gli affitti e le spese condominiali.

“Bergamo in comune” partecipa e invita a partecipare al presidio che gli inquilini hanno indetto per marcoledì 17 aprile alle ore 17.00 davanti alla sede Aler di Via Mazzini 32/a a Bergamo. (“Bergamo in comune”, 17.04.19)

[nell'immagine in primo piano Francesco Macario, candidato sindaco per "Bergamo in comune", mentre partecipa al primo presidio antisfratto in bergamasca dall'inizio della crisi, nel settembre del 2010 ad Endine Gaiano. Indetto dall'Unione Inquilini, con la partecipazione di altre famiglie sotto sfratto nonché  delle compagne e dei compagni di Rifondazione Comunista del territorio, il presidio riuscì a respingere il tentativo delle forze dell'ordine di mettere in atto uno sgombero violento ai danni di una famiglia sfrattata. Da allora in città e in tutta la provincia Unione Inquilini e altre organizzazioni sindacali di base sono state protagoniste di numerosi picchetti antisfratto contro gli sgomberi, fatto che ha costretto gli Enti Locali ad adottare un minimo di politiche sociali onde evitare o quantomeno mitigare il trauma degli sgomberi.]


(17.04.19) BERGAMO. CASE POPOLARI: CRESCE LA PROTESTA CONTRO ALER

.

* Mercoledì 17 aprile, ore 17.00 PRESIDIO presso gli uffici Aler in Via Mazzini 32/A A BERGAMO. Per info: Amanda (340.7915236); Bruno (335-6185994); Massimiliano (347.2350300); Cristina (333.6507230)

Aumentano gli affitti, manutenzioni bloccate, portierato eliminato

Il portierato sociale è stato chiuso nei quartieri di Malpensata, Carnovali, Villaggio degli sposi, Monterosso. A dicembre chiuderanno quelli di Longuelo e Loreto. Viene eliminato un Servizio utile che offriva aiuto e sostegno a tanti inquilini.

I Comitati degli inquilini delle case popolari non ci stanno!

La crisi economica e la povertà aumentano. Tante famiglie non riescono più a pagare gli affitti e le spese.

L’Aler è sempre più assente nelle manutenzioni ed è infastidita dagli esempi di solidarietà e

Noi, cittadini e inquilini delle case popolari, non deleghiamo più nessuno e chiediamo subito risposte. Organizziamo un presidio di protesta fuori da Aler e chiediamo un incontro con il Presidente.

Saremo in PRESIDIO davanti alla sede Aler di Via Mazzini 32/a mercoledì 17 aprile dalle ore 17.00. Sono invitati a partecipare tutti gli inquilini delle case popolari, i cittadini e i sindacati, associazioni solidali

A cura di: Comitati inquilini via Luzzatti nr. 7-54, via Don Bosco nr. 52-58, Via Carnovali nr. 5-29, Via Carnovali nr. 45-63.

LOCANDINA

Diritto alla casa, precedenti info: QUI


(13.03.19) BERGAMO IN TRASFORMAZIONE E LE MANI SULLA CITTA’ - INCONTRO PUBBLICO

* Mercoledì 13 marzo ore 20.45, c/o Fondazione Serughetti-Centro “La Porta”, Via Giovanni XXIII 30, Bergamo

A cura del gruppo promotore di “Bergamo in comune”

BERGAMO CAMBIA

La città prende la forma della storia: la storia dei modelli economici e dei processi produttivi. Ma la città comprende anche altro: la città forma i cittadini, i soggetti politici. Infatti la città intesa come polis è dimensione complessa di partecipazione politica e sociale. Una dimensione che però sembra essere sotto assedio, fagocitata da nuove dinamiche che si esprimono con forza anche nella nostra Bergamo. Oggi appare sempre più centrale il rapporto fra evoluzione della città e sviluppo del capitalismo globale. In questa fase si sta sviluppando infatti un processo di accumulazione tramite «spossessamento». Cioè il capitale è sempre più predatorio: recupera gli spazi, fisici e simbolici, e li ricostruisce secondo le proprie esigenze. Gli spazi urbani prendono la forma della storia. Oggi il mercato ne è padrone attraverso turismo e consumo, mentre la politica, come bene ha dimostrato l’amministrazione attuale, si fa piccola piccola se non quando si trasforma in ordine pubblico. Bergamo non fa eccezione, anzi grazie alla presenza dell’aeroporto di Orio che l’ha promossa a terzo scalo in Italia, oggi Bergamo è una città tutt’altro che provinciale, ma al centro dei nuovi fenomeni urbani, che qui si presentano come più avanzati, radicali e veloci. Per la prima volta nella sua storia Bergamo non è periferia, ma al centro delle più radicali trasformazioni economiche, sociali e urbane.
Alcuni dei nuovi tratti distintivi che attraversano la nostra città possono essere tracciati. Due in particolare modo: la supremazia del turismo e del consumo rispetto alla pianificazione urbanistica e una visione dello spazio urbano come spazio di ordine pubblico. Lo slogan della scorsa campagna elettorale del sindaco (cambiare passo) appare alla luce di queste dinamiche ancora più inquietante. Si è certamente cambiato passo, ma procedendo nella direzione sbagliata.
Infatti l’attuale amministrazione è stata oggettivamente solo una mera esecutrice dei dettati economici e delle scelte operate dagli imprenditori e imposte alla città. L’amministrazione si è limitata a amministrare per favorire l’azione e le decisioni di altri soggetti, quelli economici, dai grossi investitori, alle banche, al mondo finanziario. L’amministrazione, basandosi sul noto principio liberista che non vi è alternativa a questo modello economico, è stata solo la facciata pubblica di operazioni private di accumulazione tramite «spossessamento». E lo ha ben dimostrato da subito riducendo del 40% gli oneri di urbanizzazione sulle aree dismesse e chiudendo l’Urban Center (il luogo inaugurato da Bruni per dare spazio alle parti sociali sui dibattito sui destini della città e dei vari progetti pubblici e privati).
Un aspetto oggi caratterizzante le trasformazioni urbane è la gentrificazione. Un processo per cui l’area in cui avviene diventa più costosa e più esclusiva. Imprenditori edili e proprietari finanziari vedono in un’area urbana una zona di potenziale profitto e iniziano una serie di investimenti che cambiano le caratteristiche originarie di quell’area. Sono le ex zone industriali a essere ottimali per questo processo, perché mettono a disposizione grandi aree su cui è possibile costruire, magari cavalcando l’idea “verde” di risparmiare suolo agricolo. Ecco che zone considerate fino a poco prima degradate diventano attrattive per una certa popolazione, tendenzialmente giovane: artisti, musicisti, giovani coppie e studenti (vedi il target individuato dal progetto Bosatelli/Percassi del Chorus Life). Oggi è diventato di moda il termine “riqualificazione urbana”, ma è chiaro che la riqualificazione non andrà certo a vantaggio della popolazione lavoratrice che originariamente abitava in, o attorno, a queste aree. Costoro vengono invece gradualmente spinti fuori da queste aree e dalla città, magari nei quartieri e nei comuni limitrofi alla città, resi meno appetibili dalla presenza fastidiosa dei decolli e atterraggi generati dalla crescita smisurata dell’aeroporto. Questa nuova ondata di espulsioni accade non solo perché il costo delle case, sia in vendita che in affitto, aumenta, ma anche perché un numero significativo di abitazioni non sarà più a scopo residenziale, ma piuttosto dedicato a brevi soggiorni. Sarà dunque destinato al turismo: fenomeno pressoché prima sconosciuto in Bergamo. Non a caso i fenomeni più estremi di gentrificazione si stanno sviluppando in Città Alta, dove sotto la spinta del turismo indotto dall’enorme flusso di viaggiatori generato dall’aeroporto di Orio e sfruttando, malamente, l’accredito UNESCO, si è perseguito, e non governato, un sviluppo turistico scriteriato, che ha portato alla ulteriore crescita incontrollata di attività legate alla ristorazione e al soggiorno temporaneo.
Attorno al Centro Piacentiniano si sta invece giocando forse la parte più rilevante di questa partita. Assistiamo ad un forte attivismo dell’amministrazione, teso a favorire la costituzione di un vero “centro del lusso”. Una zona commerciale dedicata al lusso e che si rivolge ai flussi esistenti, e futuri, di passeggeri benestanti che transitano per Orio al Serio. Una vecchia idea che non aveva sino ad ora trovato un luogo adeguato, loro dicono una “location”. Ora grazie alla disponibilità dell’amministrazione, attraverso uno stillicidio di azioni amministrative, questo progetto (mai discusso con la città e non previsto dalla pianificazione del PGT) sta prendendo forma. E sembra non importare a nessuno che in questo nuovo settore commerciale di lusso si lavori a cicli continui, comprese le festività, con contratti precari e a tempo determinato e con stipendi al limite della sussistenza.
Vi è poi il progetto affidato all’impresa Vitali, sullo scalo merci (ex Porta Sud), che rappresenta un nuovo livello nel grado di privatizzazione delle scelte urbanistiche. Qui all’operatore selezionato con bando pubblico è addirittura devoluta la possibilità di decidere il destino strategico dell’area, di stringere rapporti con altri soggetti privati e di attuare la riqualificazione gestendo direttamente gli aspetti finanziari. L’amministrazione sembra relegata al semplice ruolo di arbitro che fissa le regole e fischia gli eventuali fuorigioco. I cittadini, come hanno dimostrato i recenti quattro “incontri partecipativi” promossi dall’amministrazione, sono in questo contesto ridotti al ruolo di semplici spettatori passivi e ininfluenti. I 250.000 metri quadri dell’ex scalo ferroviario sono oggetto di un protocollo siglato congiuntamente da Sistemi Urbani, società del gruppo Ferrovie delle Stato, RFI e Comune di Bergamo. Obiettivo dell’intervento sarà quello di “ridisegnare l’area – che con apporti di privati potrà raggiungere complessivamente 450.000 metri quadri – e trasformare il sud di Bergamo creando infrastrutture di collegamento urbano, che offrano standard urbanistici e architettonici tipici della progettazione contemporanea, secondo i principi delle Smart Cities”. In questo caso riaffiora l’ideologia delle grandi opere che oggi torna ad essere venduta.. Si tratta di un’ideologia che ha a che fare nel nostro paese non solo con il liberismo, ma anche con l’affarismo e che già molti danni ha già prodotto anche a Bergamo dalla BREBEMI al Park della Fara. Ma l’inefficienza e l’inagibilità delle grandi opere è ormai un fatto evidente a livello mondiale, si tratta dello sviluppo di un capitalismo cannibale, che assume totalmente la logica del “costruisci e distruggi. Il vero motore di queste grandi opere è un altro. Come dimostrano i casi di Pedemontana, Brebemi e Teem: queste opere trovano le loro ragioni solo nell’interesse finanziario, senza la provvista messa a disposizione dagli attori finanziari non sarebbe possibile il paradosso di mega progetti, che non si giustificano secondo alcuna analisi economica e occupazionale.
In sostanza possiamo dire che l’amministrazione ha effettivamente cercato di cambiare passo alla città, bisogna dargliene atto, ma lo ha fatto sposando il modello economico postfordista e liberista, in cui il modo di produzione è dominato da forme di accumulazione flessibili, capaci di integrare, di mettere in rete, modi, tempi e luoghi di produzione fra loro molto diversi. Un modello suggerito da un folto gruppo d’imprenditori (Percassi, Lombardini, Cividini, Bosatelli e Vitali) e di cui i cittadini non sanno nulla, visto che nei programmi elettorali c’era ben altro. Non solo non ne sanno nulla ma nemmeno hanno corso il rischio di esserne informati, né consultati. Ma è con questo sistema, che favorisce le oligarchie in grado di decidere, che oggi, dall’Europa a Bergamo, si procede. La democrazia è diventata un lusso e la partecipazione dei cittadini un fastidio. Una vera mutazione del sistema che diventa a-democratico. Come non ricordare le uscite dell’attuale sindaco al tempo del referendum sulla Brexit contro il suffragio universale, considerazioni giunte sino ad auspicare la riduzione del voto alle sole classi abbienti, le uniche, per censo e cultura, in grado di decidere coscientemente.
Eppure più si riducono le competenze della politica pubblica e gli spazi della partecipazione e più l’amministrazione ha cercato di legittimarsi con strumenti come ad esempio le “reti sociali”, finti organismi democratici e partecipativi, in cui i proconsoli inviati dalla giunta hanno cercato di tranquillizzare i cittadini raccontando la favola che, in fin dei conti, la città è ancora loro e che sono ancora loro a decidere. Salvo poi scoprire che le decisioni che gli spettano riguardano aspetti marginali del decoro e dell’arredo urbano (quando va bene). Le recenti polemiche tra l’amministrazione e i comitati dei cittadini sul tema della partecipazione hanno realmente posto in evidenza l’emergere di una prima forma di insofferenza di molti su questi temi. Emerge una rigidità inattesa, un conflitto che attraversa anche soggetti che erano stati tra i fautori del successo del centro sinistra cittadino.
Non a caso per l’attuale giunta la flessibilità delle decisioni è un dogma, un obbligo che gli consente di sfuggire alla crisi, riducendo il costo del lavoro e diminuendo il tempo che intercorre tra investimento e realizzazione del profitto. Infatti l’attuale amministrazione aborrisce tutto ciò che allunga questi tempi, in particolare l’espressione di opinioni o interessi diversi da quelli che ha assunto. Per gli assessori, riprendendo, più o meno coscientemente, modelli economici di moda qualche decennio fa negli Stati Uniti d’America, il rapporto tra spazio geografico, tempi economici e capitale diviene il focus di riflessione centrale. La velocità è la cifra del loro mandato (obiettivo per altro più proclamato che raggiunto).
Siamo in una fase di forte trasformazione della città, in particolare la città, intesa come arena di partecipazione politica e di conflitto sociale, è sotto attacco da parte del turismo deregolamentato, del consumo e della concezione securitaria che privilegia l’ordine pubblico, ciò nonostante la città per ora rimane ancora un terreno di conflitto e quindi una polis nel senso pieno del termine. Il neo-liberismo, seppur ormai pienamente dominante, rimane un modello storico, quindi, in quanto modello storico, ribaltabile. Nell’età delle diseguaglianze urbane, della mercificazione dello spazio pubblico, del vertiginoso consumo di suolo, l’urbanistica stessa ha subìto una mutazione genetica e ha perso la sua vocazione originaria. Da disciplina del welfare, dispensatrice – certo perfettibile – di diritto alla città, è divenuta complice del neoliberismo, ha abbandonato il dato sociale. Lo statuto disciplinare dell’urbanista si è conformato ai diktat del mercato, dando seguito all’attacco sferrato da forze regressive, elitiste e antidemocratiche, che a partire dagli anni Settanta hanno smantellato diritti e stato sociale. In questo contesto l’amministrazione di Bergamo ha perciò assunto concetti, metodi e lessico presi a prestito dall’economia finanziarizzata, pienamente interni alla logica distruttiva ed estrattiva che ha saccheggiato città e territori: una strategia certo non di sinistra ma soprattutto fallimentare.
È urgente mettere in campo un’utopia, un ribaltamento di paradigma. Ma l’utopia moderna è fatta di pratiche quotidiane, spesso ai margini, spesso antagoniste, già in atto nella nostra società in mutamento. E’ necessario ripartire dalla osservazione dei conflitti sul territorio; dal sapere critico che ne derivano; e dalle nuove pratiche di mutualismo e socialità, dalle forme di esistenza collettiva che si prendono cura degli ambienti di vita, delle relazioni eco-sistemiche, che rigettano la logica economica del “prendere senza restituire”. Movimenti che già oggi contengono il germe di altri mondi possibili.
Al lavoro e alla lotta.

Gruppo promotore di “Bergamo in comune”, 6 marzo 2019


Dopo la partecipata assemblea di sabato 2 febbraio scorso si deve ora dare seguito a quanto deciso.

- Va inviata alla mail fausto.amorino@gmail.com via mail la sottoscrizione formale dell’appello (si ricorda in particolare che per i non residenti a Bergamo solo chi lo sottoscriverà, sarà abilitato alle fasi decisionali delle prossime assemblee).

- Va data la propria eventuale disponibilità per la prossima fase di costruzione del programma, attraverso tre gruppi di lavoro tematici specifici accorpando i 10 punti presenti nella parte finale dell’appello.

- Va data la propria eventuale disponibilità per costituire un gruppo di lavoro organizzativo, che prepari e faciliti le prossime fasi decisionali dell’assemblea.

Un primo incontro è stato fissato al Circolino della Malpensata mercoledì 13 febbraio prossimo alle ore 20,30.

Di seguito il testo dell’appello - discusso e votato nell’assemblea del 2 febbraio - che va sottoscritto da tutti prima possibile, assolutamente e non oltre mercoledi 13 febbraio.

IN COMUNE - PER UN’ALTRA BERGAMO- appello

Siamo cittadine e cittadini preoccupati per il futuro della nostra società e della nostra città, ci anima una grande passione civile e sociale, e siamo impegnati e responsabilmente attivi nella vita sociale cittadina in comitati, associazioni, gruppi, movimenti, crediamo nella politica come strumento di servizio a tutta la comunità.

Siamo convinti che ci sia uno spazio sociale politico programmatico, per dare voce, a chi in primo luogo vuole contrastare l’attacco politico di stampo populista neofascista razzista e xenofobo, espresso dalla Lega e dalle destre, a chi è deluso della svendita del movimento cinque stelle rispetto ai temi e obiettivi originari, a chi non si riconosce nell’ambivalenza delle alleanze politiche del PD,  nelle politiche, economiche e urbanistiche dell’ambiente e della mobilità della attuale maggioranza cittadina. Pur riconoscendole alcuni interventi positivi (politiche sociali, diritti individuali, integrazione dei migranti), è stata troppo condizionata da interessi di importanti gruppi imprenditoriali che hanno definito priorità, progetti e direttrici per un orizzonte di sviluppo economico speculativo, incompatibile con l’ambiente, che svende il patrimonio pubblico, che ha negato nei fatti le forme di partecipazione democratica come nel caso emblematico del parcheggio alla Fara dentro le mura veneziane.

Le prossime elezioni amministrative cittadine sono quindi un’occasione importante, sebbene parziale non esclusiva né esaustiva, utile per mettere a frutto e collegare tra loro esigenze di quartiere, emergenze sottovalutate, battaglie ambientali, conflitti sociali, problematiche non soddisfatte, misurando così il consenso su un progetto di città innovativo con un programma credibile, alternativo a quelli in campo, saldamente legato a valori e principi di uguaglianza, estensione dei diritti, valorizzazione delle diversità, difesa dei più deboli, protezione dell’ambiente, qualità della vita, in particolare dei nostri quartieri.

Non dobbiamo lasciare un vuoto politico, bisogna dare un volto e far vivere, anche in questa competizione, la sfida di un progetto civico ambizioso che accolga anche i molti delusi, in attesa, pronti ad astenersi, a vivere da spettatori, a turarsi il naso o a scegliere il meno peggio. Cerchiamo l’unità tra chi oggi non si sente rappresentato, tra le componenti civiche, i soggetti associativi, i comitati, le singole persone, e le forze politiche che si richiamano ai valori comuni e discriminanti dell’antifascismo e dell’antiliberismo, per non disperdere il consenso significativo registrato in città alle ultime elezioni politiche.

Gli sbarramenti elettorali fuori dalle coalizioni comportano oggi una oggettiva difficoltà a dare rappresentanza istituzionale, dobbiamo quindi cercare di fare meglio del passato, saperci unire e aggregare in una situazione politica esterna che nel frattempo è mutata profondamente.

Si tratta quindi di operare in controtendenza, in una città dove nel frattempo la domanda di partecipazione dei cittadini è stata svilita, rispondendo insieme con un nuovo protagonismo, nei tempi stretti che ci restano, per riavviare un percorso democratico, partecipato, aperto e inclusivo.

Un percorso assembleare dove ognuno conti, dove si applichi il criterio della massima democraticità e della parità secondo il principio “una testa un voto” dei residenti e non che aderiranno a questo appello, e nel quale, in modo non precostituito, si declini un programma, con una lista e un candidato sindaco, che possa dare continuità alla rappresentanza nelle istituzioni locali e in ogni caso possa essere punto di partenza per sviluppare anche dopo la scadenza elettorale, una critica radicale e concreta allo stato di cose presenti e strumento a sostegno delle lotte e dei conflitti.

Denominatore comune, deve essere in primo luogo la condivisione e il giudizio di merito sui contenuti, un programma che si possa arricchire nel confronto, ma che deve essere discriminante su una serie di problematiche, dove in questi anni ci sono stati molti elementi di regressione, quali ad esempio:

- Processi trasparenti di coinvolgimento e partecipazione attiva dei cittadini

- Direzione e interesse pubblico delle trasformazioni urbanistiche e di rigenerazione urbana

- Difesa tutela e valorizzazione dei beni e del patrimonio comune

- Sistema integrato e innovativo di mobilità dolce

- Fermare e ridurre la crescita dell’aeroporto rendendolo compatibile con il territorio e chi lo abita

- Incremento delle potenzialità abitative del patrimonio pubblico e privato

- Politiche solidali di accoglienza e inclusione delle migrazioni

- Consolidamento ed estensione dei diritti civili e sociali

- Salvaguardia dell’ambiente, del territorio, del suolo non edificato, della qualità della vita

- Riequilibrio e riqualificazione sociale e urbanistica con al centro le periferie

***


Pagina successiva »