(14.12.18) BERGAMO. SE IL TUO APPARTAMENTO FINISCE ALL’ASTA, ANCHE TUTTA LA TUA PRIVACY FINISCE NEL SITO DEL TRIBUNALE

Sempre più alto è il numero delle famiglie la cui abitazione viene pignorata e messa all’asta o perché il mutuo casa non è stato più possibile pagarlo o per altre disgrazie. Sono tanti drammi che sconvolgono la vita delle persone.
In questi giorni più di mille sono le aste giudiziarie previste in provincia dal Tribunale di Bergamo e di queste una buona percentuale sono alloggi vissuti da famiglie che dovranno in un prossimo futuro andarsene dopo averci vissuto da anni e anni, forse dalla nascita o forse addirittura da prima.
Il sito delle aste giudiziarie non concede molto alla privacy: per ogni “lotto” messo all’asta viene indicato con precisione l’indirizzo, il link di google-maps, la scala, il numero dell’appartamento, il piano e così via, tanto che la tua famiglia può essere facilmente identificata da tutti i conoscenti.
Viene poi resa pubblica una “galleria fotografica” anche degli interni; e così in modo impietoso tutti possono vedere i dettagli più intimi e riservati della tua abitazione, a partire – per esempio - dalla stanza in cui dormi con tua moglie o tuo marito, il tuo comodino, la tua abatjour, i quadretti appesi, il copriletto, le tende alle finestre, lo scendiletto…
Anche la tua cucina è in bella mostra con le pentole, il lavandino, le stoviglie e il tavolo su cui ci si ritrova a desinare. E poi i libri, i soprammobili, i vasi dei fiori, l’alberello di Natale, i giocattoli dei bambini…; insomna i dettagli della tua vita. Ci sta pure l’immagine di un familiare preso di spalle, forse un anziano che da tempo non esce di casa e fatica a spostarsi dalla sua sedia.

Non sfuggono nemmeno i solai, dove ci sono i mobili dei nonni accatastati, i materassi, i tappeti, gli elettrodomestici rotti e tutti gli altri oggetti impolverati che non usiamo più da anni ma non abbiamo ancora trovato il tempo - o il coraggio - di separarcene definitivamente portandoli alla discarica.
E poi ci sono le foto dello scantinato o del box con le biciclette dei tuoi figli, i vecchi copertoni non più utilizzabili, la cassetta con con le cipolle e qualche attrezzo di lavoro.
La documentazione fotografica del tribunale, messa sotto gli occhi di tutti e a beneficio di quanti sono in cerca di buoni affari con le aste giudiziarie, non si ferma nemmeno alla toilette: il bidè, il rotolo della carta igienica, l’asciugamano, i panni sporchi, il telo della doccia…
C’è solo di tanto in tanto qualche striscia bianca o nera a nascondere dettagli forse perché troppo personali o perché il curatore fallimentare è preso da scrupoli.
Abbiamo fatto una breve ricerca nel sito del Tribunale di Bergamo dopo che un nostro associato – così ci ha detto - si è visto nelle scorse settimane piombare in casa gli addetti alle aste, non perché fosse moroso di alcunché ma perché è in corso il fallimento dell’immobiliare a cui paga l’affitto regolarissimamente. Anch’egli si è ritrovato con diverse foto dettagliate degli interni del proprio alloggio pubblicate nel web, ha provato rammarico per essere stato troppo accondiscendente con gli addetti del curatore fallimentare e ci ha chiesto di fare qualcosa: per sé e per tutti gli altri che incorrono in simili sgradevoli esperienze.
E non ci rimane – per ora - che pubblicare questa nota con la speranza che possa suscitare qualche attenzione e convincere chi ne è responsabile ad agire nel rispetto degli affetti di ciascuno invece di squadernare tutto nel web. Il diritto alla privacy deve valere tanto per i ricchi quanto per i poveri che perdono la casa.
Nella foto collage sopra riportata sono riprodotte alcune immagini di interni pubblicate in www.tribunale.bergamo.it, sezione vendite giudiziarie, foto scelte tra quelle più comuni e variamente tagliate o modificate per non incorrere a nostra volta in quanto vogliamo denunciare. (14.12.18, Unione Inquilini Bergamo)

Diritto alla casa, le nostre precedenti info: qui


(16.12.18) LOVERE. 75° ANNIVERSARIO “TREDICI MARTIRI DI LOVERE” (Poltragno, Lovere 22 dicembre 1943)

* Lovere, domenica16 dicembre 2018, corteo commemorativo; concentramento ore 9.45 in Piazza Tredici Martiri

Nel 75° Annivesario della fucilazione si ricordano i TREDICI MARTIRI Francesco Bessi, Giulio Buffoli, Salvatore Conti, Andrea Guizzetti, Eraldo Locardi, Vittorio Lorenzini, Guglielmo Macario, Giovanni Moioli, Luca Nitckisc, Ivan Piana, Giuseppe Ravelli, Mario Tognetti e Giovanni Vender. Con loro saranno ricordati i Caduti loveresi della Resistenza Pietro Caminada, Luigi Caroli, Pietro Ghedini, Francesco Petenzi e Francesco Tarzia.

PROGRAMMA:

Ore 8.30:
Santa messa nel Santuario S.S. Capitanio e Gerosa
ore 9.45:
Raduno dei partecipanti in Piazza Tredici Martiri. I rappresentanti delle Amministrazionie e delle Associazioni sono invitati a presenziare con i gonfaloni.
Deposizione di corona al Monumento dedicato ai Tredici Martiri.
Intervento di Mauro Magistrati, Presidente Anpi provinciale.
Inizio corteo e sfilata per le vie cittadine con deposizione di corona d’alloro alla Targa in Piazza Tredici Martiri e alla Lapide di Piazza Vittorio Emanuele II.
Ore 11.00:
Arrivo al cimitero. Deposizione di corona d’alloro al Monumento dei Fratelli Pellegrini e dei Tredici Martiri.
Raffigurazione scenica sui Tredici Martiri a cura di Silence Teatro. Intervento conclusivo del Sindaco di Lovere, Dott. Giovanni Guizzetti
(a cura Anpi - Lovere)

Ora e sempre Resistenza

***

NOTA. Il 29 novembre 1943 Eraldo Locardi e la sua banda operarono insieme ad altri partigiani di Lovere (gli uomini del Gruppo Patrioti loveresi, guidati da Giovanni Brasi) un’operazione di autofinanziamento prelevando il denaro dagli uffici stabilimento dell’Ilva di Lovere, contemporaneamente attaccarono la sede del Fascio repubblicano e le due centrali telefoniche dello stesso paese. Nell’azione furono uccisi due notabili fascisti di Lovere: il podestà Paolo Rosa e il segretario del fascio di Lovere Giuseppe Cortesi. Il 7 dicembre 1943, circa 200 uomini (tedeschi e componenti la G.N.R.) risalgono la piccola valle che da Corti porta alle stalle di Ramello, fino ad arrivare ad una cascina appena fuori dalla frazione di Ceratello (loc. Ciar), che ospita il corpo di guardia del gruppo partigiani di Lovere, mentre il resto del gruppo è alloggiato nelle casine più in alto.
I rastrellatori circondano la cascina e, senza sparare un colpo, grazie all’opera di una spia, catturano l’intero corpo di guardia composto da Piana, Guizzetti, Conti, Vender, Macario e Buffoli. La sorpresa ed il tradimento pongono i partigiani nella impossibilità di reagire. I fascisti ed i tedeschi proseguono quindi fino alle cascine ospitanti il grosso della formazione, ma senza alcun esito, poiché i partigiani, resisi conto della situazione e posti in allarme dai partigiani Tarzia e Corna, riescono a sganciarsi. Grazie alle informazioni della stessa spia, nei giorni seguenti vengono arrestati altri sette resistenti, allontanatisi dalla formazione per assolvere altri incarichi. Sono: Locardi, Lorenzini, Ravelli, Bessi Tognetti, Moioli e lo slavo Nikitsch.
Tutti e tredici vengono tradotti nelle carceri di via Pignolo a Bergamo. Per alcuni giorni vengono sottoposti a torture. Il 22 dicembre 1943 vengono prelevati dal carcere e condotti a Lovere. Arrivati a Poltragno, sette partigiani vengono fatti scendere, condotti sulla strada che conduce a Sellere e fucilati alla presenza dei loro compagni. Gli esecutori, sghignazzando, scrivono sul muro bagnato di sangue “fuorilegge” e ripartono per Lovere per compiere la seconda strage. Gli altri sei, dopo che la direzione dell’Ilva si è opposta al tentativo di procedere alla fucilazione lungo il muro di cinta della fabbrica, vengono condotti nei pressi della pesa pubblica di Lovere (attuale Caserma dei Carabinieri) e lì fucilati di fronte al alcuni cittadini inorriditi.

I TREDICI MARTIRI

1. Bezzi Francesco, nato a Bornato (Bs) il 31/12/1926, residente a Cazzano S. Martino (Bs), operaio, inquadrato nel Gruppo Patrioti loveresi (Gpl), riconosciuto “Partigiano”
2. Buffoli Giulio, nato a Palazzolo sull’Oglio (Bs) il 24/10/1902, residente a Palazzolo sull’Oglio (Bs), operaio, inquadrato nel Gruppo Patrioti loveresi (Gpl), riconosciuto “Partigiano”;
3. Conti Salvatore, nato a Lovere (Bg) il 21/01/1922, residente a Lovere (Bg), studente, inquadrato nel Gruppo Patrioti loveresi (Gpl), riconosciuto “Partigiano”
4. Guizzetti Andrea, nato a Lovere (Bg) l’8/09/1924, residente a Lovere (BG), apprendista operaio nello stabilimento Ilva, inquadrato nel Gruppo Patrioti loveresi (Gpl) con il nome di battaglia “Andreino”, riconosciuto “Partigiano”
5. Locardi Eraldo, nato a Milano il 26/06/1920, residente a Grumello del Monte (Bg); ex tenente dell’esercito italiano, ferito in combattimento sul fronte greco e rimpatriato claudicante dall’Albania; dopo l’8 settembre 1943 con il nome di battaglia “Longhi” organizza in Val Calepio una banda partigiana chiamata “Primo battaglione Badoglio”, si alleerà con i partigiani garibaldini di Giovanni Brasi di Lovere; riconosciuto “Patriota”
6. Lorenzini Vittorio, nato a Telgate (Bg) il 25/08/1925, residente a Sesto S. Giovanni (Mi), operaio, inquadrato nel “Primo battaglione Badoglio” (la banda di Locardi) con il nome di battaglia “Sbafi”, riconosciuto “Partigiano”
7. Macario Guglielmo Giacinto, nato a Lovere (Bg) il 3/10/1925, residente a Lovere (Bg), apprendista operaio, inquadrato nel Gruppo Patrioti loveresi (Gpl) , riconosciuto “Partigiano”
8. Moioli Giovanni, nato a Grumello del Monte (Bg) il 29/10/1926, residente a Grumello del Monte (Bg), bracciante, inquadrato nel “Primo battaglione Badoglio” (Banda Locardi) con il nome di battaglia “Tecia”, riconosciuto “Partigiano”
9. Nikitch Luca
10. Piana Ivan, nato a Lovere (Bg) il 24/02/1924, residente a Lovere (Bg), ragioniere, inquadrato nel Gruppo Patrioti loveresi (Gpl), riconosciuto “Partigiano”
11. Ravelli Giuseppe, nato a Casnigo (Bg) il 3/07/1923, residente a Leffe /Bg), manovale, inquadrato nel Gruppo Patrioti loveresi (Gpl) con il nome di battaglia “Fulmine”, riconosciuto “Partigiano”;
12. Tognetti Mario, nato a Grumello del Monte (Bg) il 7/04/1922, residente a Grumello del Monte (Bg), commesso, inquadrato nel “Primo battaglione Badoglio” (Banda Locardi) con il nome di battaglia “Mario”, riconosciuto “Partigiano”
13. Vender Giovanni, nato a Breno (Bs) il 29/03/1926, residente a Lovere (Bg), meccanico apprendista, inquadrato nel Gruppo Patrioti loveresi (Gpl), riconosciuto “Partigiano”
(da http://www.straginazifasciste.it)


(02.12.18) SAN PAOLO D’ARGON. CASCINA “I CASOCC”: CHE NE SARA’?

Da oltre quattro anni la Cascina “I Casocc” è disabitata e abbandonata, con la vegetazione che sta avanzando un po’ dappertutto. Fino a quando sarà lasciato al degrado tale edificio storico, che risale al Seicento (cfr. la scheda preparata da noi, un po’ di tempo fa e in modo artigianale, per ricostruirne e documentarne le vicissitudini: cfr. qui)? I Casocc dal 1999 è sotto il vincolo della Soprintendenza del Ministero dei Beni culturali che l’ha ritenuta “di interesse particolarmente importante” ai sensi della Legge n.1089/39 con provvedimento ministeriale del 19.3.1999, e pertanto da salvaguardare mediante “interventi di restauro e risanamento conservativo attento alla tipologia tipica della tradizione edilizia locale”. (cfr. scheda del Sistema Informativo Beni Culturali Regione Lombardia: qui). E’ l’unico edificio civile fra i cinque che a San Paolo d’Argon sono sottoposti a questa tutela (gli altri sono il complesso dell’ex Monastero e Chiesa parrocchiale, le chiesette di origine medievale di Madonna d’Argon, di San Lorenzo e di San Piero delle Passere). Nel 2006, dopo una complessa vicenda politico-legale-amministrativa e con qualche prezzo sul piano urbanistico, paesaggistico e ambientale, la vecchia cascina – che continua ad essere di proprietà privata - venne “liberata” dall’orrendo “manufatto” in cemento armato che la circondava dagli anni Settanta sulla sommità del colle. Tra gli anni Novanta e il decennio scorso almeno altri tre edifici storici, coevi alla cascina dei Casocc, perfino più significativi e meglio conservati, sono stati lasciati cadere e/o abbattuti interamente, con o anche senza particolari pezze giustificative da parte dei pubblici poteri e certamente con modesto rammarico da parte dell’opinione pubblica prevalente. C’è da sperare che il “vincolo” citato serva ad evitare per I Casocc un esito analogo. (alternainsieme.net, 30.11.18)

Altre foto, settembre -novembre 2018: qui


(18.11.18) SAN PAOLO D’ARGON. DEL NUOVO PARCHEGGIO DELLA CHIESA PARROCCHIALE

Il nuovo parcheggio della chiesa parrocchiale è stato ormai attivato tanto che quest’oggi c’è stato pure il “collaudo” (si fa per dire) dei trattori della Coldiretti radunati in occasione della giornata del ringraziamento. Dall’Ufficio tecnico del comune ci hanno confermato che si farà anche un altro parcheggio più piccolo verso il campanile dove già tutt’ora si può parcheggiare, tenendo conto che l’ingresso alla chiesa per i disabili è quello a nord. A breve – ci hanno detto ancora in comune - dovrebbero partire i lavori per la sistemazione e asfaltatura della Via San Mauro per il collegamento con il grande parcheggio posto ad est della chiesa. Il tutto, nuovi parcheggi e sistemazione della Via San Mauro, avviene a spese del comune. A tal proposito nonché in merito alla pavimentazione della piazza davanti alla chiesa, senza nulla aggiungere tranne una piccola precisazione di tipo storico, riportiamo le nostre considerazioni di poco più di un anno fa. (Alternainsieme.net, 18.11.18)

Alternainsieme.net, 07.08.17: “La piazza è stata  riportata alle misure ante anni Venti del secolo scorso, quando ancora, come è scritto nella ‘Cronistoria’ parrocchiale, ‘la piazza della chiesa era della larghezza della facciata della chiesa e la racchiudeva tutta un muraglione alto 2 metri e mezzo, muraglione che partiva dalla strada e finiva addosso alla facciata della chiesa’. (Cfr. M. Sigismondi, San Paolo d’Argon e il suo monastero, 1079-1979, S. Paolo d’Argon 1979).
Non si può fare a meno di notare (…) uno sfarzo - a detta anche di altri concittadini – inappropriato, tanto che l’antico sagrato – quello vero e proprio, fatto in altri secoli all’ingresso della parrocchiale
[nella seconda metà dell'Ottocento per iniziativa di Don Bernardino Brignoli, parroco dal 1875 al 1895] - ne viene alquanto sminuito.
(…) La nuova pavimentazione è stata fatta a cura della Diocesi di Bergamo con una spesa di ben 200.000 euro. Al Comune di San Paolo d’Argon competono invece la spesa per i lavori in Via San Mauro e quella per i parcheggi e i giardinetti, che costeranno alla nostra comunità rispettivamente 100.000 e 60.000 euro: perfino oltre gli impegni originariamente assunti dal nostro Comune (non ci risulta però che nel Consiglio comunale siano state fatte obiezioni). E senza dimenticare che tra il 2007 e il 2008 il nostro Comune aveva già versato per il restauro dell’ex monastero 500.000 euro imposti alla cittadinanza con l’innalzamento dell’addizionale Irpef dal 3 al 5 per mille.
Tutta l’operazione relativa all’ex monastero è costata finora 16 milioni di euro, di cui almeno 5,5 milioni i fondi pubblici messi a disposizione da Regione, Provincia e Comune di San Paolo d’Argon. Altri soldi serviranno e certo quello della Diocesi di Bergamo sarà alla fine un investimento decisamente ragguardevole: forse solo qualcosa in meno – tenuto conto delle compartecipazioni di Camera di Commercio e Cariplo - di quanto la stessa Diocesi ha incassato cedendo qualche settimana fa a privati l’importante Casa di Riposo da pochi anni inaugurata nella vicina Casazza.
A più di 10 anni dell’avvio di tutta l’operazione, ciò che si sa è che la Diocesi è in rotta di collisione con la scuola privata insediata nell’ex monastero e legata Compagnia delle Opere e che ha intenzione di ritornare alla destinazione originaria, quella che prevedeva il cosiddetto “Museo delle Migrazioni” nonché cospicui spazi, oltre la metà degli edifici cinquecenteschi, da dedicaremalla ristorazione e all’accoglienza turistica. Abbiamo già parlato e documentato in altra occasione questa tormentata vicenda (cfr. per esempio Alternainsieme.net, 03.04.17).
Con qualche disappunto notiamo che, fra tanti milioni profusi dalla Diocesi nel nostro ex monastero, al nostro comune non viene risparmiato l’ulteriore esborso di 160.000 euro.
Di fronte ai bisogni gravi ed urgenti presenti anche nel nostro paese, con persone e famiglie impoverite, rimaste senza lavoro e/o senza casa, anziani soli e/o non autosufficienti, disabili, i responsabili dell’Amministrazione comunale ci ricordano sempre in modo accorato che a causa dei tagli dei trasferimenti dello Stato le risorse per le politiche sociali sono sempre scarse e di molto insufficienti rispetto ai bisogni. (…)”


(12.11.18) SAN PAOLO D’ARGON. ADDIO ARCHIVIO COMUNALE ONLINE? LA RISPOSTA DAL COMUNE


Ci è giunta dal Comune la risposta alla nostra richiesta di spiegazioni al sindaco sugli atti comunali che scompaiono dall’archivio online dopo il breve periodo di pubblicazione sull’Albo Pretorio che è atto dovuto per legge.
A rispondere è stato non il sindaco, ma la signora segretaria che ci ha mandato una lunga missiva dove – facendo riferimento a ragioni di privacy e “diritto all’oblio” espresse negli atti del garante della privacy – conferma come legittima e dovuta l’eliminazione dall’archivio online degli atti originali e completi, anche se questi devono comunque rimanere in forma cartacea a disposizione dei cittadini che possono andare in municipio e fare richiesta di consultazione/copia secondo lo specifico regolamento per l’accesso agli atti.
Ovvio che un certo numero di atti, che contengono fatti personalissimi e sensibili di questo o quel cittadino, meritano “l’oblio” (informatico), non però tutti gli altri, cioè la stragrande maggioranza, sui quali crediamo che i cittadini abbiano il diritto sapere e quindi partecipare, nel modo più ampio e documentato, anche attraverso gli strumenti informatici.
Chiaro che approfondiremo la questione in termini giuridici e tecnici, e chiediamo un contributo a quanti capiterà di leggere questa nostra nota.
Ma con un paio di interrogativi e un paio di considerazioni:
* Perché gli altri comuni (per esempio Bergamo, Trescore Balneario…) fanno diversamente? Sono tutti loro che sbagliano?
* Togliere la documentazione dall’archivio online è comunque una scelta politica, che va nella direzione di limitare – secondo noi arbitrariamente - il diritto alla partecipazione. Le responsabilità non sono del personale tecnico, ma dei rappresentanti eletti dai cittadini.
* Purtroppo in tema di politica e amministrazione locale avranno maggior diffusione fra la cittadinanza le opinioni che si basano sul sentito dire più che sulla verifica dei documenti reali. E questo – qualunque siano i punti di vista e le convinzioni di ciascuno – non è bello. (L’Alternativa - San Paolo d’Argon, 12.11.18)


(12.11.18) TREVIGLIO. UNIONE INQUILINI: ORA ANCHE UNA AGGRESSIONE A UNA INQUILINA, NOSTRA ASSOCIATA

E’ ANDATA NUOVAMENTE ALL’OSPEDALE MASSIRA, GIOVANE MADRE CON FIGLI MINORENNI, AGGREDITA SABATO PERCHÈ NON RIESCE A PAGARE L’AFFITTO.
UNIONE INQUILINI CHIEDE ALL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI RIPRISTINARE LA TUTELA DELLE PERSONE POVERE E INDIFESE CHE SONO STATE IMMOTIVATAMENTE TAGLIATE FUORI DALLE POLITICHE DI AUSTERITA’

È dovuta tornare quest’oggi nuovamente all’ospedale, Massira, donna sola con i suoi due figli minorenni, aggredita a Treviglio sabato scorso. Il pronto soccorso oggi, 12 novembre, ha giudicato la sua condizione di salute mediamente critica per rischio evolutivo (codice giallo) dopo che sabato sera la giovane donna era stata aggredita (quasi certamente) dal parente del suo proprietario di casa.
Massira abita, sola con i suoi due figli minorenni, in un appartamento a Treviglio. A causa delle difficoltà economiche, dovute all’abbandono del tetto coniugale del marito e alla precarietà lavorativa, Massira non è più riuscita a sostenere l’affitto e le spese condominiali. Massira si è rivolta allo sportello sociale di Unione Inquilini, i cui attivisti hanno contattato l’avvocato della proprietà e i servizi sociali del Comune per poterla tutelare. Purtroppo l’attivismo della donna ha dato fastidio a qualcuno. Massira, sabato sera, mentre rientrava a casa, è stata avvicinata da un parente del proprietario di casa che ha inveito contro di lei; l’ha poi spintonata facendola cadere a terra e accanendosi su di lei, malmenandola.
Fortunatamente alcuni passanti e vicini di casa sono intervenuti interrompendo l’aggressione ma la donna ha dovuto rivolgersi al pronto soccorso dell’ospedale di Treviglio che ha certificato lesioni guaribili in 7 giorni. Regolare denuncia è stata sporta presso il locale Commissariato di Pubblica Sicurezza.
Non è la prima volta che a Treviglio proprietari di casa si sono sentiti legittimati ad aggredire gli inquilini, soltanto perché non più in grado di pagare l’affitto. Sicuramente le politiche regressive sul piano sociale di questi ultimi tempi nonché le campagne d’odio nei confronti degli immigrati o delle persone povere hanno creato un contesto che porta anche ad atti inconsulti e violenti contro persone povere e indifese, contro donne.
Gli attivisti di Unione Inquilini puntano il dito contro le istituzioni di governo, dal livello nazionale a quello locale. In particolar modo, da alcuni mesi, stiamo denunciando le responsabilità dell’Amministrazione comunale di Treviglio che, a nostro giudizio, ha dismesso ogni politica di tutela delle persone povere e degli inquilini.

Abbiamo aderito al presidio che si è tenuto questa mattina, davanti all’alloggio di Massira, e parteciperemo alla assemblea che si terrà martedì 13 novembre, ore 15.30, a Treviglio in via Cavour 10, dove si parlerà di una mobilitazione che richieda all’Amministrazione comunale di riattivare una politica sociale e abitativa degna di questo nome: a partire dalla riapertura del bando delle case popolari, passando per l’utilizzo dei fondi per il sostegno agli inquilini morosi e sotto-sfratto, per finire alla messa a disposizione di alloggi temporanei a tutela delle donne sole con minori sottoposti a sfratto per morosità. (Treviglio, 12.11.2018 Per info: Unione Inquilini, 3397728683 - Fabio Cochis)

Diritto alla casa, precedenti info: QUI


(05.11.18) SAN PAOLO D’ARGON. Perché nell’archivio on-line del sito del Comune non ci sono più gli atti amministrativi?

Nel sito istituzionale del nostro comune si potevano consultare e scaricare le delibere della Giunta e del Consiglio comunale nonché tutte le determinazioni dei vari uffici effettuate dal 2003.

Si trattava di un comodo strumento di informazione che consentiva a tutti i cittadini, variamente interessati, di conoscere quanto è stato deliberato e deciso dai vari organi dell’Amministrazione Comunale.

Praticamente tutti i comuni ed enti pubblici sono dotati di tale archivio on-line, ma a San Paolo da diversi mesi tale strumento non è più disponibile.

Nel nostro sito istituzionale sono indicate ancora tutte le deliberazioni della Giunta e del Consiglio comunale (cfr. qui) e le determinazioni (cfr. qui), ma i rispettivi contenuti in allegato a ciascun atto indicato – cioè i documenti veri e propri – non ci sono più e chi li vuole conoscere deve recarsi in comune, fare richiesta di poterli consultare o di averne copia, perdendo un sacco di tempo e intasando il lavoro degli impiegati che hanno già un sacco di cose da fare.

I soli atti che ancora si possono aprire e scaricare integralmente sono quelli che compaiono nell’Albo pretorio online: i quali però – dopo il breve periodo di pubblicazione stabilito dalla legge – non sono più né visibili né scaricabili.

Delle ragioni che abbiano portato alla drastica censura dell’archivio on-line, che riteniamo un importante strumento di informazione, partecipazione e controllo democratico da parte di tutti, non possiamo che chiedere conto al sindaco, agli assessori e ai consiglieri comunali.

Ma soprattutto si chiede con forza che l’archivio on line venga di nuovo ripristinato e reso agibile a tutti i cittadini nella sua completezza, esattamente come avveniva in precedenza e come avviene normalmente per tutti i comuni ed enti pubblici. (L’Alternativa-San Paolo d’Argon, 24 ottobre 2018)


(31.10.18) IL CONTADINO INVISIBILE. “LA TERRA A CHI FA FIGLI”

Ricevuta ieri sera…

“Il governo concederà terreni gratis e in cambio chiederà di fare un terzo figlio”. Praticamente un insulto a chi vive coltivando la terra, a chi sopravvive con due ettari, a chi si dispera pascolando le sue bestie su terre che non gli appartengono e che – per fortuna - nessuno reclama. Un insulto nell’idea che le terre demaniali siano una disponibilità del governo, qualunque esso sia, e non una disponibilità degli italiani tutti. Non è questo il primo governo che cerca di disporre di questo importante patrimonio secondo gli umori del suo elettorato. Chi voleva venderla con aste al rialzo, per “favorire l’ingresso dei giovani agricoltori” che – come sapete perfettamente – hanno tanta disponibilità di cassa che giocare d’azzardo per acquistare qualche decina di ettari risulta loro la cosa più conveniente. Chi voleva farne altri usi fantasiosi. Mai un governo che dicesse, applichiamo le leggi esistenti (Legge 4 agosto 1978, n. 440. “Norme per l’utilizzazione delle terre incolte, abbandonate o insufficientemente coltivate”) e promuoviamo una nuova riforma agraria - non un tweet - capace in 20 anni di garantire una vita dignitosa a chi lavora la terra.

Ma fino ad ora, a parte l’azione dell’Opera Nazionale Combattenti e la costruzione dei Centri di Colonizzazione in epoca fascista, nessuno aveva mai pensato di inventare contadini a fini demografici. Certo che il premio è allettante e, magari, ci sarà un’esplosione di candidati, tutti “italianissimi” e “di provata fede “nella famiglia “di un uomo ed una donna” per riportare la purezza di razza “nell’Italia rurale”.
Certo che, nella legge finanziaria, invece che soldi per questa operazione – qualche milione – o per una fantomatica agricoltura 4.0 che serve a finanziarie il “made in Italy” delle transnazionali agroalimentari oltre che le industrie a monte del sistema agroalimentare nazionale, ci saremmo aspettati un’indicazione sull’impegno italiano nel negoziato in corso sulla PAC ed in particolare sul secondo pilastro – lo sviluppo rurale - che dovrà essere finanziato con soldi nazionali in quota parte maggiore di quanto non fosse fin ora. L’attuale ministro all’agricoltura ed al turismo, di cui conosciamo tutto dei suoi tattuaggi e della sua Harley Davidson, non ci ha ancora fatto sapere il suo pensiero sulla riforma della PAC o sui nuovi OGM.
Noi che mandiamo avanti con difficoltà e resistenza quell’ottanta percento di aziende che riceve meno del 15% del totale dei soldi della PAC e nessun supporto dalla Stato, noi siamo contadini, siamo lavoratori che producono alimenti, non siamo “rurali” e, spesso non abbiamo figli perché nell’”Italia rurale” c’è troppo da lavorare nelle stalle, sono sparite le scuole, gli asili nido, i trasporti, il medico condotto e la medicina preventiva, il veterinario condotto e l’assistenza veterinaria di base, le strade sono tanto malridotte da essere impraticabili e le strade interpoderali ce le dobbiamo riparare da soli anche se sono diventate strade ad alta percorrenza, dal Piemonte alla Sicilia. E la connessione internet ad una velocità normale resta un inutile desiderio. Altro che agricoltura 4.0!
La terra a chi la lavora! (ottobre 2018, Antonio Onorati, contadino di Associazione Rurale Italiana, Campagna Romana)


(27.10.18) ENDINE GAIANO. PREMIO GIUSEPPE BRIGHENTI PER LO STUDIO E LA DIVULGAZIONE DELLA STORIA DEL NOVECENTO- XXII EDIZIONE

* Sabato 27 ottobre 2018 alle ore 15:30, presso la Sala consiliare del comune di Endine Gaiano (Piazza A. Moro)

Saluti di Marco Zoppetti, sindaco del Comune di Endine Gaiano, Andrea Brighenti, presidente Anpi di Endine Gaiano, Rappresentanti associazioni che promuovono il premio

Interventi dei premiati:

- Francesco Corniani, giovane studioso di Schio, vincitore del Premio per la tesi di laurea “Sarete accolti con il massimo rispetto”: disertori dell’esercito tedesco in Italia (1943-1945), Università degli studi di Trieste, a.a. 2016/2017

- Chiara Cremaschi, regista bergamasca, vincitrice della Borsa di ricerca Una storia di nomi e di città.

Coordina Elisabetta Ruffini, direttrice Isrec di Bergamo

A cura di Istituto bergamasco per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea in collaborazione con il Comune di Endine Gaiano e la Sezione Anpi “Giuseppe Brighenti” di Endine Gaíano,  con il patrocinio del Comitato antifascista bergamasco, Associazione partigiani d’Italia e Camera del lavoro Cgil di Bergamo

INVITO: QUI


SERIATE. Sfratto. 64enne non riesce più a pagare il mutuo-casa e rischia di finire al dormitorio. Mobilitazione solidale

* Lunedì 22 ottobre, presidio solidale antisfratto in Via Cerioli 1, dalle ore 10.00

Abou Saleh, cittadino italiano di origine egiziana, insieme a suo figlio quindicenne, lunedì subirà lo sfratto dalla abitazione di Via Cerioli 1 a Seriate. Hanno perso la casa all’asta , in quanto Abou Saleh, disoccupato da tempo, non è più riuscito a far fronte alle spese del mutuo.

Come è noto, negli anni scorsi nella bergamasca abbiamo assistito una moltiplicazione dei mutui-casa offerti dal sistema creditizio in modo selvaggio per “drogare” il business dell’edilizia illudendo migliaia di famglia ed appropriandosi dei loro risparmi.

In una realtà come la nostra in cui agenzie immobiliari e proprietari di abitazioni sono particolarmente restii ad affittare a stranieri, quella del mutuo è stata una scelta obbligata per molte famiglie immigrate.

Inutile dire che, col sopraggiungere e il perdurare della crisi economica, un numero impressionante di famiglie, straniere e non, non è più riuscita a pagare i mutui perdendo di conseguenza la casa

L’alternativa proposta dal Comune ad Abou Saleh è quella di mandarlo al dormitorio, mentre per il figlio si pensa di inserirlo nell’abitazione del fratello che vive già in ristrettezza in un bilocale con un figlio e moglie incinta.

Nel territorio del Comune di Seriate ci sono almeno 700 abitazioni sfitte o invendute; da tre anni il Comune non rinnova il bando per l’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica, il cui patrimonio ammonta a poco più 180 appartamenti di cui – secondo una nostra valutazione – almeno una decina sono ancora vuoti.

Sono segnali di gravei carenza nella politica delle casa da parte dell’Amministrazione comunale.

Che a 64 anni Abou Saleh sia costretto a finire all’albergo popolare, crediamo sia un’umiliazione che gli possa e debba essere risparmiata.

Per questo non intendiamo lasciarlo solo e chiediamo alla cittadinanza di sostenere la mobilitazione per chiedere di rimandare lo sgombero al fine di consentire la ricerca di una soluzione alloggiativa dignitosa e non precaria, sia per il padre che per il figlio.

L’appuntamento è alle ore 10.00 di lunedì 22 ottobre in Via Cerioli 1 a Seriate. (Unione Inquilini Bergamo e provincia, 20 ottobre 2018 - per comunicazioni tel. 3397728683)

Diritto alla casa, le nostre precedenti info: QUI


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