(12.11.18) SAN PAOLO D’ARGON. ADDIO ARCHIVIO COMUNALE ONLINE? LA RISPOSTA DAL COMUNE


Ci è giunta dal Comune la risposta alla nostra richiesta di spiegazioni al sindaco sugli atti comunali che scompaiono dall’archivio online dopo il breve periodo di pubblicazione sull’Albo Pretorio che è atto dovuto per legge.
A rispondere è stato non il sindaco, ma la signora segretaria che ci ha mandato una lunga missiva dove – facendo riferimento a ragioni di privacy e “diritto all’oblio” espresse negli atti del garante della privacy – conferma come legittima e dovuta l’eliminazione dall’archivio online degli atti originali e completi, anche se questi devono comunque rimanere in forma cartacea a disposizione dei cittadini che possono andare in municipio e fare richiesta di consultazione/copia secondo lo specifico regolamento per l’accesso agli atti.
Ovvio che un certo numero di atti, che contengono fatti personalissimi e sensibili di questo o quel cittadino, meritano “l’oblio” (informatico), non però tutti gli altri, cioè la stragrande maggioranza, sui quali crediamo che i cittadini abbiano il diritto sapere e quindi partecipare, nel modo più ampio e documentato, anche attraverso gli strumenti informatici.
Chiaro che approfondiremo la questione in termini giuridici e tecnici, e chiediamo un contributo a quanti capiterà di leggere questa nostra nota.
Ma con un paio di interrogativi e un paio di considerazioni:
* Perché gli altri comuni (per esempio Bergamo, Trescore Balneario…) fanno diversamente? Sono tutti loro che sbagliano?
* Togliere la documentazione dall’archivio online è comunque una scelta politica, che va nella direzione di limitare – secondo noi arbitrariamente - il diritto alla partecipazione. Le responsabilità non sono del personale tecnico, ma dei rappresentanti eletti dai cittadini.
* Purtroppo in tema di politica e amministrazione locale avranno maggior diffusione fra la cittadinanza le opinioni che si basano sul sentito dire più che sulla verifica dei documenti reali. E questo – qualunque siano i punti di vista e le convinzioni di ciascuno – non è bello. (L’Alternativa - San Paolo d’Argon, 12.11.18)


(12.11.18) TREVIGLIO. UNIONE INQUILINI: ORA ANCHE UNA AGGRESSIONE A UNA INQUILINA, NOSTRA ASSOCIATA

E’ ANDATA NUOVAMENTE ALL’OSPEDALE MASSIRA, GIOVANE MADRE CON FIGLI MINORENNI, AGGREDITA SABATO PERCHÈ NON NON RIESCE A PAGARE L’AFFITTO.
UNIONE INQUILINI CHIEDE ALL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI RIPRISTINARE LA TUTELA DELLE PERSONE POVERE E INDIFESE CHE SONO STATE IMMOTIVATAMENTE TAGLIATE FUORI DALLE POLITICHE DI AUSTERITA’

È dovuta tornare quest’oggi nuovamente all’ospedale, Massira, donna sola con i suoi due figli minorenni, aggredita a Treviglio sabato scorso. Il pronto soccorso oggi, 12 novembre, ha giudicato la sua condizione di salute mediamente critica per rischio evolutivo (codice giallo) dopo che sabato sera la giovane donna era stata aggredita (quasi certamente) dal parente del suo proprietario di casa.
Massira abita, sola con i suoi due figli minorenni, in un appartamento a Treviglio. A causa delle difficoltà economiche, dovute all’abbandono del tetto coniugale del marito e alla precarietà lavorativa, Massira non è più riuscita a sostenere l’affitto e le spese condominiali. Massira si è rivolta allo sportello sociale di Unione Inquilini, i cui attivisti hanno contattato l’avvocato della proprietà e i servizi sociali del Comune per poterla tutelare. Purtroppo l’attivismo della donna ha dato fastidio a qualcuno. Massira, sabato sera, mentre rientrava a casa, è stata avvicinata da un parente del proprietario di casa che ha inveito contro di lei; l’ha poi spintonata facendola cadere a terra e accanendosi su di lei, malmenandola.
Fortunatamente alcuni passanti e vicini di casa sono intervenuti interrompendo l’aggressione ma la donna ha dovuto rivolgersi al pronto soccorso dell’ospedale di Treviglio che ha certificato lesioni guaribili in 7 giorni. Regolare denuncia è stata sporta presso il locale Commissariato di Pubblica Sicurezza.
Non è la prima volta che a Treviglio proprietari di casa si sono sentiti legittimati ad aggredire gli inquilini, soltanto perché non più in grado di pagare l’affitto. Sicuramente le politiche regressive sul piano sociale di questi ultimi tempi nonché le campagne d’odio nei confronti degli immigrati o delle persone povere hanno creato un contesto che porta anche ad atti inconsulti e violenti contro persone povere e indifese, contro donne.
Gli attivisti di Unione Inquilini puntano il dito contro le istituzioni di governo, dal livello nazionale a quello locale. In particolar modo, da alcuni mesi, stiamo denunciando le responsabilità dell’Amministrazione comunale di Treviglio che, a nostro giudizio, ha dismesso ogni politica di tutela delle persone povere e degli inquilini.

Abbiamo aderito al presidio che si è tenuto questa mattina, davanti all’alloggio di Massira, e parteciperemo alla assemblea che si terrà martedì 13 novembre, ore 15.30, a Treviglio in via Cavour 10, dove si parlerà di una mobilitazione che richieda all’Amministrazione comunale di riattivare una politica sociale e abitativa degna di questo nome: a partire dalla riapertura del bando delle case popolari, passando per l’utilizzo dei fondi per il sostegno agli inquilini morosi e sotto-sfratto, per finire alla messa a disposizione di alloggi temporanei a tutela delle donne sole con minori sottoposti a sfratto per morosità. (Treviglio, 12.11.2018 Per info: Unione Inquilini, 3397728683 - Fabio Cochis)

Diritto alla casa, precedenti info: QUI


(05.11.18) SAN PAOLO D’ARGON. Perché nell’archivio on-line del sito del Comune non ci sono più gli atti amministrativi?

Nel sito istituzionale del nostro comune si potevano consultare e scaricare le delibere della Giunta e del Consiglio comunale nonché tutte le determinazioni dei vari uffici effettuate dal 2003.

Si trattava di un comodo strumento di informazione che consentiva a tutti i cittadini, variamente interessati, di conoscere quanto è stato deliberato e deciso dai vari organi dell’Amministrazione Comunale.

Praticamente tutti i comuni ed enti pubblici sono dotati di tale archivio on-line, ma a San Paolo da diversi mesi tale strumento non è più disponibile.

Nel nostro sito istituzionale sono indicate ancora tutte le deliberazioni della Giunta e del Consiglio comunale (cfr. qui) e le determinazioni (cfr. qui), ma i rispettivi contenuti in allegato a ciascun atto indicato – cioè i documenti veri e propri – non ci sono più e chi li vuole conoscere deve recarsi in comune, fare richiesta di poterli consultare o di averne copia, perdendo un sacco di tempo e intasando il lavoro degli impiegati che hanno già un sacco di cose da fare.

I soli atti che ancora si possono aprire e scaricare integralmente sono quelli che compaiono nell’Albo pretorio online: i quali però – dopo il breve periodo di pubblicazione stabilito dalla legge – non sono più né visibili né scaricabili.

Delle ragioni che abbiano portato alla drastica censura dell’archivio on-line, che riteniamo un importante strumento di informazione, partecipazione e controllo democratico da parte di tutti, non possiamo che chiedere conto al sindaco, agli assessori e ai consiglieri comunali.

Ma soprattutto si chiede con forza che l’archivio on line venga di nuovo ripristinato e reso agibile a tutti i cittadini nella sua completezza, esattamente come avveniva in precedenza e come avviene normalmente per tutti i comuni ed enti pubblici. (L’Alternativa-San Paolo d’Argon, 24 ottobre 2018)


(31.10.18) IL CONTADINO INVISIBILE. “LA TERRA A CHI FA FIGLI”

Ricevuta ieri sera…

“Il governo concederà terreni gratis e in cambio chiederà di fare un terzo figlio”. Praticamente un insulto a chi vive coltivando la terra, a chi sopravvive con due ettari, a chi si dispera pascolando le sue bestie su terre che non gli appartengono e che – per fortuna - nessuno reclama. Un insulto nell’idea che le terre demaniali siano una disponibilità del governo, qualunque esso sia, e non una disponibilità degli italiani tutti. Non è questo il primo governo che cerca di disporre di questo importante patrimonio secondo gli umori del suo elettorato. Chi voleva venderla con aste al rialzo, per “favorire l’ingresso dei giovani agricoltori” che – come sapete perfettamente – hanno tanta disponibilità di cassa che giocare d’azzardo per acquistare qualche decina di ettari risulta loro la cosa più conveniente. Chi voleva farne altri usi fantasiosi. Mai un governo che dicesse, applichiamo le leggi esistenti (Legge 4 agosto 1978, n. 440. “Norme per l’utilizzazione delle terre incolte, abbandonate o insufficientemente coltivate”) e promuoviamo una nuova riforma agraria - non un tweet - capace in 20 anni di garantire una vita dignitosa a chi lavora la terra.

Ma fino ad ora, a parte l’azione dell’Opera Nazionale Combattenti e la costruzione dei Centri di Colonizzazione in epoca fascista, nessuno aveva mai pensato di inventare contadini a fini demografici. Certo che il premio è allettante e, magari, ci sarà un’esplosione di candidati, tutti “italianissimi” e “di provata fede “nella famiglia “di un uomo ed una donna” per riportare la purezza di razza “nell’Italia rurale”.
Certo che, nella legge finanziaria, invece che soldi per questa operazione – qualche milione – o per una fantomatica agricoltura 4.0 che serve a finanziarie il “made in Italy” delle transnazionali agroalimentari oltre che le industrie a monte del sistema agroalimentare nazionale, ci saremmo aspettati un’indicazione sull’impegno italiano nel negoziato in corso sulla PAC ed in particolare sul secondo pilastro – lo sviluppo rurale - che dovrà essere finanziato con soldi nazionali in quota parte maggiore di quanto non fosse fin ora. L’attuale ministro all’agricoltura ed al turismo, di cui conosciamo tutto dei suoi tattuaggi e della sua Harley Davidson, non ci ha ancora fatto sapere il suo pensiero sulla riforma della PAC o sui nuovi OGM.
Noi che mandiamo avanti con difficoltà e resistenza quell’ottanta percento di aziende che riceve meno del 15% del totale dei soldi della PAC e nessun supporto dalla Stato, noi siamo contadini, siamo lavoratori che producono alimenti, non siamo “rurali” e, spesso non abbiamo figli perché nell’”Italia rurale” c’è troppo da lavorare nelle stalle, sono sparite le scuole, gli asili nido, i trasporti, il medico condotto e la medicina preventiva, il veterinario condotto e l’assistenza veterinaria di base, le strade sono tanto malridotte da essere impraticabili e le strade interpoderali ce le dobbiamo riparare da soli anche se sono diventate strade ad alta percorrenza, dal Piemonte alla Sicilia. E la connessione internet ad una velocità normale resta un inutile desiderio. Altro che agricoltura 4.0!
La terra a chi la lavora! (ottobre 2018, Antonio Onorati, contadino di Associazione Rurale Italiana, Campagna Romana)


(27.10.18) ENDINE GAIANO. PREMIO GIUSEPPE BRIGHENTI PER LO STUDIO E LA DIVULGAZIONE DELLA STORIA DEL NOVECENTO- XXII EDIZIONE

* Sabato 27 ottobre 2018 alle ore 15:30, presso la Sala consiliare del comune di Endine Gaiano (Piazza A. Moro)

Saluti di Marco Zoppetti, sindaco del Comune di Endine Gaiano, Andrea Brighenti, presidente Anpi di Endine Gaiano, Rappresentanti associazioni che promuovono il premio

Interventi dei premiati:

- Francesco Corniani, giovane studioso di Schio, vincitore del Premio per la tesi di laurea “Sarete accolti con il massimo rispetto”: disertori dell’esercito tedesco in Italia (1943-1945), Università degli studi di Trieste, a.a. 2016/2017

- Chiara Cremaschi, regista bergamasca, vincitrice della Borsa di ricerca Una storia di nomi e di città.

Coordina Elisabetta Ruffini, direttrice Isrec di Bergamo

A cura di Istituto bergamasco per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea in collaborazione con il Comune di Endine Gaiano e la Sezione Anpi “Giuseppe Brighenti” di Endine Gaíano,  con il patrocinio del Comitato antifascista bergamasco, Associazione partigiani d’Italia e Camera del lavoro Cgil di Bergamo

INVITO: QUI


SERIATE. Sfratto. 64enne non riesce più a pagare il mutuo-casa e rischia di finire al dormitorio. Mobilitazione solidale

* Lunedì 22 ottobre, presidio solidale antisfratto in Via Cerioli 1, dalle ore 10.00

Abou Saleh, cittadino italiano di origine egiziana, insieme a suo figlio quindicenne, lunedì subirà lo sfratto dalla abitazione di Via Cerioli 1 a Seriate. Hanno perso la casa all’asta , in quanto Abou Saleh, disoccupato da tempo, non è più riuscito a far fronte alle spese del mutuo.

Come è noto, negli anni scorsi nella bergamasca abbiamo assistito una moltiplicazione dei mutui-casa offerti dal sistema creditizio in modo selvaggio per “drogare” il business dell’edilizia illudendo migliaia di famglia ed appropriandosi dei loro risparmi.

In una realtà come la nostra in cui agenzie immobiliari e proprietari di abitazioni sono particolarmente restii ad affittare a stranieri, quella del mutuo è stata una scelta obbligata per molte famiglie immigrate.

Inutile dire che, col sopraggiungere e il perdurare della crisi economica, un numero impressionante di famiglie, straniere e non, non è più riuscita a pagare i mutui perdendo di conseguenza la casa

L’alternativa proposta dal Comune ad Abou Saleh è quella di mandarlo al dormitorio, mentre per il figlio si pensa di inserirlo nell’abitazione del fratello che vive già in ristrettezza in un bilocale con un figlio e moglie incinta.

Nel territorio del Comune di Seriate ci sono almeno 700 abitazioni sfitte o invendute; da tre anni il Comune non rinnova il bando per l’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica, il cui patrimonio ammonta a poco più 180 appartamenti di cui – secondo una nostra valutazione – almeno una decina sono ancora vuoti.

Sono segnali di gravei carenza nella politica delle casa da parte dell’Amministrazione comunale.

Che a 64 anni Abou Saleh sia costretto a finire all’albergo popolare, crediamo sia un’umiliazione che gli possa e debba essere risparmiata.

Per questo non intendiamo lasciarlo solo e chiediamo alla cittadinanza di sostenere la mobilitazione per chiedere di rimandare lo sgombero al fine di consentire la ricerca di una soluzione alloggiativa dignitosa e non precaria, sia per il padre che per il figlio.

L’appuntamento è alle ore 10.00 di lunedì 22 ottobre in Via Cerioli 1 a Seriate. (Unione Inquilini Bergamo e provincia, 20 ottobre 2018 - per comunicazioni tel. 3397728683)

Diritto alla casa, le nostre precedenti info: QUI


(17-24.10.18) VILLA DI SERIO - PONTE SAN PIETRO NO AL GESTORE PRIVATO. DIFENDIAMO LA SANITA’ PUBBLICA. DUE INCONTRI PUBBLICI

Negli ultimi 5-6 mesi a tre milioni di cittadine/i con patologie croniche è arrivata una lettera della Regione Lombardia che invita a scegliere un “gestore” che avrà il compito di pianificare l’assistenza e le cure. Tale riforma è stata presentata come la soluzione di tutte le difficoltà e i disservizi lamentati dagli utenti (interminabili liste d’attesa, carenza di medici di base…). Ma la realtà è ben diversa. Con il gestore privato la Regione Lombardia punta ad indebolire il Servizio Sanitario Nazionale per favorire gli interessi di operatori privati.

Di questo parleremo nei due incontri promossi dal “Tavolo della salute” di Potere al Popolo - Bergamo

* Mercoledì 17 ottobre ore 20.30 - Sala della Comunità - Biblioteca Villa Carrara - Via Giovanni XXIII 60 - Villa di Serio. Intervengono:

- Fulvio Aurora di Medicina Democratica
- Maurizio Bardi, medico di medicina generale

* Mercoledì 24 ottobre, ore 20.30 - Sala civica “F.lli Milani” in Via Piave 26 (sopra la biblioteca) - Ponte San Pietro. Intervengono:

- Elisabeth Cosandei e Fulvio Aurora (Medicina Democratica)


(8-13.10.18) MOBILITAZIONE NAZIONALE “SFRATTI ZERO”: DIRITTO ALLA CASA, AL LAVORO, AL REDDITO. GLI APPUNTAMENTI A BERGAMO E PROVINCIA

In bergamasca, ogni anno, fin dall’inizio della crisi economica, non meno di 400-500 famiglie subiscono sentenze di sfratto, nel 90% motivate da morosità per lo più incolpevole. A questi bisogna aggiungere le famiglie che perdono la casa perché non riescono più a pagare il mutuo, situazioni queste molto frequenti in alcune zone della provincia, ma che sfuggono alle statistiche ufficiali. Ogni anno oltre 500-600 famiglie sono sfrattate con l’uso della forza pubblica.
Tante sono collocate nelle graduatorie comunali per una casa popolare, alle quali non viene data nessuna risposta concreta. Tutto questo mentre alcune migliaia di alloggi di edilizia pubblica rimangono ancora oggi chiuse perché prive di manutenzione.
Ogni anno, centinaia di lavoratori e pensionati sono costretti ad andare in sofferenza nel pagamento degli affitti e delle spese condominiali, anche nelle case popolari, a causa dei processi di privatizzazione dell’edilizia residenziale pubblica imposti dai governi della Regione Lombardia.
Questi sono gli effetti delle politiche liberiste e di precarizzazione del lavoro attuate dai governi nazionali che si sono succeduti in questi anni e che hanno prodotto licenziamenti e forti riduzioni nei redditi.
Il Governo Salvini-Di Maio sta creando, anche attraverso il decreto sicurezza, divisioni tra i ceti popolari e razzismo, imponendo l’idea che il nemico è colui che ha i tuoi stessi bisogni ma è un poco più povero.
Noi rifiutiamo questa visione della società. Tutti i lavoratori, italiani e stranieri, sono costretti ai licenziamenti, all’azzeramento dei diritti nei luoghi di lavoro, alla riduzione dei redditi. Per questo tanti perdono la casa e sono condannati alla esclusione sociale.
Il territorio di tanti comuni della provincia, in questi ultimi decenni è stato deturpato, vittima di una cementificazione selvaggia che è stata favorita dalla deregolamentazione urbanistica.
Nonostante questo, i governi, quelli di prima e quello di adesso, pensano che la soluzione del problema casa  stia nella riduzione, fino all’azzeramento, dell’intervento pubblico per liberare la rendita immobiliare speculativa da regole e vincoli sociali, con tanto di provvedimenti repressivi verso chi è ridotto alla disperazione.
Ottobre 2018 è il mese di mobilitazione “Sfratti Zero”, lanciata dall’Alleanza Internazionale degli Abitanti. Questi gli appuntamenti che abbiamo previsto nei prossimi giorni:

* Lunedì 8 ottobre, assemblea degli inquilini delle case popolari a Bergamo, Via Luzzatti, Saletta del Portierato sociale (in collaborazione con il Comitato inquilini di Via Luzzatti)

* Martedì 9 ottobre a Bergamo, assemblea degli attivisti e delle famiglie sfrattate, alle 19 presso la sede di Unione Inquilini in Via Borgo Palazzo 84/g (al termine cena sociale autogestita).

* Mercoledì 10 ottobre a Treviglio, manifestazione cittadinacon ritrovo in Via Casnida 41 alle ore 16.00 e inizio corteo ore 17.00. In collaborazione con il Collettivo “Tana Libera Tutti”.

* Sabato 13 ottobre a Bergamo, manifestazione unitaria promossa da comitati e organizzzaioni sindacali, ritrovo alle ore 14.30 in Via Torquato Tasso 8 (Prefettura).

Unione Inquilini Bergamo e provincia, 7 ottobre 2018 (per comunicazioni tel. 3397728683)

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(27.09.18) TREVIGLIO. Le politiche abitative neo-liberiste hanno prodotto un disastro sociale. Uniamoci per una mobilitazione in difesa del diritto alla casa


* Assemblea degli attivisti anti-sfratto e delle famiglie di inquilini: Treviglio, giovedi 27 settembre, ore 20.00 presso la sede Unione Inquilini di via Zenale n. 1

Le politiche abitative degli ultimi venti anni, dei governi e degli enti locali, indirizzate verso la liberalizzazione dei canoni, la privatizzazione e dismissione del patrimonio e dell’intervento pubblico, hanno prodotto un aumento insostenibile degli affitti di mercato.
Il risultato è stato che dal 2008 gli sfratti per morosità incolpevole sono aumentati in modo vertiginoso.
Negli ultimi anni il fenomeno sfratti impatta soprattutto nei territori della Bassa Bergamasca e maggiormente nei medi comuni, come quello di Treviglio, dove non ci sono gli strumenti e spessissimo nemmeno la volontà di dotarsi di una politica abitativa.
Infatti, a Treviglio, l’attuale amministrazione comunale, come quella precedente, brilla per l’assenza di politiche rivolte al sostegno al reddito dei ceti popolari.
La giunta comunale governata da Pezzoni aveva predisposto piani vendite a fini speculativi negli edifici di case popolari. L’attuale Giunta comunale invece ha avviato la dismissione “de facto” del patrimonio abitativo pubblico, dove circa 50 alloggi restano non assegnati perché inagibili a causa della mancata manutenzione.
Per questo il comune di Treviglio ha accolto, in due (2) anni, soltanto il 7% delle domande di case popolari presentate, a fronte di più di 300 persone o famiglie in attesa da anni nelle graduatorie.
Nonostante tutto questo i Servizi sociali del comune hanno deciso di abbandonare le famiglie sfrattate a sé stesse, senza neppure prevedere un ricovero in una struttura protetta per le madri e i figli minorenni.
L’Amministrazione comunale non riesce (o non vuole) neppure a spendere i soldi, messi a disposizione da Stato e Regione per sostenere gli affitti delle famiglie a basso reddito. Pur essendo di modesta entità, tali fondi a Treviglio non vengono nemmeno utilizzati interamente. Questo avviene nonostante vi siano famiglie che non riescono più neppure ad accedere al mercato della locazione e sono costretti alla coabitazione oppure all’affitto di camere o di letti “a nero”.
Non si adempie neppure all’obbligo della “graduazione” dell’esecuzione degli sfratti (secondo quanto previsto dalla L. 102/2013 e attuato da diverse Prefetture e Comuni in altre parti d’Italia) per evitare gli sgomberi violenti e garantire il passaggio da casa a casa.
L’esecuzione degli sfratti viene talora predisposta senza preavviso, con il risultato di “buttare in strada” famiglie intere, con minorenni e invalidi, con l’esito di avere così altre persone senza-tetto oltre a quelle che già dormono in giacigli di fortuna.
Occorre costruire una mobilitazione sociale che unifichi i settori sociali precari della città per lottare per il diritto al reddito e alla casa come essenziali alla vita delle famiglie impoverite dalla crisi economica.
Lottiamo per politiche abitative che incrementino le abitazioni sociali e attuino una calmierazione dei canoni di affitto privati. Gli sfratti e gli sgomberi vanno fermati.
Invitiamo tutti gli inquilini, gli attivisti sindacali e di movimento, e tutte le persone che hanno a cuore la solidarietà. (A cura di: Unione Inquilini Treviglio; per info: tel. 3397728683)

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(22.09.18) I COMUNI DELLA VALCAVALLINA HANNO UNA SPESA SOCIALE BASSISSIMA

Rifondazione Comunista chiede conto ai sindaci e alle amministrazioni comunali

E’ quanto emerge da una ricerca del sindacato Cisl di Bergamo sui bilanci dei comuni della bergamasca dell’anno 2016 (ultimi dati disponibili), presentata da L’Eco dI Bergamo del 21 settembre.
A fronte di una media pro-capite di spesa sociale a livello provinciale pari a 102,7 euro (93,7 nel 2015), della Valcavallina arrivano a poco più della metà, 54,3 euro (55,9 nel 2015), di poco superiore a quella dell’ambito del Basso Sebino, 54,3 euro (55,9 nel 2015). Gli ambiti della provincia dove la spesa sociale dei comuni è più alta sono quelli di Bergamo con 175,6 euro pro-capite (163 nel 2015), Valle Seriana con 137,3 (118,6 nel 2015), Dalmine con 120,2 (114 nel 2015), Seriate 113,2 (84,9 nel 2015). Cfr. tabella: qui
Anche in termini di percentuale di risorse del bilancio dedicate ai servizi sociali i comuni della Valcavallina si collocano in coda; a fronte di una media provinciale del 16,1%, la Valcavallina arriva 10,4% superando soltanto gli ambiti della Valbrembana con il 8,4% e del Basso Sebino con il 9,6%. Ai primi posti si colloca la Valseriana (22,3%), l’ambito di Dalmine (20,8%), di Seriate (20,2%).
In generale la ricerca della Cisl denuncia come dal 2010 al 2016 la spesa sociale dei comuni in tutta la provincia sia pressoché ferma ai 114 milioni di euro, senza incrementi significativi malgrado gli effetti devastanti della crisi e i bisogni accresciuti, in relazione in particolare alla precarizzazione del lavoro e all’aumento del numero delle persone anziane bisognose di assistenza.
Come Rifondazione Comunista della Valcavallina non possiamo che denunciare come sconcertante la situazione della nostra zona, i cui comuni – per la maggior parte a guida Pd o collegate al Pd - si mostrano – almeno secondo i dati della Cisl – fra quelli più disattenti e disimpegnati in termini di risorse ivestite per il welfare e i bisogni primari di famiglie, anziani, lavoratori, persone colpite dalla crisi etc.
Chiediamo pertanto che i sindaci e le amministrazioni comunali di tutto l’ambito della Valcavallina diano spiegazioni alla cittadinanza e soprattutto invertano con decisione la rotta. (22.09.18, Per il Circolo di Rifondazine Comunista - Valcavallina: Maurizio G. Mazzucchetti)


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