(28.03.19) BERGAMO-CLEMENTINA: MOBILITAZIONE DEGLI INQUILINI DELLE CASE POPOLARI

* Giovedi 28 Marzo, ore 16.30 PRESIDIO al COMUNE di Bergamo, Palazzo degli uffici in Piazza Matteotti 3; ore 16.00: partenza in automobile dalle case popolari di ViaTolstoj 6. Per info: 3519544080 - Adriana

Finalmente il Comune e Aler hanno accettato di incontrare gli inquilini delle case popolari del quartiere Clementina. Gli inquilini hanno organizzato un presidio davanti al Comune di Bergamo per pretendere che ALER e Comune diano un aiuto alle famiglie delle case popolari. Una delegazione incontrerà l’Assessore alla casa e il Direttore di ALER.

Queste le loro richieste discusse negli incontri che ci sono stati nel quartiere.

“Siamo stanchi di vivere in case di cattiva qualità ma con affitti troppo alti” - raccontano gli inquilini. “L’aumento delle spese condominiali è diventato insostenibile. Perché si somma all’aumento dei prezzi di gas e luce. Tante famiglie non riescono più a pagare i bollettini di affitto, aumentano i debiti, si rischiano gli sfratti.

La condizione di manutenzione delle case è scadente. Sono in ritardo tutti i lavori che ALER deve fare: sostituzione serramenti e caldaie, cassette posta e così via, mentre il Comune di Bergamo continua a tagliare i servizi sociali.” (a cura Unione Inquilini Bergamo - tel. 3397728683)

Volantino

Diritto alla casa, precedenti info: qui


(22.03.19) TREVIGLIO. SFRATTI. DONNA SOLA, GIA’ VITTIMA DI VIOLENZA, ORA RISCHIA DI FINIRE IN STRADA, NELL’INDIFFERENZA DEL COMUNE.

* Presidio in solidarietà di Massira e dei figli: venerdì 22 marzo, ore 9,00, a Treviglio, Via Cavour 10

l dramma di Massira è diventata oggetto di interesse da parte dei mezzi di comunicazione locali a seguito dell’aggressione subita nel novembre 2018 da parte di un parente del proprietario di casa.

Il 23 novembre 2018 era sfilato un corteo per denunciare l’aggressione e il sindaco aveva ricevuto una delegazione garantendo che la donna non sarebbe stata lasciata sola.

Massira, che vive con i suoi due figli minorenni, a causa delle difficoltà economiche, dovute all’abbandono del tetto coniugale del marito e alla precarietà lavorativa (riceve un reddito mensile di circa 500 euro), la donna non è più riuscita a sostenere l’affitto.

Dopo che il locatario aveva avviato la pratica di sfratto, ora il Tribunale di Bergamo ha ordinato all’ufficiale giudiziario, accompagnato dalle forze dell’ordine, di sgomberare l’alloggio dalle persone che lo occupano. Pertanto, se lo sfratto verrà eseguito, Massira e i due figli si troveranno in strada.

Massira ha presentato domanda di assegnazione di alloggio di edilizia residenziale pubblica a Treviglio nel corso del bando di concorso apertosi a dicembre 2018 e risulta classificata in diciannovesima (19°) posizione nella graduatoria. Quindi, se tutto procederà come nelle previsioni dell’Amministrazione comunale, sarà destinataria dell’assegnazione di un alloggio nei prossimi mesi.

Gli attivisti di Unione Inquilini si attendevano che i Servizi sociali avrebbero collocato la donna in una comunità di accoglienza per donne sole con minori in attesa dell’assegnazione della casa popolare

Invece nell’ultimo colloquio, tra gli attivisti di Unione Inquilini e l’Assistente sociale, è stato esclusa la collocazione in una struttura protetta. La giovane madre è stata invitata a fare le valigie e trovare una ospitalità, a proprie spese, in una struttura alberghiera.

Fabio Cochis, segretario di Unione Inquilini, dichiara: “Per l’ennesima volta a Treviglio vengono violate tutte le obbligazioni legali che, come ricordato dal Rapporto della Relatrice Speciale delle Nazioni Unite per il Diritto alla casa, derivano dalla ratifica da parte dello Stato italiano del ‘Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali’ e che impongono alle autorità locali, azioni concrete per trovare soluzioni abitative dignitose per i bambini minorenni (in modo da non separarli dai genitori). L’Unione Inquilini chiede pertanto che si attenga all’impegno, che ci aveva dichiarato a novembre di non lasciare, sola Massira.

Per questi motivi gli attivisti anti-sfratto saranno presenti venerdi 22 marzo, dalle ore 9 in avanti, per presidiare l’alloggio di Massira in via Cavour 10 a Treviglio, e impedire che la donna e i figli minorenni siano sbattuti in strada senza una soluzione abitativa alternativa. (Unione Inquilini, Bergano-Treviglio, tel. 3397728683)

Diritto alla casa, precedenti info: QUI


(13.03.19) BERGAMO IN TRASFORMAZIONE E LE MANI SULLA CITTA’ - INCONTRO PUBBLICO

* Mercoledì 13 marzo ore 20.45, c/o Fondazione Serughetti-Centro “La Porta”, Via Giovanni XXIII 30, Bergamo

A cura del gruppo promotore di “Bergamo in comune”

BERGAMO CAMBIA

La città prende la forma della storia: la storia dei modelli economici e dei processi produttivi. Ma la città comprende anche altro: la città forma i cittadini, i soggetti politici. Infatti la città intesa come polis è dimensione complessa di partecipazione politica e sociale. Una dimensione che però sembra essere sotto assedio, fagocitata da nuove dinamiche che si esprimono con forza anche nella nostra Bergamo. Oggi appare sempre più centrale il rapporto fra evoluzione della città e sviluppo del capitalismo globale. In questa fase si sta sviluppando infatti un processo di accumulazione tramite «spossessamento». Cioè il capitale è sempre più predatorio: recupera gli spazi, fisici e simbolici, e li ricostruisce secondo le proprie esigenze. Gli spazi urbani prendono la forma della storia. Oggi il mercato ne è padrone attraverso turismo e consumo, mentre la politica, come bene ha dimostrato l’amministrazione attuale, si fa piccola piccola se non quando si trasforma in ordine pubblico. Bergamo non fa eccezione, anzi grazie alla presenza dell’aeroporto di Orio che l’ha promossa a terzo scalo in Italia, oggi Bergamo è una città tutt’altro che provinciale, ma al centro dei nuovi fenomeni urbani, che qui si presentano come più avanzati, radicali e veloci. Per la prima volta nella sua storia Bergamo non è periferia, ma al centro delle più radicali trasformazioni economiche, sociali e urbane.
Alcuni dei nuovi tratti distintivi che attraversano la nostra città possono essere tracciati. Due in particolare modo: la supremazia del turismo e del consumo rispetto alla pianificazione urbanistica e una visione dello spazio urbano come spazio di ordine pubblico. Lo slogan della scorsa campagna elettorale del sindaco (cambiare passo) appare alla luce di queste dinamiche ancora più inquietante. Si è certamente cambiato passo, ma procedendo nella direzione sbagliata.
Infatti l’attuale amministrazione è stata oggettivamente solo una mera esecutrice dei dettati economici e delle scelte operate dagli imprenditori e imposte alla città. L’amministrazione si è limitata a amministrare per favorire l’azione e le decisioni di altri soggetti, quelli economici, dai grossi investitori, alle banche, al mondo finanziario. L’amministrazione, basandosi sul noto principio liberista che non vi è alternativa a questo modello economico, è stata solo la facciata pubblica di operazioni private di accumulazione tramite «spossessamento». E lo ha ben dimostrato da subito riducendo del 40% gli oneri di urbanizzazione sulle aree dismesse e chiudendo l’Urban Center (il luogo inaugurato da Bruni per dare spazio alle parti sociali sui dibattito sui destini della città e dei vari progetti pubblici e privati).
Un aspetto oggi caratterizzante le trasformazioni urbane è la gentrificazione. Un processo per cui l’area in cui avviene diventa più costosa e più esclusiva. Imprenditori edili e proprietari finanziari vedono in un’area urbana una zona di potenziale profitto e iniziano una serie di investimenti che cambiano le caratteristiche originarie di quell’area. Sono le ex zone industriali a essere ottimali per questo processo, perché mettono a disposizione grandi aree su cui è possibile costruire, magari cavalcando l’idea “verde” di risparmiare suolo agricolo. Ecco che zone considerate fino a poco prima degradate diventano attrattive per una certa popolazione, tendenzialmente giovane: artisti, musicisti, giovani coppie e studenti (vedi il target individuato dal progetto Bosatelli/Percassi del Chorus Life). Oggi è diventato di moda il termine “riqualificazione urbana”, ma è chiaro che la riqualificazione non andrà certo a vantaggio della popolazione lavoratrice che originariamente abitava in, o attorno, a queste aree. Costoro vengono invece gradualmente spinti fuori da queste aree e dalla città, magari nei quartieri e nei comuni limitrofi alla città, resi meno appetibili dalla presenza fastidiosa dei decolli e atterraggi generati dalla crescita smisurata dell’aeroporto. Questa nuova ondata di espulsioni accade non solo perché il costo delle case, sia in vendita che in affitto, aumenta, ma anche perché un numero significativo di abitazioni non sarà più a scopo residenziale, ma piuttosto dedicato a brevi soggiorni. Sarà dunque destinato al turismo: fenomeno pressoché prima sconosciuto in Bergamo. Non a caso i fenomeni più estremi di gentrificazione si stanno sviluppando in Città Alta, dove sotto la spinta del turismo indotto dall’enorme flusso di viaggiatori generato dall’aeroporto di Orio e sfruttando, malamente, l’accredito UNESCO, si è perseguito, e non governato, un sviluppo turistico scriteriato, che ha portato alla ulteriore crescita incontrollata di attività legate alla ristorazione e al soggiorno temporaneo.
Attorno al Centro Piacentiniano si sta invece giocando forse la parte più rilevante di questa partita. Assistiamo ad un forte attivismo dell’amministrazione, teso a favorire la costituzione di un vero “centro del lusso”. Una zona commerciale dedicata al lusso e che si rivolge ai flussi esistenti, e futuri, di passeggeri benestanti che transitano per Orio al Serio. Una vecchia idea che non aveva sino ad ora trovato un luogo adeguato, loro dicono una “location”. Ora grazie alla disponibilità dell’amministrazione, attraverso uno stillicidio di azioni amministrative, questo progetto (mai discusso con la città e non previsto dalla pianificazione del PGT) sta prendendo forma. E sembra non importare a nessuno che in questo nuovo settore commerciale di lusso si lavori a cicli continui, comprese le festività, con contratti precari e a tempo determinato e con stipendi al limite della sussistenza.
Vi è poi il progetto affidato all’impresa Vitali, sullo scalo merci (ex Porta Sud), che rappresenta un nuovo livello nel grado di privatizzazione delle scelte urbanistiche. Qui all’operatore selezionato con bando pubblico è addirittura devoluta la possibilità di decidere il destino strategico dell’area, di stringere rapporti con altri soggetti privati e di attuare la riqualificazione gestendo direttamente gli aspetti finanziari. L’amministrazione sembra relegata al semplice ruolo di arbitro che fissa le regole e fischia gli eventuali fuorigioco. I cittadini, come hanno dimostrato i recenti quattro “incontri partecipativi” promossi dall’amministrazione, sono in questo contesto ridotti al ruolo di semplici spettatori passivi e ininfluenti. I 250.000 metri quadri dell’ex scalo ferroviario sono oggetto di un protocollo siglato congiuntamente da Sistemi Urbani, società del gruppo Ferrovie delle Stato, RFI e Comune di Bergamo. Obiettivo dell’intervento sarà quello di “ridisegnare l’area – che con apporti di privati potrà raggiungere complessivamente 450.000 metri quadri – e trasformare il sud di Bergamo creando infrastrutture di collegamento urbano, che offrano standard urbanistici e architettonici tipici della progettazione contemporanea, secondo i principi delle Smart Cities”. In questo caso riaffiora l’ideologia delle grandi opere che oggi torna ad essere venduta.. Si tratta di un’ideologia che ha a che fare nel nostro paese non solo con il liberismo, ma anche con l’affarismo e che già molti danni ha già prodotto anche a Bergamo dalla BREBEMI al Park della Fara. Ma l’inefficienza e l’inagibilità delle grandi opere è ormai un fatto evidente a livello mondiale, si tratta dello sviluppo di un capitalismo cannibale, che assume totalmente la logica del “costruisci e distruggi. Il vero motore di queste grandi opere è un altro. Come dimostrano i casi di Pedemontana, Brebemi e Teem: queste opere trovano le loro ragioni solo nell’interesse finanziario, senza la provvista messa a disposizione dagli attori finanziari non sarebbe possibile il paradosso di mega progetti, che non si giustificano secondo alcuna analisi economica e occupazionale.
In sostanza possiamo dire che l’amministrazione ha effettivamente cercato di cambiare passo alla città, bisogna dargliene atto, ma lo ha fatto sposando il modello economico postfordista e liberista, in cui il modo di produzione è dominato da forme di accumulazione flessibili, capaci di integrare, di mettere in rete, modi, tempi e luoghi di produzione fra loro molto diversi. Un modello suggerito da un folto gruppo d’imprenditori (Percassi, Lombardini, Cividini, Bosatelli e Vitali) e di cui i cittadini non sanno nulla, visto che nei programmi elettorali c’era ben altro. Non solo non ne sanno nulla ma nemmeno hanno corso il rischio di esserne informati, né consultati. Ma è con questo sistema, che favorisce le oligarchie in grado di decidere, che oggi, dall’Europa a Bergamo, si procede. La democrazia è diventata un lusso e la partecipazione dei cittadini un fastidio. Una vera mutazione del sistema che diventa a-democratico. Come non ricordare le uscite dell’attuale sindaco al tempo del referendum sulla Brexit contro il suffragio universale, considerazioni giunte sino ad auspicare la riduzione del voto alle sole classi abbienti, le uniche, per censo e cultura, in grado di decidere coscientemente.
Eppure più si riducono le competenze della politica pubblica e gli spazi della partecipazione e più l’amministrazione ha cercato di legittimarsi con strumenti come ad esempio le “reti sociali”, finti organismi democratici e partecipativi, in cui i proconsoli inviati dalla giunta hanno cercato di tranquillizzare i cittadini raccontando la favola che, in fin dei conti, la città è ancora loro e che sono ancora loro a decidere. Salvo poi scoprire che le decisioni che gli spettano riguardano aspetti marginali del decoro e dell’arredo urbano (quando va bene). Le recenti polemiche tra l’amministrazione e i comitati dei cittadini sul tema della partecipazione hanno realmente posto in evidenza l’emergere di una prima forma di insofferenza di molti su questi temi. Emerge una rigidità inattesa, un conflitto che attraversa anche soggetti che erano stati tra i fautori del successo del centro sinistra cittadino.
Non a caso per l’attuale giunta la flessibilità delle decisioni è un dogma, un obbligo che gli consente di sfuggire alla crisi, riducendo il costo del lavoro e diminuendo il tempo che intercorre tra investimento e realizzazione del profitto. Infatti l’attuale amministrazione aborrisce tutto ciò che allunga questi tempi, in particolare l’espressione di opinioni o interessi diversi da quelli che ha assunto. Per gli assessori, riprendendo, più o meno coscientemente, modelli economici di moda qualche decennio fa negli Stati Uniti d’America, il rapporto tra spazio geografico, tempi economici e capitale diviene il focus di riflessione centrale. La velocità è la cifra del loro mandato (obiettivo per altro più proclamato che raggiunto).
Siamo in una fase di forte trasformazione della città, in particolare la città, intesa come arena di partecipazione politica e di conflitto sociale, è sotto attacco da parte del turismo deregolamentato, del consumo e della concezione securitaria che privilegia l’ordine pubblico, ciò nonostante la città per ora rimane ancora un terreno di conflitto e quindi una polis nel senso pieno del termine. Il neo-liberismo, seppur ormai pienamente dominante, rimane un modello storico, quindi, in quanto modello storico, ribaltabile. Nell’età delle diseguaglianze urbane, della mercificazione dello spazio pubblico, del vertiginoso consumo di suolo, l’urbanistica stessa ha subìto una mutazione genetica e ha perso la sua vocazione originaria. Da disciplina del welfare, dispensatrice – certo perfettibile – di diritto alla città, è divenuta complice del neoliberismo, ha abbandonato il dato sociale. Lo statuto disciplinare dell’urbanista si è conformato ai diktat del mercato, dando seguito all’attacco sferrato da forze regressive, elitiste e antidemocratiche, che a partire dagli anni Settanta hanno smantellato diritti e stato sociale. In questo contesto l’amministrazione di Bergamo ha perciò assunto concetti, metodi e lessico presi a prestito dall’economia finanziarizzata, pienamente interni alla logica distruttiva ed estrattiva che ha saccheggiato città e territori: una strategia certo non di sinistra ma soprattutto fallimentare.
È urgente mettere in campo un’utopia, un ribaltamento di paradigma. Ma l’utopia moderna è fatta di pratiche quotidiane, spesso ai margini, spesso antagoniste, già in atto nella nostra società in mutamento. E’ necessario ripartire dalla osservazione dei conflitti sul territorio; dal sapere critico che ne derivano; e dalle nuove pratiche di mutualismo e socialità, dalle forme di esistenza collettiva che si prendono cura degli ambienti di vita, delle relazioni eco-sistemiche, che rigettano la logica economica del “prendere senza restituire”. Movimenti che già oggi contengono il germe di altri mondi possibili.
Al lavoro e alla lotta.

Gruppo promotore di “Bergamo in comune”, 6 marzo 2019


(23.03.19) MARCIA PER IL CLIMA, CONTRO LE GRANDI OPERE INUTILI. CORTEO A ROMA (sabato 23 marzo 2019)

L’appello: Non serve il governo del cambiamento, serve un cambiamento radicale. #siamoancoraintempo

CHI SIAMO

Siamo i comitati, i movimenti, le associazioni e i singoli che da anni si battono contro le grandi opere inutili e imposte e per l’inizio di una nuova mobilitazione contro i cambiamenti climatici e per la salvaguardia del Pianeta. Abbiamo iniziato questo percorso diversi mesi fa, ritrovandoci a Venezia lo scorso settembre, poi ancora a Venaus, in Val Susa e in molti altri luoghi, da nord a sud, dando vita ad assemblee che hanno raccolto migliaia di partecipazioni. Siamo le donne e gli uomini scesi in Piazza lo scorso 8 dicembre a Torino, a Padova, Melendugno, Niscemi, Firenze, Sulmona, Venosa, Trebisacce e in altri luoghi.

Dall’assemblea di Roma del 26 gennaio lanciamo l’invito di ritrovarsi a Roma il 23 Marzo per una manifestazione nazionale che sappia mettere al centro le vere priorità del Paese e la salute del Pianeta.

Grandi opere e cambiamento climatico

Il modello di sviluppo legato alle Grandi Opere inutili e imposte non è solo sinonimo, come denunciamo da anni, di spreco di risorse pubbliche, di corruzione, di devastazione e saccheggio dei nostri territori, di danni alla salute, ma è anche l’incarnazione di un modello di sviluppo che ci sta portando sul baratro della catastrofe ecologica.

Il cambiamento climatico è uscito da libri e documentari ed è venuto a bussare direttamente alla porta di casa nostra.

Nel nostro Paese questa situazione globale si declina in modo drammatico. La mancanza di manutenzione delle infrastrutture, la corruzione e la cementificazione selvaggia seminano morti e feriti a ogni temporale, a ogni ondata di maltempo, a ogni terremoto.

Il cosiddetto “governo del cambiamento“ si è rivelato essere in continuità con tutti i precedenti, non volendo cambiare ciò che c’è di più urgente: un modello economico predatorio, fatto per riempire le tasche di pochi e condannare il resto del mondo a una fine certa. Le decisioni degli ultimi mesi parlano chiaro.

Mentre ancora si tergiversa sull’analisi costi benefici del TAV in Val di Susa, il governo ha fatto una imbarazzante retromarcia su tutte le altre grandi opere devastanti sul territorio nazionale: il TAV terzo Valico, il TAP e la rete SNAM, le Grandi Navi a Venezia, il MOSE, l’ILVA a Taranto, il MUOS in Sicilia, la Pedemontana Veneta, oltre al al tira e molla sul petrolio e le trivellazioni , con rischio di esiti catastrofici nello Ionio, in Adriatico, in Basilicata ed in Sicilia.

Giustizia sociale è giustizia climatica

Le catastrofi naturali non hanno nulla di naturale e non colpiscono tutti nella stessa maniera. Lo vediamo purtroppo quotidianamente e chi sta in basso, infatti, paga i costi del cambiamento climatico e della mancata messa in sicurezza dei territori.

È vero fuori dai grandi centri cittadini, dove la devastazione ambientale mangia e distrugge la natura, ma è vero anche negli agglomerati urbani, luoghi sempre più inquinati in cui persino i rifiuti diventano un business redditizio.

È vero non solo dal nord al sud dell’Italia, ma anche dal nord al sud del nostro pianeta.

Milioni di migranti climatici sono costretti a lasciare le proprie terre ormai rese inabitabili e vengono respinti sulle coste europee.

Nel nostro paese terremotati e sfollati vivono in situazione precarie, carne da campagna elettorale mentre le risorse per la ricostruzione non sono mai la priorità per alcuna compagine politica.

Quando le popolazioni locali, in Africa come in Europa, provano ad opporsi a progetti tagliati sui bisogni di multinazionali e lobby cementifere la reazione dello Stato è sempre violenta e implacabile.

L’unica proposta “verde” dei nostri governanti è di scaricare non soltanto le conseguenze ma anche i costi della crisi ecologica su chi sta in basso.

Noi diciamo che se da una parte la responsabilità di rispondere al cambiamento climatico è collettiva e interroga i comportamenti di ciascuno di noi, dall’altra siamo convinti che i costi della transizione ecologica debbano ricadere sulle spalle dei ricchi, in primis le lobby che in questi anni si sono arricchite accumulando profitti, a discapito della collettività e dei beni comuni.

Il sistema delle grandi opere inutili e il capitalismo estrattivo sono altrettante espressioni del dominio patriarcale che sollecita in maniera sempre più urgente la necessità di riflessione sul legame tra donne, corpi e territori e sarà uno dei temi portato nelle piazze dello sciopero transfemminista globale dell’8 marzo.

E’ giunto il momento di capire di cosa il nostro paese e il nostro pianeta hanno davvero bisogno.

Si potrà finalmente cominciare a dare priorità alla lotta al cambiamento climatico, cessando così di contrapporre salute e lavoro come invece è stato fatto a Taranto, dove lo stato di diritto è negato e chi produce morte lo può fare al riparo da conseguenze legali solo:

riducendo drasticamente l’uso delle fonti fossili e del gas e rifiutando che il paese venga trasformato in un Hub del gas

negando il consumo di suolo per progetti impattanti e nocivi e gestendo il ciclo dei rifiuti in maniera diversa sul lungo periodo (senza scorciatoie momentanee) con l’obiettivo di garantire la salute dei cittadini

– praticando con rigore e decisione l’alternativa di un modello energetico autogestito dal basso, in opposizione a quello centralizzato e spinto dal mercato

– abbandonando progetti di infrastrutture inutili e dannose e finanziando interventi dai quali potremo trarre benefici immediati (messa in sicurezza idrogeologica e sismica dei territori , bonifiche, riconversione energetica, educazione e ricerca ambientali)

E’ urgente garantire il diritto all’acqua pubblica, una nuova Strategia Energetica Nazionale riscritta senza interessi delle lobbies, la messa a soluzione delle scorie nucleari, la riduzione delle spese militari, il disarmo nucleare.

I nostri territori, già inquinati da discariche fuori controllo, inceneritori e progetti inutili, sono oltremodo distrutti da monoculture e pesticidi che determinano desertificazione e minano la possibilità di una sempre maggiore autodeterminazione alimentare.

E’ necessario che le risorse pubbliche vengano destinate ad una buona sanità, alla creazione di servizi adeguati, al sostegno di una scuola pubblica e di università libere e sganciate dai modelli aziendalisti, ad un sistema pensionistico decoroso, ad una corretta politica sull’abitare e di inclusione della popolazione migrante con pari diritti e dignità.

Appuntamenti verso il 23 marzo

8 marzo: Non una di Meno – Sciopero Globale Transfemminista

15 marzo: Global Climate Strike

22 marzo: Roma. Giornata su alimentazione agroecologia a cura di Genuino Clandestino

Siamo ancora in tempo per bloccare le grandi opere inutili

Siamo ancora in tempo per contrastare il cambiamento climatico

Siamo ancora in tempo per decidere NOI il nostro futuro!


Dopo la partecipata assemblea di sabato 2 febbraio scorso si deve ora dare seguito a quanto deciso.

- Va inviata alla mail fausto.amorino@gmail.com via mail la sottoscrizione formale dell’appello (si ricorda in particolare che per i non residenti a Bergamo solo chi lo sottoscriverà, sarà abilitato alle fasi decisionali delle prossime assemblee).

- Va data la propria eventuale disponibilità per la prossima fase di costruzione del programma, attraverso tre gruppi di lavoro tematici specifici accorpando i 10 punti presenti nella parte finale dell’appello.

- Va data la propria eventuale disponibilità per costituire un gruppo di lavoro organizzativo, che prepari e faciliti le prossime fasi decisionali dell’assemblea.

Un primo incontro è stato fissato al Circolino della Malpensata mercoledì 13 febbraio prossimo alle ore 20,30.

Di seguito il testo dell’appello - discusso e votato nell’assemblea del 2 febbraio - che va sottoscritto da tutti prima possibile, assolutamente e non oltre mercoledi 13 febbraio.

IN COMUNE - PER UN’ALTRA BERGAMO- appello

Siamo cittadine e cittadini preoccupati per il futuro della nostra società e della nostra città, ci anima una grande passione civile e sociale, e siamo impegnati e responsabilmente attivi nella vita sociale cittadina in comitati, associazioni, gruppi, movimenti, crediamo nella politica come strumento di servizio a tutta la comunità.

Siamo convinti che ci sia uno spazio sociale politico programmatico, per dare voce, a chi in primo luogo vuole contrastare l’attacco politico di stampo populista neofascista razzista e xenofobo, espresso dalla Lega e dalle destre, a chi è deluso della svendita del movimento cinque stelle rispetto ai temi e obiettivi originari, a chi non si riconosce nell’ambivalenza delle alleanze politiche del PD,  nelle politiche, economiche e urbanistiche dell’ambiente e della mobilità della attuale maggioranza cittadina. Pur riconoscendole alcuni interventi positivi (politiche sociali, diritti individuali, integrazione dei migranti), è stata troppo condizionata da interessi di importanti gruppi imprenditoriali che hanno definito priorità, progetti e direttrici per un orizzonte di sviluppo economico speculativo, incompatibile con l’ambiente, che svende il patrimonio pubblico, che ha negato nei fatti le forme di partecipazione democratica come nel caso emblematico del parcheggio alla Fara dentro le mura veneziane.

Le prossime elezioni amministrative cittadine sono quindi un’occasione importante, sebbene parziale non esclusiva né esaustiva, utile per mettere a frutto e collegare tra loro esigenze di quartiere, emergenze sottovalutate, battaglie ambientali, conflitti sociali, problematiche non soddisfatte, misurando così il consenso su un progetto di città innovativo con un programma credibile, alternativo a quelli in campo, saldamente legato a valori e principi di uguaglianza, estensione dei diritti, valorizzazione delle diversità, difesa dei più deboli, protezione dell’ambiente, qualità della vita, in particolare dei nostri quartieri.

Non dobbiamo lasciare un vuoto politico, bisogna dare un volto e far vivere, anche in questa competizione, la sfida di un progetto civico ambizioso che accolga anche i molti delusi, in attesa, pronti ad astenersi, a vivere da spettatori, a turarsi il naso o a scegliere il meno peggio. Cerchiamo l’unità tra chi oggi non si sente rappresentato, tra le componenti civiche, i soggetti associativi, i comitati, le singole persone, e le forze politiche che si richiamano ai valori comuni e discriminanti dell’antifascismo e dell’antiliberismo, per non disperdere il consenso significativo registrato in città alle ultime elezioni politiche.

Gli sbarramenti elettorali fuori dalle coalizioni comportano oggi una oggettiva difficoltà a dare rappresentanza istituzionale, dobbiamo quindi cercare di fare meglio del passato, saperci unire e aggregare in una situazione politica esterna che nel frattempo è mutata profondamente.

Si tratta quindi di operare in controtendenza, in una città dove nel frattempo la domanda di partecipazione dei cittadini è stata svilita, rispondendo insieme con un nuovo protagonismo, nei tempi stretti che ci restano, per riavviare un percorso democratico, partecipato, aperto e inclusivo.

Un percorso assembleare dove ognuno conti, dove si applichi il criterio della massima democraticità e della parità secondo il principio “una testa un voto” dei residenti e non che aderiranno a questo appello, e nel quale, in modo non precostituito, si declini un programma, con una lista e un candidato sindaco, che possa dare continuità alla rappresentanza nelle istituzioni locali e in ogni caso possa essere punto di partenza per sviluppare anche dopo la scadenza elettorale, una critica radicale e concreta allo stato di cose presenti e strumento a sostegno delle lotte e dei conflitti.

Denominatore comune, deve essere in primo luogo la condivisione e il giudizio di merito sui contenuti, un programma che si possa arricchire nel confronto, ma che deve essere discriminante su una serie di problematiche, dove in questi anni ci sono stati molti elementi di regressione, quali ad esempio:

- Processi trasparenti di coinvolgimento e partecipazione attiva dei cittadini

- Direzione e interesse pubblico delle trasformazioni urbanistiche e di rigenerazione urbana

- Difesa tutela e valorizzazione dei beni e del patrimonio comune

- Sistema integrato e innovativo di mobilità dolce

- Fermare e ridurre la crescita dell’aeroporto rendendolo compatibile con il territorio e chi lo abita

- Incremento delle potenzialità abitative del patrimonio pubblico e privato

- Politiche solidali di accoglienza e inclusione delle migrazioni

- Consolidamento ed estensione dei diritti civili e sociali

- Salvaguardia dell’ambiente, del territorio, del suolo non edificato, della qualità della vita

- Riequilibrio e riqualificazione sociale e urbanistica con al centro le periferie

***


* Sabato 2 febbraio, dalle ore 14.30 presso Aditorium “Gramsci” in Via Furietti 21 (Bergamo - Melpensata)

Dopo l’assemblea di sabato 26 gennaio, per riprendere la discussione e permettere le votazioni con una presenza significativa, e con una maggiore consapevolezza dei punti più controversi, si invita chi vuole proporre modifiche, di formulare per scritto entro giovedì sera (in modo di far avere a tutti venerdì):

- le integrazioni o le sostituzioni al testo dell’appello;

- le regole minime per il processo di partecipazione e in particolare sulla platea decisionale

- proposte di accorpamento e nominativi per interessi e competenze, per l’organizzazione dei tre principali gruppi di lavoro tematici, finalizzati all’elaborazione dei dieci contenuti programmatici

LA 2° ASSEMBLEA PUBBLICA CITTADINA

IN COMUNE - PER UN’ALTRA BERGAMO

è convocata per sabato 2 febbraio 2019 dalle ore 14,30

Presso l’auditorium Gramsci di via Furietti 21 a Bergamo

IL TESTO DELL’APPELLO

Per info e comunicazioni: tel. 3409793588


(08.02.19) GRUMELLO DEL MONTE. SERATA DEDICATA A KARL MARX (1818-1883) A 200 (+ uno) ANNI DALLA NASCITA

* Venerdì 8 febbraio, dalle ore 19.15, presso Circolo Arci di Grumello del Monte, Via Roma 51

Programma

Ore 19.15: AperiCena con buffet preparato dalle compagne e dai compagni

Ore 20.30: Incontro con DINO GRECO su “Marx oltre i luoghi comuni” a 200 anni l’attualità del pensiero di Marx

Ore 21.45: “Il giovane Marx”, film di Raoul Peck (2017)

A cura di Unione Inquilini-Sportelli sociali di Valcavallina e Valcalepio, Circoli di Rifondazione Comunista della Valcavallina e della Valcalepio. Per comuicazioni: tel. 3338737525 (claudio)

Volantino - evento facebook


(30.01.19) DALMINE. AUTOSTRADA? NO, GRAZIE! LE NOSTRE PROPOSTE PER UNA MOBILITA’ SOSTENIBILE

* Assemblea pubblica, mercoledì 30 gennaio 2019, ore 20,45, Sala Civica di Via N. Betelli 21, Dalmine

Riceviamo da “Dalmine Bene Comune.

Care amiche e cari amici,

ricordiamo il nostro prossimo, importante, appuntamento sul territorio. Mercoledì 30 gennaio vi invitiamo a partecipare all’assemblea pubblica “Autostrada? No, grazie!”. Nel corso dell’incontro motiveremo le ragioni della nostra profonda contrarietà al progetto di autostrada Bergamo-Treviglio (ex IPB), tornato di recente agli onori delle cronache locali.

Nei mesi scorsi, infatti, l’ex sindaco leghista di Dalmine, ora assessore alle infrastrutture e ai trasporti in Regione Lombardia, Claudia Terzi ha ribadito il proprio appoggio al progetto della Bergamo-Treviglio. Pochi giorni fa il presidente della provincia Gafforelli si è detto favorevole all’opera. Mercoledì sera ricorderemo perchè ci opponiamo, da anni, a questa grande opera inutile che favorisce solo gli affaristi, consuma terreni agricoli produttivi e provoca l’ennesimo danno ambientale sul nostro territorio (il tratto iniziale dell’infrastruttura, secondo il progetto, passerà per le aree agricole della frazione di Sabbio).

Nel corso della serata illustreremo anche le nostre proposte per una mobilità sostenibile, per le quali ci batteremo nei prossimi mesi in vista delle elezioni comunali: car sharing elettrico per collegare Dalmine alla stazione di Verdello; sostegno ai progetti per la costruzione di tram leggeri da e per Bergamo; adesione al modello Copenaghen; potenziamento del trasporto pubblico locale verso gli ospedali di Bergamo e Zingonia.

Mercoledì 30 gennaio, ore 20.45, sala civica di viale Betelli 21, Dalmine (BG). Assemblea: autostrada? No, grazie!
Ne parliamo con:

- NICOLA CREMASCHI, presidente Legambiente Bergamo.
- FABIO INVERNICI, comitato Cambiamola.
- FRANCESCO MACARIO, ex assessore all’edilizia privata del Comune di Bergamo.

Vi aspettiamo numerosi!

Dalmine Bene Comune

lista civica del territorio

Volantino: fronte - retro


(31.01.19) BERGAMO. MENTRE IL COMUNE QUALIFICA LA CITTA’ PER ATTRARRE TURISMO DI LUSSO, GLI INQUILINI DELLE CASE POPOLARI VIVONO IN POVERTA’ E IN QUARTIERI “GHETTO”

* Assemblea degli inquilini, giovedì 31 gennaio, ore 17.30, presso il Centro Diurno per Anziani, in Via Rovelli 27, Clementina-Bergamo

Aler e Comune di Bergamo si comportano, nei confronti degli inquilini delle case popolari, sempre più spesso come “padroni di casa”. Riscuotono affitto e le spese condominiali, facendo pagare sempre di più, ma caseggiati sono lasciati senza manutenzione. Inoltre i Servizi sociali del Comune mettono a disposizione sempre meno risorse per sostenere le famiglie che non ce la fanno più a pagare, che accumulano debiti, che rischiano gli sfratti.

I quartieri, dove sorgono le case popolari, come quello della Clementina, sono sempre più degradati dal punto di vista urbanistico e delle relazioni sociali.

L’Amministrazione comunale è concentrata su altro: una riqualificazione urbanistica, in cui si prevedono investimenti di milioni di euro per assecondare gli interessi dei grandi imprenditori dell’edilizia e del commercio.

Approfittando dell’allargamento dell’aeroporto di Orio al Serio, si tenta di attrarre turismo facendo diventare città Alta e il centro “piacentiniano” aree per il consumo di massa e lusso.

Gli inquilini delle case popolari chiedono invece che i soldi vengano investiti per far vivere meglio le centinaia di famiglie già pesantemente colpite dalla crisi economica. Chiediamo manutenzione straordinaria dei caseggiati (sistemazione alloggi vuoti, sostituzione caldaie e serramenti, abbattimento barriere architettoniche), riduzione dei bollettini di pagamento (affitti e spese condominiali), sostegno al reddito e all’affitto.

Per tutti questi motivi gli attivisti di Unione Inquilini organizzano una assemblea, giovedì 31 gennaio, ore 17.30, presso il Centro Diurno per Anziani, in Via Rovelli 27 a Bergamo. Durante l’assemblea programmeremo un incontro con il Presidente di Aler e l’Assessore del comune di Bergamo per portare le richieste degli inquilini delle case popolari.

Diritto alla casa, le nostre precedenti info: qui


(26.01.19) BERGAMO. ASSEMBLEA CITTADINA “IN COMUNE-PER UN’ALTRA BERGAMO”

* Considerata la concomitanza e la rilevante importanza del presidio “Ora e sempre resistenza” organizzato dall’ANPI e dal Comitato Antifascista, per le ore 15.00 di sabato 26 gennaio davanti al Comune di Bergamo in Piazza Matteotti, al fine di garantire la massima partecipazione di tutti gli interessati;

l’ASSEMBLEA PUBBLICA CITTADINA

IN COMUNE – PER UN’ALTRA BERGAMO

Prevista per Sabato 26 gennaio 2019

Presso l’auditorium Gramsci di Via Furietti 21 a Bergamo

Inizierà alle ore 17,00

ODG:

- Discussione, approvazione, sottoscrizione e adesione all’appello

- Regole minime di gestione del processo assembleare di partecipazione e decisione

- Organizzazione dei gruppi di lavoro tematici per interessi e competenze, finalizzati all’elaborazione dei contenuti programmatici

IN COMUNE - PER UN’ALTRA BERGAM: TESTO DELL’APPELLO

Siamo cittadine e cittadini preoccupati per il futuro della nostra società e della nostra città, ci anima una grande passione civile e sociale, impegnati responsabilmente e attivi nella vita sociale cittadina in comitati, associazioni, gruppi, movimenti, crediamo nella politica come strumento di servizio a tutta la comunità.
Siamo convinti che ci sia uno spazio sociale politico programmatico, per dare opportunità a chi in primo luogo vuole contrastare l’attacco politico di stampo populista fascista e razzista espresso dalla Lega e dalle destre, è deluso della svendita del movimento cinque stelle rispetto ai temi e obiettivi originari, ma anche a chi non si riconosce nelle politiche, economiche e urbanistiche dell’ambiente e della mobilità della attuale maggioranza cittadina, che al netto di alcune positive politiche sociali, diritti individuali, integrazione dei migranti, è stata troppo condizionata da interessi di importanti gruppi imprenditoriali che hanno definito priorità, progetti e direttrici per un orizzonte di sviluppo economico e sociale incompatibile con l’ambiente, che svende e svalorizza il patrimonio pubblico, che ha negato nei fatti le forme di partecipazione democratica come nel caso emblematico del parcheggio dentro le mura.
Le prossime elezioni amministrative cittadine sono quindi un’occasione importante anche se parziale non esclusiva né esaustiva, ma che possono essere utili, per mettere a frutto e collegare in rete esigenze di quartiere, emergenze sottovalutate, battaglie ambientali, conflitti sociali, problematiche non soddisfatte, e misurare il consenso su un progetto di città innovativo e con un programma credibile alternativo a quelli in campo, saldamente legato a valori e principi di uguaglianza, estensione dei diritti, valorizzazione delle diversità, difesa dei più deboli, protezione dell’ambiente, qualità della vita dei nostri quartieri.
Non possiamo lasciare un vuoto politico, ora bisogna dare un volto e far vivere anche in questa competizione, la sfida di un progetto ambizioso civico e di sinistra, che risponda anche ai molti delusi, in attesa, pronti ad astenersi a vivere da spettatori e a turarsi il naso o a scegliere il meno peggio, questo vuoto va riempito cercando l’unità tra chi oggi non si sente rappresentato, le componenti civiche, i soggetti associativi, i comitati, le singole persone, e le forze politiche che si richiamano a valori comuni e discriminanti minimi dell’antifascismo e dell’antiliberismo, per non disperdere il consenso significativo registrato in città alle ultime elezioni politiche.
Gli sbarramenti elettorali fuori dalle coalizioni comportano oggi una oggettiva difficoltà a dare rappresentanza istituzionale, dobbiamo quindi cercare di fare meglio del passato, sapersi unire e aggregare in una situazione politica esterna che nel frattempo è mutata profondamente.
Si tratta quindi di operare in controtendenza, in una città dove nel frattempo la domanda di partecipazione dei cittadini è stata svilita, rispondendo insieme con un nuovo protagonismo, nei tempi stretti che ci restano, per riavviare un percorso democratico, partecipato, aperto e accogliente, inclusivo, dove tutti si trovino bene.
Un percorso assembleare dove ognuno conti, dove si applichi il criterio della massima democraticità e della parità secondo il principio “una testa un voto” e che in modo non precostituito, declini un programma, costruisca una lista, promuova un candidato sindaco che possa dare continuità alla rappresentanza nelle istituzioni locali e in ogni caso possa essere punto di partenza per sviluppare anche dopo la scadenza elettorale, una critica radicale e un’azione concreta allo stato di cose presenti e strumento a sostegno delle lotte e dei conflitti.
Denominatore comune, deve essere in primo luogo la condivisione e il giudizio di merito sui contenuti, un programma che si possa arricchire nel confronto, ma che deve essere discriminante su una serie di problematiche dove in questi anni ci sono stati molti elementi di regressione, quali ad esempio:
* Processi trasparenti di coinvolgimento e partecipazione attiva dei cittadini
* Direzione e interesse pubblico delle trasformazioni urbanistiche e di rigenerazione urbana
* Difesa tutela e valorizzazione dei beni e del patrimonio comune
* Sistema integrato e innovativo di mobilità dolce
* Compatibilità dello sviluppo dell’aeroporto con il territorio e chi lo abita
* Incremento delle potenzialità abitative del patrimonio pubblico e privato
* Politiche solidali di accoglienza e inclusione delle migrazioni
* Consolidamento ed estensione dei diritti civili e sociali
* Salvaguardia dell’ambiente, del territorio, del suolo non edificato, della qualità della vita
* Riequilibrio e riqualificazione sociale e urbanistica con al centro le periferie.

Per info e comunicazioni: tel. 3409793588


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